Tenerife: ed ora tocca ai giovani!

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Tenerife: ed ora tocca ai giovani! Mi chiamo Alice, ho 24 anni e sono sbarcata sull’isola di Tenerife da poco più di un anno.

Questa mattina esco per una passeggiata, prendo la bicicletta, aspetto che il semaforo sia verde, attraverso la strada: quanta gente che parla italiano! E in quanti mi somigliano: sono giovani come me e si vede lontano un chilometro che sono italiani, dai vestiti, dalla camminata, dall’accento e dalle conversazioni al telefono ad alta voce.

Passeggio e mi giungono all’orecchio toni di dialetti diversi, chi viene da Roma, chi da Bologna, Milano, Napoli…Tutti con dentro gli occhi una luce simile: perché siamo la gioventù italiana che prova a scappare, che è convinta che se non in Italia, da qualche parte c’e’senz’altro un posto per noi. Magari in piedi, ma c’è.

“Tenerife nueva vida” è lo slogan che portiamo con noi quando partiamo alla volta canaria.

Appena arrivati veniamo colpiti dall’oceano, che bello! Ci lascia a bocca aperta. Poi i delfini che si avvicinano alle barche, le balene, i pappagallini verdi in libertà che fanno i nidi sulle palme: e chi li aveva mai visti? Conosciamo per la prima volta l’eterna primavera, i febbrai tiepidi e i Natali freschi: alzi la mano chi non ha mai scattato la classica foto in spiaggia col cappello natalizio, postandola su Facebook e scatenando l’invidia degli amici rimasti in Italia sotto strati e strati di maglioni.

Passeggiando tra i turisti, riconosco altri connazionali, li osservo e mi rendo conto che è come se stessi guardando me stessa da fuori.

So che per tutti noi Tenerife sembrava il paradiso, e so anche che c’e’una realtà da riconoscere, sputiamo il rospo: questa isola è un posto reale, terreno, come quello da cui siamo partiti. Il lavoro forse c’era, ma è poco. Siamo un po’scoraggiati. E’ dura ammetterlo: abbiamo ricevuto poche chiamate, ci hanno chiesto il russo e il tedesco, l’auto, la patente o l’esperienza.

Noi parliamo solo l’italiano (con il russo e il tedesco forse un lavoro l’avremmo trovato tempo fa), a volte non abbiamo la patente, sicuramente non la macchina e forse neanche l’esperienza. La tentazione di arrendersi viene, è naturale.

Ma c’è ancora il sole; evitiamo di deprimerci, chiuderci in casa, intristirci. Il ritorno in Italia appare come un fallimento. Dobbiamo convincerci un po’a fatica che anche se dovessimo tornare non saremmo dei perdenti, torneremo più grandi e più arricchiti. Avevamo appena iniziato a rimboccarci le maniche, forse pensavamo che sarebbe stato facile, forse ci eravamo raccontati una storia che ci piaceva. La realtà è diversa, e non assomiglia ai nostri desideri.

Dobbiamo affrontare le difficoltà. Faccio questi pensieri facendomi strada tra i turisti suonando il campanello della mia bicicletta, ascolto qua e là frasi in uno spagnolo poco convincente. E penso che tra tutte le difficoltà noi dobbiamo iniziare proprio dalla lingua.

E’ facile farsi capire, in Spagna. Abbiamo studiato appena la grammatica spagnola, o magari non l’abbiamo studiata affatto, perché somiglia all’italiano. E’venuta l’ora di impararlo sul serio. Non si può rimandare all’infinito un po’di studio.

Oltretutto una perfetta padronanza della lingua serve a presentarsi con maggiore fiducia ad un colloquio di lavoro, e alla possibilità di essere presi pienamente sul serio. Serve a far si che non sembriamo agli occhi del nostro interlocutore il classico, ennesimo italiano che aggiunge le “s” a ogni parola.

Gli abitanti di Tenerife potranno anche sembrare eterni bagnanti, ma sull’isola ci sono centri culturali in ogni piccolo pueblo, e sono posti freschi e bellissimi. Ci sono biblioteche grandi e ben fornite, molto frequentate dai ragazzi del posto.

Quella di Los Cristianos è all’interno di un grandissimo Centro Cultural ed è aperta a tutti dalle 9.00 alle 21.00. Questo lato di Tenerife appare un po’ in secondo piano rispetto allo scintillio dell’oceano e alla vitalità del sole, ma scoprirne l’aria di innovazione e cultura può solo aprirci nuove porte. Possiamo imparare lo spagnolo iniziando con i libri delle scuole elementari (che si trovano a decine in queste biblioteche), fino ad arrivare a leggere romanzi in lingua.

E nulla ci impedisce di frequentare corsi di lingua tedesca e russa durante l’estate; o informarci presso la EOI (Escuela Official de Idiomas) per i corsi invernali – potremmo imparare perfino il cinese. Significa capire di non essere arrivati nell’isola utopica, dove non fa mai freddo e per lavorare si è accolti a braccia aperte, e imparare a conoscere la gente che ci ospita.

Iniziamo dall’umiltà di apprendere la loro lingua, facciamo la nostra parte per distruggere il luogo comune dell’italiano pigro, quello che si rivolge al negoziante spagnolo in italiano perché “tanto mi capisce”.

Esigiamo di più da noi stessi in primo luogo, e solo dopo iniziamo a pretendere da questa isola un lavoro. Incontriamoci e se serve scontriamoci con le cose diverse da quelle a cui siamo abituati, con quello che non conosciamo ancora. Possiamo provare a essere migliori.

Ne avremo senz’altro qualcosa in cambio, per quella legge di natura secondo la quale ad ogni azione ne corrisponde un’altra uguale e contraria: questo qualcosa sarà innanzitutto la possibilità di diventare quelle persone in gamba che l’Italia non ci ha fatto essere.

Si e’fatto tardi! La mia passeggiata finisce già, lego la bicicletta a un lampione e torno a casa.

Alice Trastulli

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