Martedì grasso: chi ha inventato il Carnevale?

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Alla ricerca delle origini di una ricorrenza che nasce nell’italia dei Comuni dopo l’anno Mille e che affonda le radici nella cultura popolare pagana e nelle istituzioni del mondo romano. Ed è proprio a Roma, nel XII secolo, che emerge il suo significato ludico

Nel febbraio del 1788 Goethe è a Roma e vi descrive il Carnevale che si sta celebrando. Il Carnevale romano, scrive, non è certo una festa concessa al popolo, ma che “il popolo si concede”. Gli appare come la continuazione in altra forma degli svaghi domenicali e festivi che si permettono. A partire da Capodanno si aprono i teatri, e questo indica l’inizio del Carnevale stesso. Lo spazio dentro il quale si celebra è quello che va dalla piazza di Santa Maria del Popolo al Palazzo Venezia. Lungo via del Corso, che Goethe misura in tremilacinquecento passi, si svolge la festa.

I primi ad apparire sono dei giovanotti vestiti con abiti femminili della gente del popolo. A petto scoperto e sfacciatamente insolenti, fanno moine ai maschi che incontrano e trattano le femmine da pari a pari. Impersonano la figura della donna litigiosa attaccando briga con tutti. Poi appare Pulcinella con un gran corno penzolante da nastri multicolori legato alla sua cintola; in lui rivive “l’antico dio degli orti”: Priapo. Tutta la festa scivola progressivamente verso qualcosa di licenzioso, con continui riferimenti sessuali. Scendono per strada donne vestite da uomini. Si aggiungono personaggi vari, come un avvocato che tiene concioni e rampogna donne e cicisbei. Il Carnevale, scrive Goethe, permette alle donne di uscire di casa vestite in maschera e di spassarsela a loro gusto.

La descrizione va avanti per pagine e pagine del capitolo poi incluso in Viaggio in Italia, raccontando il lancio dei confetti di zucchero, vere e proprie sassaiole, che prendono di mira le persone e in particolare i preti; i confetti non sono altro che gli antecedenti dei nostri coriandoli, inventati solo di recente, che con le stelle filanti sono presenze immancabili nelle nostre celebrazioni.

Il Carnevale è una delle feste più complesse della cultura umana. Discende, come ricorda lo stesso Goethe, dai Saturnali, e la sua cronologia è assai difficile da determinare. Gli antropologi parlano di “carnevale storico”, l’antica festa europea, nel sud del continente, poi esportata nel Nuovo Mondo, in Sudamerica, da cui è quindi tornata in Europa attraverso le pratiche delle sfilate, mentre è festeggiata in tono minore nel Nord Europa e negli Stati Uniti, dove domina invece Halloween. Nel passato, come testimonia il poeta tedesco, cominciava a gennaio e terminava con la Quaresima e si fondeva con la “festa dei folli” e con il “paese della cuccagna”, descritto da Cocchiara in un suo celebre studio.

Segnata da eccessi alimentari e trasgressioni alimentari, anticipa la dieta magra e penitenziale della Quaresima; s’impernia sulla pratica del mascheramento, del travestimento, dell’inversione dei ruoli sociali e sessuali, per cui la maschera stessa diventa fondamentale.

Il Carnevale trascina con sé manifestazioni d’aggressività, libera dai tabù costruttivi e manifesta lati della personalità umana imbrigliati entro rigidi schemi durante i ritmi consueti della vita quotidiana…

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di MARCO BELPOLITI

Foto: Carnevale di Roma, di Johannes Lingelbach (1650)

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