Istintivamente mi sento spinto a fare le correzioni… lettera al direttore

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Istintivamente mi sento spinto a fare le correzioni… lettera al direttore

Lettera al direttore e risposta dalla redazione

Gentile Sig.ra Antonina Giacobbe, mi scusi, ho bisogno di sfogarmi:

In Germania ho imparato la chimica, ma in Italia sono arrivato a finire il Ginnasio. Oltre al Greco antico, il latino, il francese, la storia e la geografia, ecc., ecc., ho imparato anche l’italiano – e come! Grazie a Dante Alighieri, a Giovanni Pascoli, Alessandro Manzoni, ecc.,ecc.! Tutto questo mi rende la vita difficile: Vado in giro per il mondo e trovo delle scritte in italiano redatte da degli stranieri che d’italiano sanno solo che c’è Berlusconi!

A Gran Canaria trovo un ristorante che si definisce “La Traviatta”, uno ad Adeje, Tenerife, che augura “Buon Apetitto!”, uno a Monaco di Baviera che ha in offerta sul menù: “Macarroni al denten”, a Toronto trovo un “cafè capachino”. Istintivamente mi sento spinto a fare le correzioni, è quasi un dovere!

Fino quando un sabato sono stato al mercato agricolo de Las Chafiras al sud di Tenerife. Lì mi salta agli occhi un cartello prezzi che dice “Zuchinni”. Siccome ne sono un cliente abituale, mi azzardo a far notare che c’è un errore: Zucchini: due c e una n! L’ortolana mi dice : “No! Guarda l’elenco per il pubblico! Noi ci teniamo a quello”. E lì infatti si legge:”Zuchinni-1 € al kg”.

Questo mi fa insospettire che ogni tanto un errore ci voglia, per natura. Non ci insegna la genetica che se lei fosse stata sempre perfetta, senz’alcun errore o variante, oggi noi non saremmo qui, ma al nostro posto ci sarebbe un piccolo quadrupede che si nutre di insetti e ci ha preceduto di alcuni milioni di anni? Ma si, va là, tira avanti. Il ginnasio è passato da tanto tempo, datti pace! Poco importa come parleremo un domani, forse ci comprenderemo ugualmente.

Antonio L.

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Gentile Signore,

accolgo con simpatia il suo sfogo. Se ha girato il mondo, e parla più di una lingua, saprà bene che nulla è più plasmabile della lingua stessa. Nel momento in cui ne fissiamo le regole, lei sguscia via, verso nuovi lidi. Pronta a farsi afferrare senza timori, da chi decide di farne l’uso che vuole, a volte incosciente, a volte ardito, quasi sempre creativo.  Ma è proprio l’arbitrio umano, ciò che all’inizio sembra irriverente, a determinarne l’evoluzione. Che ci piaccia o no, è sempre stato e sempre sarà così.

Anche l’italiano, o le varianti dialettali del nostro amato paese, non sfuggono a questi meccanismi: basti pensare all’ articiocco, o come nel Veneto chiamano  il nostro carciofo, o ai buonissimi “vincisgrassi”, ricetta marchigiana, e all’origine dei loro nomi.

D’altra parte, per quanto riguarda il cibo, la preparazione, la dedizione, la passione che contraddistingue gli italiani nella sua elaborazione, non può che rendere la nostra cucina la più popolare e quindi la più copiata al mondo. Nel bene e nel male. Ma non si disperi: alla fine, l’Unesco, ci da sempre ragione, dichiarando non solo i nostri monumenti, ma anche i nostri territori (si pensi alle Langhe) e persino la nostra pizza patrimonio dell’umanità. Non ci resta che emozionarci, felici di poter disporre sempre “dell’originale”.

Cordialmente, Antonina Giacobbe

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