L’EMIGRAZIONE CANARIA

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logo-vivitenerifeI canari, proprio come noi italiani, sono popolo emigrante. E’ ormai risaputo che il legame storico tra le Isole Canarie e paesi latinoamericani come Cuba o Venezuela, è fortissimo.

 

Questi paesi sono stati segnati da una massiccia immigrazione canaria attraverso i secoli (verso Cuba fin dalla prima colonizzazione spagnola dell’isola caraibica), con picchi nelle decadi del secolo scorso di maggior recessione economica europea, e/o per fuggire dai conflitti bellici.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}Il fenomeno, dai primi anni ’90, subì un’inversione di tendenza, quando alle Canarie si cominciò ad accogliere il ritorno di questi isolani e dei loro discendenti.

Non è raro, infatti, parlare con venezuelani, per scoprire poi che sono di origine canaria. Anche la variante linguistica canaria è intuibilmente a metà strada tra la Spagna e l’America Latina, in un turbinio affascinante di contro ritorni fonetici e semantici, dove certe incongruenze altro non sono che reciproca contaminazione linguistica tra il vecchio e il nuovo continente, alla faccia di ogni purismo.

In questo momento, il flusso migratorio sembra essersi nuovamente invertito e quindi dalla Spagna sono riprese le emigrazioni verso il Sudamerica, territorio sconfinato, di governi instabili e grandi, immense risorse.

Ma l’emigrazione canaria si spinse ben oltre i confini del Venezuela, generando la fondazione di importanti città nel resto del subcontinente. Nel 1726, un gruppo di circa 20 famiglie canarie, a cui se ne aggiunsero altre, provenienti da Buenos Aires, fondava Montevideo, capitale dell’Uruguay.

Ancor prima, un gesuita originario de La Laguna, a metà del secolo XVI, si stabiliva nel territorio dei Tupì, fondando l’odierna San Paolo, in Brasile. Mentre la fondazione di Montevideo si deve più a strategie colonialistiche della corona spagnola, che cercava di porre freno all’espansionismo dei portoghesi nella zona del Rio de la Plata, la fondazione di San Paolo nasce dall’impegno personale del padre gesuita Josè de Anchieta, che venne accolto da tale Manuel Nóbrega, futuro co-fondatore della città, che lo accolse assieme alla popolazione dei Piratininga.

Seguendo il percorso dei canari in Uruguay, si osserva come questi si dedicarono soprattutto all’agricoltura e di fatto, ancora oggi, in alcune zone del paese, gli agricoltori, o coloro che vivono nelle zone agricole del sud, vengono chiamati “canarios”.

In Brasile, il ricordo di Anchieta viene tenuto vivo nei libri di storia, dove viene citato come uno dei fondatori della patria. Le sue spoglie riposano in quello che viene considerato monumento nazionale, il Pateo do Collegio, nel centro storico della città di San Paolo.

F.P.

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