Tenerife. Riflessioni su vari post polemici in Facebook

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Tenerife. Riflessioni su vari post polemici in Facebook

Vorrei condividere alcune riflessioni ai vari post polemici e contro polemici di questi giorni, su Facebook.

Non sono una veterana di Tenerife, sono approdata qui relativamente da poco tempo, esattamente il 23 giugno 2015, dopo due viaggi esplorativi, un anno e mezzo di preparazione, una casa affittata ben prima di arrivare, perché l’idea di arrivare qui senza un posto in cui stare non l’avevo nemmeno ventilata. Una casa poi acquistata con l’idea di mettere radici. Famiglia di 4 persone, cane e gatto. Una vita tranquilla in Italia, Torino; due lavori sicuri (io tempo indeterminato nel pubblico) e una gran voglia di dare uno scossone alla nostra vita, di scrollarsi di dosso l’apatia e il grigiore che sentivamo attorno. Tanta pianificazione prima… corsi di lingua, informazioni sulle scuole, consultazione di siti istituzionali, convalida dei titoli professionali.

Una gran botta il trasferimento. Esperienze, sensazioni, persone. Un vortice ed un susseguirsi di emozioni e adrenalina, sorrisi e lacrime;  momenti di «chi cavolo me l’ha fatto fare» e «ma perché non l’ho fatto prima», momenti in cui guardi i tuoi figli e tenti di capire se hai fatto la scelta giusta, ponendo l’attenzione a quello che interpreti nei loro volti quando sorridono e quando si intristiscono. Un cambio completo di quotidianità che ti invade anche l’anima.
E intanto vivi l’isola di Tenerife, le sue albe, i suoi tramonti, i colori.

Ti riempi dell’energia che senti appena sveglio e che ti accompagna fino a sera, il Teide che sembra non perderti d’occhio;  lo sguardo che inevitabilmente si  sofferma laddove oceano e cielo si incontrano. L’inaspettato verde del nord che si incastra tra le mille tonalità di cielo e mare. Inizi a conoscere e ad apprezzare questa terra la sua gente e le sue tradizioni. Inizi a far tuoi odori, sapori abitudini (o almeno cerchi). Inizi a vivere i mille contrasti; entusiasmi che si spengono e altri che si accendono. Persone che vanno e vengono, realtà sotterranee, espedienti per sopravvivere che ti fanno a volte sorridere e altre incazzare come una iena.
E ti chiedi quanto sei in grado di pensare in via definitiva ai 4000 km che ti separano dalla vita precedente ora, in quella che senti come la tua nuova casa. E gli entusiasmi, gli smarrimenti  dei componenti del tuo nucleo famigliare, momenti che possono anche rompere una famiglia, una felice e difficile gestione del quotidiano in tutta la sua complessità.

Se poi ti immergi nel mondo canario (ormai sono 8 mesi che faccio l’infermiera qui, al nord, lavorando esclusivamente con canari e per canari) impari ad amare ancora di più questo posto, ma inizi ad avvertire come assolutamente stridente la tua vita nel ghetto italico, in quel piccolo fazzoletto meta di molti italiani che pensano di trovare la risposta a tutti i loro problemi senza immaginare che magari se ne creeranno altri.

Dove molti vivono senza minimamente integrarsi, senza conoscere nulla di questa terra che ci ospita. Dove molti campano inventandosi modi di guadagnarsi la giornata cercando la fetta migliore da spartirsi come tanti topolini affamati. Perché poi, diciamocelo, al sud (los, las e limitrofi) si può vivere anche senza sapere lo spagnolo, sembra veramente di vivere in una colonia italiana. E molti sono felici di vivere così, di frequentare solo connazionali.

Fortunatamente non tutti, e questo ti consola, tra tanti fancazzisti, illusionari, perditempo, approfittatori, cavalcatori dell’onda dei trasferimenti, ci sono persone vere che si fanno il mazzo per vivere qua e godere di quanto di bello questo posto può regalare; persone belle, vere, sincere capaci di condividere con te sofferenze e sorrisi; persone che hanno preso batoste e si sono rialzate, persone sempre meno impegnate a far credere a quanto sia bello vivere cholas e playa tutto l’anno ma impegnate a vivere realisticamente la vita qui.

Ma cercare di scrollarsi di dosso questa sensazione di eterna vacanza, quella sensazione di fuori realtá che all’inizio ti inebriava e ora ti stufa é difficile. Alcuni contrasti alla lunga sono fastidiosi. Questa sensazione di instabilità e insicurezza che sembra pervadere tutto, compresi i rapporti umani, alla lunga può essere destabilizzante.

La scelta di non intraprendere le strade piú facili, quelle che qua prima o poi cavalcano in molti (altro che italiani gelosi dei nuovi arrivi ragazzi! Qui in moltissimi vi aspettano a braccia aperte!). Esperienza che ripeterei mille volte, nonostante tutti i suoi contrasti e i problemi (perché cacchio se ce ne sono, pure in una programmazione minuziosa, immagino chi viene allo sbaraglio).

A chi vuole venire dico di provare se veramente lo si vuole, ma con la consapevolezza che non sarà facile. Entusiasmante si, facile meno. Ma é la vita stessa a non essere facile quindi.
Come andrà nessuno può saperlo in anticipo, ma comunque andrà sarà un’esperienza.
Un mio umile consiglio, non fatelo per disperazione o per fame, fatelo per sete di vita.
La disperazione economica (che qui é dietro l’angolo) é meglio viverla nel proprio paese.
Continuo a pensare che se la necessità primaria é il lavoro, le Canarie non sono una scelta intelligente, anzi, alcune volte basterebbe spostarsi all’interno degli italici confini per trovare condizioni lavorative migliori. Ma anche questo non per tutti può essere vero, questo é il regno dei contrasti, del tutto e del contrario di tutto.

Ultimo consiglio… prendete in considerazione il nord, non puntate solo al sud… inteso come Los e Las.

Suerte Monica Cane

Ringraziamo Monica, per averci dato l’opportunità di pubblicare questo sua riflessione/sfogo. Codeste sue considerazioni, fanno riflettere e recepire esattamente, le varie situazioni che stiamo vivendo alle Canarie.

La Redazione

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