Marta e gli altri

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Marta e gli altri

Si chiama Marta Busso ed è una giovane specializzanda in Pediatria all’Ospedale Regina Margherita di Torino. Sino a qualche giorno fa era per l’Italia una ragazza qualunque: un certificato di nascita, una residenza, un codice fiscale, un numero di carta d’identità sulla quale alla voce “professione” appariva la parola “studentessa”.

Improvvisamente, circa tre settimane fa, una serie tv che Netflix manda in onda, ha fatto scoprire agli Italiani – tramite tutte le prime pagine quotidiani on line – che Marta Busso non è una ragazza qualsiasi: è una ragazza che quando era solo una laureanda in Medicina e preparava la sua tesi con il Professor Marco Spada, direttore di Pediatria e del Centro regionale per le malattie metaboliche ereditarie presso il Regina Margherita di Torino, ha deciso d’inviare al New York Times un’ipotesi di diagnosi.

Il caso? Una malattia sconosciuta. A soffrirne, Angel: una ragazza americana affetta da una rarissima condizione genetica che determina un difetto dell’ossidazione degli acidi grassi nei muscoli. Da anni curata nei modi più disparati (e disperati) Angel è giunta a Torino e grazie alla diagnosi di Marta, molto apprezzata dalla Scuola di Medicina della Yale University, ha cominciato una nuova terapia ancora intentata.

Angel presentava crisi muscolari inspiegabili e atroci da ben nove anni. Ogni quattro/sei mesi si acutizzava il problema, causandole difficoltà di deambulazione, profonda astenia ed elevate concentrazioni ematiche di cretina-chinasi, una proteina che può causare un’insufficienza renale acuta, mettendola a rischio di vita. Dopo la diagnosi di Marta Busso e le terapie conseguenti, Angel ha visto drasticamente diminuire la sua sofferenza e tutto sarà raccontato in una puntata di “Diagnosis”.
Senza questo programma, forse nulla avremmo saputo in merito.

Resterà in Italia, ultimata la sua specializzazione, o diventerà uno dei tanti, tantissimi, troppi “cervelli in fuga” italiani? L’esodo silenzioso è ridotto a un numero, a una percentuale in aumento che non spiega la vera entità della conoscenza e professionalità che il nostro Paese sacrifica, non trovando soluzioni idonee a trattenere giovani che potrebbero dare tanto al futuro e al progresso della nazione.

Lasciare l’Italia per scelta a 25 anni è una forma di libertà irrinunciabile. Andarsene per mancanza di alternative e con una prestigiosa Laurea è un condizionamento forte.
Si tratta di un esodo crescente con un costo anche umano, perché potrei raccontarvi di famiglie che hanno sacrificato ogni benessere per gli studi dei figli e questo glieli ha fisicamente allontanati. Comprendono, appoggiano le scelte, ma l’amarezza è forte e rimane.

Il denaro conta più dell’amore di Patria? Siamo onesti: il denaro conta moltissimo quando uno stipendio diventa sino a quattro volte (e oltre) ciò che avresti nel tuo Paese, in alcuni casi. E anche considerato il carovita all’estero, niente da fare: rinunciare sarebbe folle. L’Italia che ha investito enormi capitali per la formazione professionale di migliaia di ragazzi che la lasciano ogni anno, che si impoverisce e che è stata sempre un Paese distinto per genio e innovazione, purtroppo non si rivela all’altezza dei suoi migliori risultati.

Quindi grazie a Marta Busso, e speriamo sia messa in condizione di rimanere un fiore all’occhiello della sua (nostra) Italia, e non altrove. Se scegliesse diversamente, invece, buon lavoro e tenga sempre alta la bandiera del Paese che le ha dato gli insegnanti e gli strumenti per essere ciò che è e che sarà.

La redazione

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