L’Isola di Tenerife. L’anziano ed il cuore

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Sono per me oggi tre parole che custodiscono e costituiscono sempre più un pensiero costante. Tenerife che conosco solo da qualche anno rappresenta il desiderio ardente del ritorno, il sogno per luoghi e persone mai immaginate  d’incontrare, apprezzare ed amare.

Un patrimonio naturale dove vegetazione, clima, montagne ed oceano fanno a gara per fermare l’attenzione e coinvolgere il visitatore, il turista od il cittadino e chiunque attento al richiamo di luoghi che involontariamente fanno sentire l’essere più vicino all’immensità dell’universo, generatore di tutte le cose dove l’insopprimibile desiderio di “credere” significa vedere la realtà al di la del visibile, significa toccare la verità eterna di cui ognuno di noi agogna per la pace interiore, per la nostra spiritualità dubbiosa nel non accettare ciò che la ragione non chiarisce mettendoci in uno stato di incertezza, nella fragilità a non credere in ciò che non si conosce poichè nulla è più facile che illudersi, in quanto l’uomo crede fermamente in ciò che desidera…

Così, quando si diventa anziani si ha la necessità di dare delle risposte alle domande, nel senso di chi siamo, di ciò che facciamo che sono le sole medicine contro la vacuità dell’esistenza e che conduce alla solitudine di molti in quanto la vita è come una strada: in tanti potranno starci vicino ma nessuno potrà camminare per noi. Passiamo la vita a preoccuparci di quello che gli altri pensano di noi, dimenticandoci che la vita è solo nostra.

Oggi gli anziani hanno la possibilità di restare attivi fisicamente e conseguentemente migliorare le proprie condizioni di salute ma anche intellettualmente aiutandosi a mantenere l’elasticità mentale che permette di vivere meglio avendo a disposizione un antidoto prezioso contro l’isolamento e la depressione, non a caso più di tre anziani su quattro si sentono ancora utili (//%) e pongono l’accento sulla loro autonomia e sulla genitorialità come chiave della loro felicità.

Il 2 ottobre è stata la festa dei “Nonni italiani” credo che si celebri anche in tutta Europa ed i nonni in Italia, compresi quelli che hanno intorno ai cinquanta anni,  sono circa 11 milioni e, chi pensa alla Terza Età come momento di declino ed ultimo attimo della vita appare oggi fuori dalla storia mentre bisogna riflettere e meditare come dentro ogni persona anziana che incrociamo c’è un mondo, una storia, una vita, una situazione, un’anima e miliardi di notizie da scrivere un libro da mille capitoli, un reality autentico, vero.

Infine il cuore,che per un anziano è un intreccio di sensazioni ed osservazioni della realtà di chi cerca disperatamente di far rivivere sulle pagine della vita di ognuno di noi la voglia e l’essenza di fare comunità, in un rapporto speciale di amicizia ed interazione, noi, voi, redazione, direzione, dove ci sentiamo tutti coinvolti senza distinzione di età all’unico scopo a “volerci bene” che è un valore aggiunto alla nostra identità per creare una grande vetrina di incontri e soddisfare esigenze  e benessere oltre che “buona vita” a chi è over 65 con scopi sociali e morali.

Il bisogno di comunicare per me è come l’aria che respiriamo, la necessità del dialogo mi spinge sempre più ad elemosinare attenzione in quanto oggi la società, le persone e soprattutto i giovani non sono abituati a scambiarsi opinioni o, giudizi su avvenimenti, le loro idee vengono espresse attraverso un mezzo meccanico sia esso computer od altro che non esprimono emozioni, commozione o turbamento ma solo “parole” che vengono lette e cancellate senza alcuna riflessione che possa agitare l’animo del lettore e scuoter l’amor proprio in ciò che legge, in quanto l’attuale fase storica è segnata da un marcato individualismo, da un progressivo frantumarsi del “noi” mentre emerge sempre più la fatica di vivere ed un bisogno di condivisione dove l’attuale società è frantumata nell’egocentricità.

Oggi il trionfo della rete, dei social netword e di una comunicazione narcisisticamente orientata al paradosso di molti link e pochi legami che portano ad un senso di solitudine.

Il mio grazie sentito e sincero alla Redazione di ViviTenerife ed in particolare alla dinamicissima Signora Antonina, che mi permettono, di esprimere idee e concetti che nutrono i miei pensieri che trasferisco al giornale, sperando che altri come me possano leggere e valutarli anche se discordanti ma certamente utili ad un”dialogo” dove oltre alle parole si possa raggiungere quel sentimento umano che ci lega ad ogni epoca o stagione.

giannimperia

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