I virus? Loro non discriminano

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I virus? Loro non discriminano

Che il nuovo coronavirus sarebbe arrivato in Europa e anche in Italia era presumibile. Forse un poco meno prevedibile era ciò che sto leggendo mentre scrivo ed è inutile che riporti i dati di stampa on line e tv, perché sono – purtroppo – in costante aggiornamento. Pochi giorni fa il nostro Paese era tranquillo e non erano nemmeno immaginabili i provvedimenti che poi sono stati presi in fretta.

Abbiamo avuto una manciata di giorni per “abituarci” (…) all’idea che nella insospettabile Lombardia esistano paesi fantasma e file di persone con le mascherine davanti ai supermercati, presidiati dalle Forze dell’Ordine. Sono scene di Fantascienza che avremmo tutti preferito continuare a vedere al cinema.
Mentre scrivo è notizia di poco fa quella riguardante il rimpatrio di un aereo di Italiani alle Mauritius. Tenuti in un corridoio dell’aeroporto di destinazione, senza poter utilizzare i bagni se non quelli dell’aereo, dopo 30 ore di viaggio i nostri connazionali sono tornati in Italia demoliti di stanchezza.

E non solo, perché possiamo immaginare cosa sia stato partire per una vacanza sognata da tempo e trovarsi ad essere ospiti – se non indesiderati, almeno molto problematici – in un Paese straniero… Siamo noi i nuovi untori? È un brutto pensiero, eppure è il pensiero di molti se non di tutti, quindi guardiamo la realtà senza farcene travolgere, perché possiamo evitarlo e, se sarà il caso, (e ci auguriamo tutti di no) affronteremo la cosa come l’ha affrontata la comunità cinese: con dignitosa serietà.

Se contro il virus cadere in preda al panico è stupido, essere leggeri e irresponsabili è peggio. Ricordiamoci che in questi casi la nostra salute dipende da quella altrui e viceversa: la barca è una e se lo fosse anche quando non c’è un’emergenza, il mondo sarebbe un posto migliore.

Due giorni fa sono andata in uno dei rari esercizi aperti mentre la calima imperversava sulle isole, e accostandomi all’espositore dei giornali ho visto che tutte le testate, in tutte le lingue, recavano il nome dell’Italia in prima pagina. E no: non avevamo vinto il mondiale di calcio. “El Pais”, che ho acquistato, aveva un inserto di tre pagine sul contagio e nel leggerlo ho provato un disagio strisciante, ma… poi mi sono detta che i virus non sono né nazionalisti né razzisti né classisti: se ne fregano della nostra provenienza, del colore della nostra pelle, della nostra cultura, del nostro conto in banca. Per un virus noi siamo solo esseri viventi utili al loro scopo: tutti uguali e uno vale l’altro.

Com’è imparziale, un virus… Sembra “più intelligente” di noi che troviamo infiniti modi per sentirci diversi abitando lo stesso pianeta e, pergiunta, respirando la stessa aria… La sua “intelligenza” mette a dura prova la nostra, intanto, mentre la Scienza lo schiaccia sotto un vetrino, lo studia, cerca un vaccino urgente e una cura. Nel mentre noi umani che dovremmo sempre fare fronte comune per tutelare la nostra Umanità ci frammentiamo in mille realtà, dimenticando che abbiamo tutti come bene supremo la vita, quindi la sopravvivenza, quindi la salute. Fine. Ce ne ricordiamo solo nelle emergenze, ma l’Uomo è così intelligente che quando vuole essere stupido non ha rivali. L’Uomo è così intelligente che la Storia, da millenni, dimostra come riesca a commettere sempre gli stessi errori.

Se imparassimo qualcosa, almeno, da questo momento! Che ne so: a come comportarci in casi come quello attuale, visto che è sotto gli occhi di tutti che non siamo pronti? E se facessimo un piccolo passo contro la discriminazione, visto che è una ruota che gira e solo quando tocca a noi ne avvertiamo l’amarissimo sapore? O dobbiamo aspettare che dallo spazio sbarchino delle seppie alte tre meni e venti, per sentirci non dico fratelli (capirai…), ma almeno nella stessa barca in balia delle forze della natura, anche quando sono infinitamente piccole e ci battono con uno sternuto?

Proprio ora, mentre scrivo e mi informo navigando sul web, mi raggiunge una telefonata e ci siamo, tocca a noi: un medico italiano all’isola è andato a farsi visitare ed è positivo al primo tampone.

Eccoci qui, amici Italiani a Tenerife. Pochi giorni sono bastati a renderci parte di una minoranza osservata con particolare attenzione nostro malgrado e senza che nulla dipenda da noi. La vita a volte crea condizioni sfavorevoli a qualcuno che non ha colpe. E allora penso all’umanità che sul pianeta patisce guerre, epidemie e carestie senza un centesimo dei nostri attuali mezzi per combatterle.

Il coronavirus, amici, con qualche accorgimento possiamo evitarlo ed evitare si diffonda. Quindi animo: disinfettiamoci bene le mani, e avanti tutta. Soprattutto stiamo calmi e ragioniamo.
Ricordiamoci che ogni anno l’influenza è causa, per complicanze, di una quantità di vittime impressionante e praticamente ignorata. Ricordiamo che possibili vittime dell’influenza sono le stesse sulle quali punta il nuovo coronavirus (anziani già debilitati, pazienti con polmonite o immunodepressi).

Pensiamo che il coronavirus ha bassa mortalità, ma è altamente contagioso. Le regole per fermarlo le conosciamo, quindi applichiamole tassativamente: laviamoci continuamente e BENE le mani ed evitiamo di portarle alla bocca, al naso e agli occhi. Un disinfettante da tenere in borsa o in tasca, non uscire di casa se raffreddati o non assieparsi in luoghi troppo affollati – per rispetto della salute nostra e altrui – non sono grandi cose, mentre è una grande cosa collaborare tutti e senza isterismi dannosi, perché i virus si combattono con la Scienza, la razionalità e l’obbedienza alle regole: non sicuramente con il panico.

Se mai toccasse a noi a Tenerife l’essere guardati con sospetto e timore (e Dio non voglia…) ebbene non sarebbe di certo facile, ma ci farebbe capire qualcosa che impareremmo a non far subire ad altri.
Speriamo di non essere costretti a diventare, in questo modo, persone migliori…
Un sorriso, a tutti. Vado ad allenarmi allo specchio a sternutire nell’incavo del gomito in modo femminile, con classe! Si sa: noi Italiani siamo sempre così eleganti…

Cinzia Panzettini

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