Ma chi l’ha detto che in Spagna si pagano poche tasse?

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Ma chi l’ha detto che in Spagna si pagano poche tasse?

VT: Ma come, vuole dire che in Spagna si pagano tante tasse come in Italia?

Giovanni Comoli: Non voglio dire questo, però vorrei aiutare a comprendere che l’Italia non è l’Inferno e che la Spagna non è il Paradiso.

VT: Beh, però le Canarie hanno una situazione agevolata.

GC: Verissimo, ma non è un regalo: si tratta di una semplice compensazione per i disagi sopportati. Chiaro che fino a quando si fanno dei confronti prendendo solo un valore individuale, il risultato sembra eccezionale.

VT: Cosa vuole dire?

GC: Prenda l’esempio della benzina! Un lavoratore o un imprenditore che si trasferisce a vivere nelle Canarie, crede che, per spostarsi, risparmierà molti soldi. Non valuta che ogni volta che esce dall’isola per una vacanza in Europa o per visitare la famiglia in Italia, dovrà comprare un biglietto per un volo aereo o per un traghetto, magari dovendo poi affittare un’auto a destinazione. Davvero alla fine dell’anno la voce “trasporti” del suo bilancio familiare sarà più bassa di quando viveva in Italia? Se poi si aggiunge anche il tempo del viaggio…!

VT: Già, il tempo è denaro! Quindi lei ritiene che i confronti vadano fatti prendendo in considerazione l’insieme di una situazione?

GC: Certo! Ogni luogo ha i suoi aspetti positivi e negativi. Guardare solo i vantaggi, senza prenderci la briga di conoscere e considerare le conseguenze dei lati negativi, è un errore che fanno in molti. Inoltre, non si può mai generalizzare: ogni situazione è personale e unica e può avere conseguenze inaspettate.

VT: Con questo, vuole dire che venire a vivere a Tenerife può provocare un vantaggio fiscale per qualcuno e un aggravio per altri?

GC: Non avrei potuto dirlo meglio! Cambiando di Paese, un determinato reddito potrebbe avere una fiscalità diversa da quella dello Stato di origine. Ci saranno casi in cui questo è vantaggioso e altri in cui non lo è. Situazione personale significa che una persona non deve limitarsi a guardare i vantaggi di un unico tipo di reddito, come la pensione o la tassazione delle società, bensí avere la visione dell’insieme.

VT: Cioè, guardare il bosco e non l’albero!

GC: Bellissima espressione!

VT: Possiamo andare nel dettaglio, allora?

GC: Cominciamo a confrontare le pressioni fiscali fra i due Paesi, l’Italia e la Spagna.

VT: In televisione e sui giornali si sente spesso parlare di pressione fiscale. Potrebbe spiegarmi che significa esattamente?

GC: Dunque, si tratta di una percentuale ottenuta dividendo la somma totale della produzione di un Paese, cioè il suo Prodotto Interno Lordo, detto PIL, con la somma di tut…

VT: Si fermi, per favore! Che le succede oggi? Di solito spiega le cose in modo che tutti possano capirle!

GC: Ha ragione, mi scusi! Dunque…, come posso spiegarlo?…ah, sí! Immagini una famiglia formata dai 2 genitori e 3 figli. Questi ultimi lavorano tutti come dipendenti e hanno 3 stipendi. Immagini ora che il padre richieda ai figli di versare la metà della loro busta paga per coprire i costi di casa.

VT: Comincio a capire l’analogia: il padre è lo Stato e i figli i cittadini.

GC: Certo! In modo molto semplicistico, si può definire la somma dei 3 stipendi come la somma di tutti i guadagni dell’intero popolo di uno Stato, quello che viene chiamato PIL. Invece il 50% che i figli versano al padre è la “pressione fiscale”, cioè la percentuale media dello stipendio che si versa al padre (o allo Stato) per coprire i costi di casa.

VT: Ora è più chiaro!

GC: Bene! La pressione fiscale italiana nel 2018 è stata del 42%, quella spagnola del 34%.

VT: Allora avevo ragione io: l’Italia è molto più esosa!

GC: Non si dimentichi che statistiche e realtà sono le due facce di una stessa moneta: se una persona mangia un pollo e una non mangia nulla, hanno statisticamente mangiato mezzo pollo a testa. Peccato che uno dei due muoia di fame!

VT: È vero! Capisco cosa vuole dire: la pressione fiscale, presa come dato statistico, non definisce quale Paese sia il migliore per noi.

GC: No, perchè, come dicevo prima, si deve fare un’analisi personale. Nell’esempio di sopra abbiamo parlato di 3 stipendi. Ma nella realtà, i redditi dei cittadini possono anche provenire dall’attività autonoma, dividendi, interessi su titoli, affitti di immobili, plusvalenze immobiliari o azionarie, ecc. Ogni Paese ha una politica peculiare su come tassare ognuno di questi redditi.

VT: Ecco perchè parla di situazioni personali.

GC: Se una persona decide di aprire una società, sarà favorita in Irlanda o in Inghilterra che hanno tassazioni basse per gli utili aziendali ma, magari, colpiscono in maniera più forte le pensioni o gli interessi. Occorre sempre considerare la visione d’insieme. Mi viene in mente la situazione della Romania, dove le imposte sugli utili aziendali sono limitate ad una bassissima percentuale del 10%, però si paga il 35% degli utili all’Ente che si occupa della sanità.

VT: Già! Torniamo ai Paesi che ci interessano, cioè Italia e Spagna?

GC: D’accordo! Fra i due Paesi esistono moltissime differenze: mentre l’Italia colpisce maggiormente i redditi dei lavoratori e delle imprese, la Spagna è più severa con i redditi derivanti dal patrimonio personale. Questo lo si vede, ad esempio, con i modelli fiscali regionali delle Canarie che tassano l’acquisto di una casa, le plusvalenze o le donazioni.

VT: Non mi aspettavo tanta differenza!

GC: Non solo: non dimentichi che la Spagna è uno dei pochi Paesi al mondo ad avere l’imposta Patrimoniale!

VT: L’imposta patrimoniale? Uno dei pochi al mondo? ..e come funziona? Chi la paga?

GC: Le dispiace se andiamo avanti il prossimo mese? Se non sbaglio abbiamo esaurito il tempo.

VT: Ha ragione! Avrei dovuto accorgermene io! Va bene, l’aspetto il prossimo mese per continuare su questo argomento.

Giovanni Comoli

giovanni@comoliconsulting.com

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