Il bambino Federico Fellini: il cinema, il circo e il teatrino – 2^ parte

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Il bambino Federico Fellini: il cinema, il circo e il teatrino – 2^ parte

VIVI TENERIFE E FEDERICO FELLINI… un ricordo a puntate

Federico Fellini nacque a Rimini il 20 gennaio del 1920. Il padre, Urbano, era un rappresentante di dolciumi, liquori e generi alimentari originario di Gambettola, mentre la madre, Ida Barbiani, era una casalinga originaria di Roma.
Federico fu il primogenito di tre figli: Riccardo nacque un anno dopo di lui e Maddalena sette anni dopo.

Da bambino fu timido e riservato, osservatore e pensoso. Non amò i giochi irruenti dei coetanei e nemmeno praticare sport, perso com’era nella sua fantasia potente. Raccontò in età adulta, quando già era un grande regista, che le sue prime “trasfigurazioni” avvennero quando era molto piccolo e veniva messo a sedere al sole, contro il muro caldo della casa di campagna di sua nonna Francesca, a Gambettola. Raccontò di alcuni fenomeni di sinestesia, come viene comunemente chiamata la sovrapposizione sensoriale:

«C’è stato un periodo della mia infanzia» disse «in cui all’improvviso visualizzavo il corrispondente cromatico dei suoni: un bue muggiva nella stalla di mia nonna? E io vedevo un enorme tappetone bruno-rossastro che fluttuava a mezz’aria davanti a me: si avvicinava, si restringeva, diventava una striscia sottile che andava a infilarsi nel mio orecchio destro. Tre rintocchi del campanile? Ed ecco tre dischi d’argento staccarsi lassù dall’interno della campana, e raggiungere fibrillanti le mie sopracciglia, sparendo all’interno della testa».

Fellini avrà imparato presto a tenere per sé le sue fantasie e le sue sinestesie ? Possiamo supporre di sì, perché in “Amarcord” ci mostra una famiglia composta da un padre e una madre a dir poco emotivi e litigiosi in modo esilarante. Si esibivano regolarmente in scenate apocalittiche corredate finte minacce di suicidio o da malori simulati, senza minimamente impressionare i commensali che si preoccupavano solo di mettere al riparo il loro piatto, continuando serenamente a mangiare e godendosi lo spettacolo.
E proprio lo spettacolo e la rappresentazione affascinarono Federico Fellini bambino. Al cinema Fulgor di Rimini vide il suo primo film: “Maciste all’inferno”. E fu in quello stesso periodo, a sette anni, che ebbe l’incontro decisivo con il mondo che avrebbe acceso e permeato la sua fantasia e la sua arte: il circo.
Fuggì di casa
sperando di unirsi al quel circo e al clown Pierino, che lo aveva entusiasmato! Leggete cosa scrisse molti anni dopo:
«E quella sera stessa, quando seduto sulle ginocchia di mio padre, tra le luci abbaglianti, il clangore delle trombe, i ruggiti, le urla, l’uragano sussultante degli applausi, ho visto lo spettacolo, ne sono stato folgorato; come se di colpo avessi conosciuto qualcosa che mi apparteneva da sempre e che era anche il mio futuro, il mio lavoro, la mia vita. Fu una vocazione senza scampo, un’anticipazione, una profezia: l’annunciazione fatta a Federico

E ancora: «Quando il circo lasciò Rimini, piansi ore intere per la disperazione. Ancora oggi, a quarantatré anni, il circo mi sconvolge e mi terrorizza come quand’ero bambino. Non posso non vederci lo sforzo disperato che l’uomo fa per organizzare la propria vita. Perché il circo è, prima di tutto, lo spettacolo stesso della vita. Tutti gli elementi vi si ritrovano, gettati là, alla rinfusa, così violenti, così tragici, così teneri. Tutti, senza eccezione. La vita collettiva, per esempio. La più difficile che ci sia. Fatta di lavoro di squadra, di successi personali, di fallimenti, di gelosie, di bellezza e di miseria, d’amore, di vergogna, di odio.

E il tetto provvisorio. Temporaneo come noi sappiamo essere – da qui la nostra perenne angoscia – la maggior parte delle case vere. Ci si ritrova, ancora, la grazia. Perché ci sono dei bambini. E il ritmo. Perché ci sono degli animali. E la paura. Perché c’è l’uomo. Non scordiamoci anche la morte, sempre presente – come in tutti i riti e in tutte le religioni – in attesa paziente delle sue vittime innocenti o colpevoli. Sì, il circo, Luigino, è uno spettacolo sempre al bordo della follia. È per questo che mi appassiona. E questa follia, noi vogliamo, come nella vita, crederla organizzata. In effetti lo è. Ma organizzata da dei pazzi. Pensa ai clown. Hai capito fino a che punto ci mettono in scena impunemente la tragedia dell’allegria? E noi ne ridiamo, invece di piangere?…»

Quando ebbe nove anni, suo padre per Natale gli regalò un teatrino, e il cerchio si chiuse. Il bambino Federico Fellini non si limitò a usare il teatrino, ma inventò storie e costruì per esse nuovi burattini. E poi, prima di costruirli, cominciò a disegnarli. Stava nascendo un immenso talento italiano.

…Continua nel numero di marzo ((Leggi la 1^ parte – ViviTenerife e Federico Fellini: un ricordo a puntate nel centenario della nascita)

Cinzia Panzettni cinziapanzettini@hotmail.com

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