La famosa frase… “Dì che ti mando io”

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La famosa frase… “Dì che ti mando io” Mi è toccato il foglio numero tre. Mi sono toccati gli anni 1946 e 1947 dell’elenco dei caduti per mano mafiosa che, nella serata a La Laguna del 21 Marzo scorso, voluta dalla Asociación “Legalidad Democrática sin Fronteras”, è stato letto da tutti i presenti. Le nostre voci hanno chiamato con il loro nome e il loro cognome uomini e donne che hanno pagato con la vita il coraggio di non piegarsi al ricatto, di non fingere di non vedere e non sapere, di prendere una posizione, di denunciare, di testimoniare.

I nomi letti sono stati circa mille e ho pensato che l’85% di quei nomi apparteneva a persone a me totalmente sconosciute. Persone “qualunque”, senza risalto in cronaca, che hanno pagato con la vita fronteggiando un mostro collettivo. E quelli letti erano i nomi dei caduti certi, quando è facile intuire di quante sparizioni silenziose non si sappia nulla. Alla fine della lettura un lunghissimo applauso ha unito noi presenti, tutti in piedi e commossi, per onorare la memoria e il valore. Per dire grazie.

Ho pensato che una società che ha bisogno di eroi sia una società sbagliata e ascoltando i bravi relatori ribadire quanto la percezione dei fenomeni mafiosi nella popolazione sia bassissima, mi sono resa conto di come siano subdole e abilmente mascherate certe infiltrazioni. Nessun luogo al mondo (nel quale si macinino capitali e interessi, soprattutto) è al riparo da dinamiche malavitose.
Le mafie mirano ad annientare i migliori, gli onesti, i coraggiosi.

Per poter vivere hanno bisogno non solo di connivenze abili, occulte e insospettabili, ma della maggior disattenzione sociale possibile. Perché agire poi con l’intimidazione, la paura e il delitto è un segnale di fragilità che apre falle nei loro sistemi, quindi meglio che tutto appaia pulito, che tutto sembri assolutamente lecito. Meglio che tutto quanto sia alla luce del sole risulti “normale”.

Quante ottime persone nel mondo lavorano onestamente per organizzazioni e imprese che non sospettano minimamente siano finanziate dalle mafie? Probabilmente milioni e questa è una realtà che mette i brividi e denuncia la pericolosità di un fenomeno che ci rende corresponsabili a nostra insaputa. Tutti abbiamo bisogno di capire per poter alzare gli scudi, non solo i Governi, le Forze dell’Ordine e men che mai un cittadino isolato.

Sono rincasata pensando quanto sarebbe importante che le nuove generazioni venissero educate alla Legalità. In un mondo che perde ogni suo valore di riferimento mettendo ormai denaro, potere e apparenza (esattamente i terreni di coltura delle mafie) là dove al primo posto dovrebbe esserci la libertà, la dignità e la difesa dell’essere umano, educare alla Legalità sin dall’infanzia mi sembra urgentissimo.

Non so se alla Isole Canarie si insegni a scuola una materia che coloro che appartengono alla mia generazione studiarono in Italia da ragazzini. Si chiamava “Educazione civica”. Esiste ancora? E se no, che cosa la sostituisce?

Dovrebbe essere spiegato sin dalla più tenera età ai bambini che le strade dritte e rapide raramente sono oneste. E che l’onesta e il rispetto delle Leggi sono un’occasione individuale e collettiva imperdibile, perché senza non si costruisce alcun futuro: lo si inquina e lo si uccide, invece.

Dovrebbero sapere i giovanissimi che l’unica catena umana alla quale vale la pena di appartenere è quella che difende il mondo e l’umanità, perché è la sola che porti vantaggi a tutti, non sempre ai soliti noti, o peggio ignoti.
“Non fare ad altri ciò che non vuoi ti sia fatto” non è solo un capolavoro di sintesi della condotta sociale auspicabile. Se vogliamo leggere questo principio sacrosanto in un’ottica più materiale (quella che oggi impazza…) semplicemente “conviene” a tutti. Spieghiamolo ai bambini e ai ragazzi, perché una coscienza collettiva io credo si debba costruire. Col tempo, con la cultura, con l’esempio.

Io me lo auguro, ma non accadrà certamente legittimando distrattamente modus vivendi che sembrano innocui, ma che sono l’ultima propaggine della più profonda corruzione sociale. A partire da quell’abusato, stonato e utilizzato ormai con orgoglio dai più: “Dì che ti mando io”.
Un ringraziamento sentito, da cittadina del mondo, a la
Asociación “Legalidad Democrática sin Fronteras” di Tenerife.

Cinzia Panzettini

© Riproduzione riservata

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