Come vediamo il mondo?

0

Come vediamo il mondo?
Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”.
Cari Lettori, vi invito a leggere il testo meraviglioso che troverete di seguito a questa doverosa introduzione. È tratto dal volume
“Il mondo come io lo vedo” di Albert Einstein, che risale al 1931. Raccoglie scritti non strettamente scientifici, ma riflessioni sui grandi temi della vita.

Il grande Scienziato, in questo caso, decise di superare il suo ambito di competenza e di abitare uno spazio più filosofico, con il risultato di riuscire a dire molte cose e attualissime all’uomo contemporaneo. In questa raccolta, in una riflessione sulla crisi, questa viene definita una “benedizione”.

Per tutti noi che stiamo vivendo il dramma del coronavirus il termine suona quasi insopportabile. Quasi offensivo nei confronti di chi sta soffrendo…ma come vedrete l’espressione non è cinica nelle intenzioni dell’autore, e questo è anche un momento di preoccupante crisi economica.

Cominciamo allora con il ribadire che il testo fu scritto da Alber Einstein nel 1931, quando il panorama generale era diverso e diversa la motivazione con la quale scrisse. Nel 1929 la grande crisi economica americana aveva messo in difficoltà serissime la Germania e l’intera Europa. La Germania cadde in default l’anno dopo questo scritto di Einstein: nel 1932. La disoccupazione mise in ginocchio i Tedeschi e nel 1933 Hitler salì al potere superando alle urne il 37% dei voti complessivi. Einstein, che era in quell’anno in visita negli Stat Uniti, essendo Ebreo non fece ritorno in Germania.

Sei anni dopo, il 1° settembre del 1939, l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista diede inizio alla Seconda Guerra mondiale. Einstein alludeva quindi, in questo scritto, ad una crisi economica e non sanitaria, ma leggendo il testo capirete che è valido – e sarà eternamente valido – per qualsiasi crisi l’essere umano si trovi ad affrontare nel corso della sua esistenza. Albert Einstein asseriva che “la crisi” è una sfida e una leva di progresso.

Il vero pericolo della crisi, scrisse, è rimanere prigionieri dell’inattività, con grave affronto ai nostri talenti e alla nostra inesauribile creatività che deve cercare nuove vie d’uscita. Già Dante, secoli prima, condannò all’Inferno, nella sua “Divina commedia”, gli Ignavi: l’anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo”. Quindi, come recita Treccani: “i pigri, gli indolente nell’operare per mancanza di volontà attiva e di forza spirituale; i codardi”.

Leggiamo questo bellissimo testo e facciamone tutti tesoro. Non dimenticando che Einstein scrisse anche una frase divertentissima e molto famosa:
Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”.
Abbiamo bisogno di sperare che, almeno in questo, il grande Albert si sia sbagliato, ma… voi che ne dite? A me, al momento, parrebbe aver ragione.

Cinzia Panzettini

Lettera sulla crisi
di Albert Einstein – 1929

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo.
La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.
Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi, piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora; senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera. Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece.
Smettiamola, una volta per tutte: l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

Visita il nostro Magazine

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

67 + = 70