25 Marzo Italia. Elaborazione dati fonte Protezione Civile

0

25 Marzo Italia. Elaborazione dati fonte Protezione Civile

I dati rilasciati ieri dalla Protezione Civile continuano a mostrare una attenuazione del ritmo di crescita del numero di nuovi positivi rilevati, ma su questo tema ormai comincia a crescere una polemica che attiene al differente atteggiamento delle varie regioni rispetto alla politica di screening della popolazione.

Sicuramente il territorio italiano continua ad essere, anche da questo punto di vista, un vestito di arlecchino dove non esiste alcuna regia unica, né una politica, né una strategia condivisa.

Questa evidenza impatta sulla natura e sulla qualità dei dati statistici, ma cosa ben più importante, sulla capacità stessa di far fronte all’emergenza.

In ogni caso, rimanendo insondata la consistenza di coloro che effettivamente ad oggi sono positivi, ancorché a propria insaputa e certamente a quella delle autorità sanitarie, rimane certo il dato di coloro che decedono, giornalmente, «anche» a causa del coronavirus, che se raramente determina come unica causa la morte di un individuo, certamente la determina (al di là di ogni minimizzazione tendenziosa), nel momento in cui il quadro clinico di coloro che risultano infettati è già problematico.

Chi può dire se e quando queste parsone sarebbero morte, se non avessero contratto il virus?

E’ lecito, logicamente e moralmente, sottrarre l’esito infausto alla contabilità ed alla responsabilità del coronavirus, come alcuni vorrebbero, magari per non riconoscere di aver sottovalutato l’impatto drammatico dell’epidemia? Francamente, riteniamo di no.

Allargando lo sguardo al panorama mondiale, il contagio corre in Europa.

Ed anche i Paesi che avevano preso atto del caso italiano con disincanto, a volte persino con ironia, quasi che si sentissero chissà perché immuni, pur essendo geograficamente contigui, oggi sperimentano quanto devastante sia l’impatto dell’epidemia sulle strutture sanitarie, sull’economia, sulla vita quotidiana delle persone.

Soffre la Spagna, che vede crescere la diffusione del COVID-19 a ritmi persino superiori a quelli italiani, ma seguono subito dopo Germania e Francia, dove oggi non si fa scherza più.

Fuori dall’Europa, sono gli Stati Uniti, stranamente rimasti inizialmente indietro, a correre a grandi falcate, ormai vicini a sorpassarci, nel triste inseguimento al primato cinese, relativamente al numero totale dei contagiati.

La progressione dei numeri ci dice che, entro questa settimana, gli USA, primi in tante cose, saranno leader anche in questa poco edificante classifica.

Rimane un mistero il numero estremamente esiguo dei decessi, e qui ci permettiamo di sollevare qualche dubbio sui criteri di classificazione degli eventi.

Relativamente al modello teorico che stiamo utilizzando per interpretare l’evoluzione del contagio (distribuzione normale con data di picco al 1° aprile), dopo alcuni dati che avevano forzato al rialzo la curva, assistiamo nelle ultime tre rilevazioni ad un rientro che farebbe ben sperare, ma sul quale valgono tutte le cautele derivanti proprio dalla poca chiarezza sulle modalità di rilevazione dei positivi.

E’ preso per dire di più, ma certamente non condividiamo l’ottimismo della Protezione Civile e di altre istituzioni, circa la possibilità di essere al punto di svolta, cioè ormai avviati ad una costante diminuzione delle variabili che caratterizzano il fenomeno, in primis numero di nuovi soggetti positivi e di decessi.

I numeri, ad oggi, non riescono a confermare ancora tale ipotesi.

Elaborazione Dr. Fernando Paganelli

ITCanarias2030  fernando@itcanarias2030.com

 

 

Visita il nostro Magazine

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

+ 47 = 52