Italiani a Tenerife: ciò che (troppo spesso) diciamo di noi

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The Italian flag on a suitcase for travel.

Italiani a Tenerife: ciò che (troppo spesso) diciamo di noi.

Vi invito a riflettere su una verità tutt’altro che assoluta, ma che troppo spesso viene percepita come assolutamente vera attraverso i discorsi di noi Italiani a Tenerife e attraverso i vari social.

Cominciamo col dire che se gli isolani non si esprimono benissimo sul nostro conto, noi riusciamo a fare peggio. Anzi: molto peggio.
Tre anni fa sbarcai a Tenerife con l’intenzione di trasferirmi – cosa che feci dopo un anno e mezzo di vai e torna – per valutare i pro e i contro. Parlando uno spagnolo da selvaggia (mangiare, bere, comprare, pagare, dov’è il bagno, grazie, prego, io Tarzan tu Jane…) e un inglese solo leggermente migliore, naturalmente mi confrontai con Italiani.
Ebbene, la maggior parte dei connazionali che incontrai allora mi parlarono del nostro popolo all’isola come di una specie di girone dantesco. Misto: il Girone degli Illusi e quello dei Furbi.

La comunità degli italiani a Tenerife mi venne dipinta a tinte fosche e così scoprii – da me, in due settimane di vacanza – un altro girone affollatissimo: quello degli Italiani che se ne dicono di tutti i colori.
A parte qualche persona veramente gentile e disposta ad ascoltarmi e a informarmi. tutti mi sconsigliarono vivamente, ad esempio, dal servirmi da Italiani per qualsiasi cosa (…ci rendiamo conto del danno che arrechiamo a tanti onesti lavoratori, generalizzando così?), mi informarono che come italiana avrei avuto doppia difficoltà a trovare una casa (vero, ma ci sono riuscita e me l’ha affittata un Canario) e di non aspettarmi aiuti dagli Italiani perché non c’era solidarietà fra loro (falso: mi è stato offerto aiuto più volte).

I più accalorati arrivarono ad essere inquietanti: “E dammi retta: frequenta il minor numero di Italiani possibile! Tenerife è divisa in gruppi e sottogruppi che si fanno la guerra. Nessuno di loro è affidabile: mirano tutti al loro orto. Se sei amica di uno, ricordati che sei automaticamente nemica di un altro. Donna avvisata, Tenerife è piccola…”.

Ci rimasi di stucco: ero a Corleone o a Los Cristianos?
Vi confesso che, sebbene non mi aspettassi che gli Italiani a Tenerife mi accogliessero con un comitato che cantava “Funicculìfunicculà” – mandolini alla mano – nemmeno mi aspettavo certe badilate in faccia inferte con il sorriso di chi pensa che sei solo un’ingenua in più che viene a Tenerife a sognare patate. Arrugadas, naturalmente.
A quel punto andai dritta sui social… e lì trovai il resto.

Gli Italiani più arroganti e irridenti? Naturalmente comunissimi ospiti all’isola: gente come me oggi, come voi magari ieri e come tutti coloro che arriveranno alle Canarie da qui all’eternità, solo convinti di avere più diritti di chiunque. Ospiti in una terra non loro, pareva l’avessero comprata, perché un conto è dire a qualcuno con gentilezza che Tenerife è satura e ha un alto tasso di disoccupazione – come sappiamo essere vero – un altro è trattare i propri connazionali che si affacciano per avere notizie come sgradite presenze. In casa d’altri a fare i buttafuori, il che è il colmo.

Lungi da me incoraggiare nell’illusione chi non ha i mezzi e le competenze per affrontare il salto “Italia-Tenerife”, e convinta tuttavia che dissuadere qualcuno non implichi ridergli in faccia, la domanda che mi pongo è questa: perché siamo così divisi anche se risiediamo all’isola? Perché siamo così indisposti ad essere un popolo, soprattutto in terra straniera? Quali vantaggi ci porta tutto questo?

Ci rema già contro “il peggio che fa notizia”, perché un Italiano ladro ha risalto in cronaca e migliaia di Italiani onesti sono invisibili, ma… anche per questo, è così intelligente aggiungere la nostra dose nazionale di malevolenza?
I sani cittadini sono un movimento silenzioso che rispetta le regole, non disturba, non discrimina e non sporca la società. Siamo migliaia e migliaia ad essere buoni cittadini… quindi perché questo strisciante, continuo discredito tra noi?

Un conto sono i rapporti personali che possono essere conflittuali, un altro è quando gli Italiani, popolo all’isola, parlano malissimo degli Italiani, popolo all’isola. Allora le nostre parole sono boomerang: se lo diciamo noi che siamo dei disonesti, ci mettiamo il sigillo e la firma e ci rendiamo invisi. È una follia, una umiliante autorete, oltre che una grande ingiustizia verso le brave persone.

Insomma: lo sapevano gli uomini primitivi che la comunità era protezione. Lo dice la Storia che l’unione fa la forza e la disunione è causa di fragilità e perdita di identità. La nostra bandiera nazionale accoglie sotto di sé geni, stolti, santi, criminali, gente ottima e la peggio feccia, luminari e zucche vuote, gran lavoratori e pigri… poi però ognuno di noi ha tra le mani la sua propria etica, e non ci sono scuse: noi siamo le persone (e gli Italiani) che vogliamo essere. Siamo ciò che sappiamo, ciò che sappiamo fare, ciò che diciamo, il buono e il bello che portiamo nella vita degli altri, il nostro senso della giustizia e la nostra empatia.

El mundo cambia con tu ejemplo, no con tu opinion”, ha scritto Paulo Coelho. È una grande verità.

Cinzia Panzettini

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