L’inversione del soggetto passivo

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ViviTenerife –
Che cos’è l’inversione del soggetto passivo?
Giovanni Comoli – Direi, prima di tutto, di spiegare che cos’è il soggetto passivo.

 

D’accordo! Dica pure!
È un termine fiscale e viene usato per definire qualsiasi ente, persona fisica o giuridica obbligati, in base alle Leggi fiscali di competenza territoriale, a pagare delle imposte. Per esempio, è soggetto passivo il compratore di una casa che deve versare al Paese dove si trova l’immobile, la tassa per la voltura della titolarità.

Mi sembra chiaro. L’inversione, invece, cos’è?
Quando una ditta europea vende un prodotto a un’azienda situata in un altro Paese dell’Europa, emette fattura senza IVA. L’azienda acquirente, nei confronti del proprio Stato, deve calcolare, versare ed, eventualmente, dedurre, l’IVA nella misura stabilita dal suo Paese. La ditta che emette la fattura è di norma il soggetto passivo, però in casi come questi, avviene l’inversione dell’obbligo fiscale. Sará la seconda ad averlo e non più la prima che ha emesso fattura esente.

Ho capito! Perchè funziona così?
Per ottemperare al concetto base dell’IVA che deve essere pagata dal consumatore finale, ovviamente nella misura stabilita dal suo Paese. Questo armonizza la concorrenza fra le imprese. Immagini che difficoltà avrebbe una ditta ungherese per vendere a un consumatore del Lussemburgo: nel primo Paese vige l’aliquota del 27%, nel secondo del 15%.

D’accordo! Però perchè questo mese vuole toccare questo argomento?
Perchè in Europa è in atto una vera e propria rivoluzione ai fini IVA.

Ah, sí? Che sta succedendo?
Vede, quello che le ho spiegato più sopra vale solo per le merci. I servizi sono soggetti ad IVA nel Paese in cui si producono. Molti servizi, fra cui principalmente quelli venduti per Internet, vengono però usati e goduti nei Paesi di destinazione. Le grandi società fissano quindi la loro sede in Stati con aliquote di Iva bassa per fare la concorrenza alle imprese più piccole nel Paese di consumo. Cioè si installano in Lussemburgo, per vendere a clienti ungheresi.
Per servizi venduti in Internet lei intende lo scarico di programmi e l’alloggiamento di pagine web o anche la pubblicità?
Tutte queste voci ed altre, come ad esempio l’assistenza tecnica remota, la creazione di loghi e pagine web, l’adesione a forum o club di contatti.

Quale sarebbe il cambio di cui parla?
Dal primo di Gennaio si considereranno i servizi come le merci, cioè l’IVA si pagherà dove vengono consumati. Le ditte che li vendono ad aziende situate in altri Paesi Europei dovranno quindi emettere fatture esenti e la ditta che li compra diverrà il soggetto passivo invertito.

Questo è vantaggioso per le ditte nelle Canarie!
Certo e per due motivi: fino ad oggi compravamo in Internet da imprese europee servizi gravati da IVA con una media del 20%, fra l’altro neppure detraibile. Oggi pagheremo invece l’IGIC nella misura del 7%, potendo anche detrarla quando previsto. Nelle vendite, invece, potremo emettere fatture esenti da IGIC, diventando, quindi, più competitivi.

Per i privati, invece?
La ditta europea che vende a privati di un altro Paese, dovrà preoccuparsi di verificare l’aliquota IVA di quello Stato, incassarla dal cliente e versarla per mezzo di un apposito modulo fiscale.

Quindi anche per gli abitanti nelle Canarie ci sará un vantaggio: pagheranno l’IGIC che è solo del 7%!
Purtroppo non possiamo essere così fiduciosi. Visto che l’applicazione dell’IVA la fará la ditta venditrice, presumo che non si prenderano la briga di verificare che chi vive in quest’arcipelago dovrebbe pagare l’IGIC. Probabilmente applicheranno l’IVA spagnola che è del 18%. Questo, per lo meno, è quello che teme il Gobierno de Canarias.

Il consumatore non può reclamare?
Se reclama succederá quello che è successo con le merci. Quì esiste la dogana. Quando compriamo merci dall’Europa, dobbiamo pagare, non solo l’IGIC per l’importazione, ma anche il servizio di sdoganamento che, spesso, costa più della merce. Le lamentele dei Canari hanno provocato, come risultato, che le grandi imprese di Internet, rinunciassero al nostro, tutto sommato, piccolo mercato. Non vendono più alle Canarie.

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