La lotta all’evasione

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La lotta all’evasione

VT: Perchè mi vuole rovinare l’arrivo della primavera con questo tema?

Giovanni Comoli: Perchè è necessario! Nell’ultimo periodo, molti dei nostri clienti ci hanno contattato preoccupati perchè hanno ricevuto notifiche e avvisi di accertamenti fiscali.

VT: Mi scusi, ma prima il fisco spagnolo non faceva accertamenti?

GC: Certo che li faceva! Quello che però è cambiata è la quantità.

VT: Nel senso che arrivano molte più notifiche?

GC: Direi che, con la riforma fiscale del 2015, c’è stata una svolta. Il fisco spagnolo ha annunciato un inasprimento alla lotta all’evasione e da allora abbiamo osservato un aumento progressivo ed esponenziale del numero di cartelle esattoriali emesse.

VT: Ritiene quindi che sia cambiata la volontà politica di colpire l’evasione?

GC: Beh, la lotta all’evasione si è inasprita, da una parte, per decisioni politiche della Comunità Europea che spinge affinchè gli Stati membri offrano condizioni fiscali similari al fine di evitare che i cittadini vadano alla ricerca del Paese più “vantaggioso”; dall’altra perchè anche la Spagna ha raggiunto un elevato indebitamento pubblico e non può più permettersi di avere perdite dovute all’evasione.

VT: Come opera, quindi?

GC: Innanzitutto, grazie all’informatizzazione, con la condivisione delle banche dati in possesso dei vari Enti Pubblici oltre che con il coinvolgimento degli istituti bancari. Uno dei meccanismi che ha impedito il controllo e favorito l’evasione è sempre stato la frammentazione dei dati. Ad esempio, se l’Agenzia delle Entrate non può verificare i dati del Catasto, come può controllare che i proprietari di immobili ne paghino le imposte sul possesso?

VT: Ovviamente non può! Questo è cambiato, quindi?

GC: Certo ed è uno dei motivi per cui stanno arrivando migliaia di notifiche ai proprietari non residenti. L’agenzia delle Entrate spagnola comunica, tramite queste comunicazioni, che hanno intrecciato i propri dati con quelli del Catasto per controllare che tutti i proprietari non residenti presentino il modello 210. A chi non l’ha fatto, danno 10 giorni per regolarizzare la propria situazione, con sanzioni ridotte, prima che vengano emesse cartelle esattoriali di tipo esecutivo

VT: Quando usa questi termini mi spaventa… che significa “di tipo esecutivo”?

GC: Ha ragione! Semplicemente vuole dire che si esegue forzosamente l’incasso, cioè che si sequestra l’imposta direttamente dal conto corrente del contribuente, incrementata ovviamente dalle sanzioni. Per la prima volta, pochi giorni fa, abbiamo anche rilevato l’esistenza di una ipoteca legale su un immobile per il mancato pagamento di una imposta di ridotto valore da parte del proprietario.

VT: Stanno facendo sul serio, quindi?

GC: Sì! Purtroppo questo intreccio di dati sta provocando un altro problema ai contribuenti non residenti.

VT: Quale?

GC: Dobbiamo ricordare che, dal 2017, gli Stati membri hanno avviato l’interscambio totale delle informazioni fiscali dei cittadini europei per evitare che i confini siano un elemento di favoreggiamento. Stiamo quindi osservando anche un adeguamento delle banche dati verso sistemi similari.

VT: In che maniera?

GC: Ad esempio, in Italia i coniugi devono presentare dichiarazioni dei redditi individuali anche se in regime di comunione dei beni. In Spagna, invece, si presentano dichiarazioni congiunte. Sulla falsariga di questo concetto, finora, anche se le istruzioni dicono il contrario, una buona parte dei proprietari non residenti ha presentato un unico modello 210 a nome di uno solo dei coniugi per pagare l’intera imposta. Non c’è stata evasione, però, facendo controlli fra i due Paesi e intrecciando i dati con quelli del catasto spagnolo, il coniuge “occulto” risulta essere un evasore.

VT: Già! …Mi scusi, ma prima ha accennato agli istituti bancari. Cosa c’entrano?

GC: Contariamente a quanto pensiamo, soprattutto in Spagna, le banche sono degli strumenti di lotta all’evasione.

VT: In che modo?

GC: Utilizzando la incongruenza fra i movimenti bancari, i dati dichiarati e le dichiarazioni dei redditi presentate.

VT: Mi può spiegare con un esempio come succede?

GC: Certamente! Quando una persona apre un conto corrente, deve dichiarare, fra le altre cose, lo stato civile e l’attività economica. Se questi dati non corrispondono con i movimenti o con le dichiarazioni presentate al fisco spagnolo, la banca deve chiamare il cliente affinchè giustifichi le incongruenze. Ad esempio, se una persona dichiara di fare il cameriere e poi sul conto corrente girano 10.000,00 € al mese, indubbiamente nasconde qualcosa.

VT: Però ai nostri lettori pensionati, questo controllo non li tocca, no?

GC: Dipende! Se un pensionato si dichiara tale e tutti i mesi riceve la pensione pagata da un ente conosciuto dal fisco spagnolo, come può essere l’INPS, non ci sono problemi. Però, se in contemporanea, sul conto corrente entrano altri proventi, siano essi regolari o meno, come affitti non dichiarati o una compravendita fatta in un Paese straniero, ecco scattare l’allarme. La banca, obbligata dal fisco spagnolo, invia una notifica al proprio cliente richiedendogli di giustificare tali movimenti.

VT: Insomma, non si scappa più!

GC: Se ci pensa è triste che il fisco debba inventare mille sistemi per “controllare” che i contribuenti paghino per i servizi che ricevono. Forse, basterebbe un po’ più di senso civico…!

Giovanni Comoli – Tenerifecomoli-consulting.jpg

+34 922789478 giovanni @ comoliconsulting.com

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