Dentro il Terremoto – eMail 30 maggio 2012

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Gent.ma signora Giacobbe, avrei voluto mandarle dei racconti buffi sulla vita con i nipotini ma in questi terribili giorni, mi viene solo da raccontare cosa si prova a stare dentro il terremoto.

 

Enrica mi dice: “Vieni qui da me, non stare in mezzo al pericolo”. Ma i legami che ho qui: figli, nipoti, amici e questa Emilia così cara… me lo impediscono. Devo stare qui con loro, fare coraggio, aiutare La saluto affettuosamente in attesa di tempi migliori.

Carla Maria Nironi – Lettrice affezionata e amica di Enrica Menozzi (L’Arte del Riciclo).

Nel numero precedente di ViviTenerife, avevo pubblicato una sua poesia dedicata ai suoi nipotini, ora, mi ha inviato questa sua testimonianza che voglio dividere con voi, perché non si giri pagina frettolosamente, come si stesse leggendo un giornale, Carla, come molte altre persone, stanno vivendo questo dramma e hanno bisogno di tutti noi.

DENTRO IL TERREMOTO

Sono le quattro di mattina. Qualcosa mi sveglia di soprassalto, ma non so di cosa si tratta. Mi ritrovo seduta sul letto con il cuore in gola. Poi …. un rombo come di esplosione e la casa che trema e dondola.

Sotto di me il letto ondeggia. Grido: “Il terremoto!!! Angelo il terremoto!!!” Nel frattempo si è svegliato anche Angelo un po’ frastornato. Corro in soggiorno e guardo il lampadario. Dondola vistosamente. Deve essere stata una bella botta.

Il primo pensiero che mi viene: i figli staranno bene? Poi mi ricordo che Lorella è andata a Rimini. Meno male, così non si spaventa. L’altra volta la sua casa era stata colpita molto.

Telefono a Vanni? Alzo la cornetta. Non c’è il segnale. Panico. Poi Angelo mi dice: “Dai che è già passato” Penso ‘Se mio figlio non mi ha telefonato vuol dire che sta bene. Niente nuove buone nuove’.

Comincio a girare per casa. Non è successo niente. Non vedo crepe o calcinacci. Mi tranquillizzo, torno a letto e dormo.

Il mattino presto prima ancora di andare in bagno accendo il televisore. Immagini terribili. Poi giorni e giorni di immagini di rovine e monumenti a terra.

Il municipio sventrato come se ci fosse scoppiata dentro una bomba. La torre dei modenesi a Finale che crolla poco a poco. Gli scaffali con le forme di parmigiano-reggiano rovinate a terra.

Le fabbriche cadute sulla testa degli operai nel turno di notte. Scossa dopo scossa, ogni ora una nuova. Oggi dicevano che le scosse sono più di 500.

L’Emilia si è sollevata di 15 centimetri. Dal ventre della terra esce un fiume di sabbia alluvionale che inonda i giardini e si riversa nelle cantine. Dopo otto giorni un’altra botta grossa. S

ono in piscina a fare acqua gym. L’insegnante sul bordo della vasca dice: “State calmi, c’è il terremoto”. Si siede a terra e ci teniamo tutte per mano.

L’acqua ondeggia paurosamente come il soffitto della piscina. Sembra finita. Usciamo di corsa, una doccia veloce e poi via a casa. Questa volta è stata 5.8. All’una mentre siamo a tavola un’altra. Dice che è di 5.1.

Non sarebbe grave ma le costruzioni emiliane sono sopra un terreno sabbioso alluvionale che si comporta come una vasca di gelatina. Basta poco per far dondolare tutto.

Ci avevano classificato a rischio terremoto bassissimo. Nei paesi già colpiti sta venendo giù tutto. Avevamo appena ripreso a darci da fare come siamo abituati noi emiliani. E adesso di nuovo a terra.

Mi viene da piangere. Cari paesi dell’Emilia, cara gente che non si arrende mai, sento nel mio cuore una grande pena.

Vorrei abbracciare uno per uno queste persone straordinarie che non piangono ma pensano già a come rimediare, come soccorrere, come aiutare. Anche se qualcuno a volte cede allo sconforto.

Mancava solo questo, oltre la crisi. C’è gente che vuol continuare a dormire in macchina vicino alla casa lesionata e inagibile; una casa costruita con tanti sacrifici, con dentro le cose più care di una vita intera.

Mi metto nei loro panni. Come faremo a risollevarci? Come sempre, con il nostro coraggio.

Poi decido di non lasciarmi andare alle emozioni, di fare qualcosa. Per fortuna ci sono sindaci e amministratori locali che non pensano solo alla loro sedia.

Vado in banca e verso una somma a favore della Regione Emilia-Romagna “a favore dei paesi colpiti dal terremoto”.

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