“Laboratorio della Memoria Collettiva” degli Italiani a Tenerife. Caffè e giornale

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 “Laboratorio della Memoria Collettiva” degli Italiani a Tenerife

Caffè e giornale

In un tempo non così remoto, comprare il giornale era per tanta gente la prima cosa da fare uscendo di casa. Resistono coloro che ancora lo fanno, e gli dobbiamo la sopravvivenza di un gesto che significa, tra le altre cose – tutte importanti – libertà.

Per altri, sempre in quei tempi non così remoti, entrare in un bar significava guardarsi intorno e cercare subito un quotidiano disponibile da sfogliare; al volo, mentre bevevano un caffè e prima di andare al lavoro. C’era chi andava dritto alla pagina sportiva, chi aspettava con occhio attento che il tipo che leggeva la “Gazzetta dello Sport” facesse in fretta e gliela passasse, chi puntava l’unico giornale disponibile, magari locale, e andava alla Cronaca e chi voleva leggere solo i titoli, in gran velocità. Qualcuno leggeva tassativamente e solo “quel” giornale e non un altro, perché gli interessava la politica.

Quella che la pensava come lui e non quell’altra. Nei bar di un certo livello, in prossimità di uffici, tribunali eccetera, dove insomma si aggiravano avventori mediamente più colti, le testate erano tutte presenti. Informarsi veramente significava, per chi voleva veramente informarsi, leggere chi sosteneva una tesi e chi la tesi opposta. L’onestà intellettuale resta tutt’ora scegliere sapendo. Scegliere non sapendo non è scegliere: è non sapere. Una regola che nessun tempo potrà cambiare.

Nei film americani che gli Italiani vedevano nelle sale cinematografiche dense di fumo di sigaretta come camere a gas, negli Anni Sessanta, il primo caffè dei divi di Hollywood era quasi sempre accompagnato dalla lettura del giornale che trovavano davanti alla porta, insieme alla bottiglia del latte.

Noi, con un tasso di analfabetismo ancora molto alto, anche da quel giornale letto la mattina presto da Clark Gable o da Gregory Peck, capivamo quanto l’America “dei sogni” – quella di Alberto Sordi in “Un Americano a Roma” – fosse lontana.

Adesso, con i nostri telefonini, i voli aerei, i selfie con lo sfondo del Grand Canyon, di un atollo, di un affascinante vecchio palazzo di Cuba o di una pagoda, muoviamo assorti un dito per scorrere le pagine sul web e sembra tutto vicino.


Sbagliamo: il mondo resta lontano per chi non legge.

Cinzia Panzettini – Vulcano di Parole

cinziatenerife@hotmail.com

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