Il giorno del solstizio d’estate nella tradizione Guance

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Il giorno del solstizio d’estate nella tradizione Guance Come veniva vissuto il solstizio d’estate presso i Guanci? Quale significato aveva per loro? Una risposta approssimativa è possibile darla grazie alle fonti storiche (Marín de Cubas, Sedeño, Espinosa, Abreu, Torriani…), a studiosi canari del calibro d’un Cuscoy (che indagò negli anni ’60 del secolo scorso) e grazie soprattutto alle ultime ricerche di nuove discipline come l’Archeoastronomia e l’Etnoastronomia. Possiamo, pertanto, dire che col solstizio d’estate cominciava l’Anno Guance, piú precisamente col sorgere della prima luna piena subito dopo il solstizio: evento centrale, quindi, nella vita dei Guanci (secondo, per importanza, soltanto alla grande festa del raccolto – chiamata del “Beñesmet” – che cadeva in agosto).

 

Proviamo ad immaginare cosa poteva succedere il 21 di giugno nel sud di Tenerife BUCIO1all’epoca dei Guanci (scelgo il sud per averci vissuto ed averlo conosciuto un po’ meglio) : di primo mattino il Mencey di Adeje, preceduto solennemente dall’ “añepa” (il bastone del comando), e accompagnato dagli Achimenceyes (la grande nobiltà imparentata direttamente con lo stesso Mencey), dai Cachiciquicos (la piccola nobiltà dei guerrieri) e dai ben piú numerosi Achicaxnas (i senza terra e senza pascolo che costituivano la base sociale di una simile piramide rigidamente stratificata e nella quale ogni Guance si trovava suo malgrado incastonato a seconda della prossimità ad un antenato comune), in una vera “romería popular” con i Guadameñas in testa (sto parlando degli immancabili sacerdoti),

 si dirigeva lungo i sentieri sconnessi del “malpaís” verso la Montagna di Tejina, santuario riconosciuto dei gruppi tribali della zona; ma non era questa la montagna che piú interessava al Mencey in questo giorno eccezionale del solstizio d’estate! Soltanto un gruppo, staccandosi dal resto, saliva sulla montagna (dove avrebbe celebrato gli stessi riti religiosi a cui piú tardi, in un altro santuario molto piú lontano, avrebbe preso parte il Mencey col seguito rimanente), mentre tutti gli altri del corteo regale continuavano la loro marcia verso l’impervio massiccio di Teno, ai confini col Menceyato di Daute, per raggiungere un santuario che in quel giorno particolare assumeva un significato unico rispetto a tutti gli altri santuari dell’isola: el Roque de la Degollada de Yeje!

Una rocca di grande impatto visivo incombente sull’abisso di Masca con tutte le sue pareti a strapiombo! Arrivarci fin lassú… che orribile fatica! Ma i nostri guanci erano pastori robusti, gente d’origine berbera assuefatta alle inclemenze di una natura matrigna! Dal regno di Daute anche il suo Mencey non poteva certamente mancare all’appuntamento solstiziale: la giornata, e lo stesso luogo, avevano veramente un carattere eccezionale! Spazio di frontiera e di interazione sociale fra Daute ed Adeje, la Degollada de Yeje concentrava (al pari di Roque Idafe nella Palma, di Roque Bentayga in Gran Canaria o Timanfaya in Lanzarote) significati astrali, rituali e simbolici di forte carica identitaria! Superbo il dominio dell’orizzonte dall’alto della rocca: visibilissime le tre isole occidentali e, quello che piú contava, nettamente distinguibile il profilo del Teide!

Intorno a mezzogiorno erano tutti sulla cima e la festa, di fatto, era già cominciata: danze, balli, lotte e complici sguardi fra giovinetti e giovinette guanci che si scambiavano cosí dolci promesse d’accoppiamento da consumare negli imminenti riti notturni legati alla fertilità! Non potevano mancare, naturalmente, offerte e sacrifici invocando Achamán (l’Essere Supremo) e Magec (il dio Sole) o gli spiriti degli antenati ancestrali, spargevano, nei canaletti scavati nella tenera roccia di “toba”, latte e burro in abbondanza, gridando soprattutto il nome della grande dea lunare della fertilità: nostra CHAXIRAXI, nostra CHAXIRAXI!!!

Ma ecco arrivare il TRAMONTO, cosí ardentemente atteso!

Tutti gli sguardi si dirigono, ora, verso l’isola de La Palma, che galleggia appena sul mare di nubi, quando ormai il sole, in un cielo rossastro pennellato d’arancio e viola, si sta posando proprio sulla cima del Roque de los Muchachos, il punto piúBUCIO3 alto della Palma! Era il momento convenuto: il sacerdote, alzando le mani al cielo, dichiarava che ERA COMINCIATA L’ESTATE!!!

E che presto, con la imminente luna piena, sarebbe cominciato anche l’ANNO NUOVO!!! È l’unico punto dell’isola dove questo succedde e succede in un punto preciso della cima stessa della Degollada, laddove esistono ancora oggi (anche se usurati e dannaggiati) tre recipienti scavati nella roccia (collegati fra loro) e un graffito a forma circolare diviso in 8 raggi, simboleggiando apertamente un sole; non è difficile immaginare che il complesso dei riti che ho prima descritti doveva svolgersi esattamente qui, anche perchè è soltanto da qui che era BUCIO4

(ed è) possibile vedere spuntare dal Teide la seconda luna piena dopo il solstizio d’estate, fatto che annunciava il BEÑESMET, la interminabile festa del raccolto che si celebrava in agosto (la festa della Candelaria non fece che soppiantare questa festa, tanto è vero che è lo stesso Espinosa a raccontarci che in agosto i Guanci erano soliti celebrare sulla spiaggia d’Abona processioni similari a quelle praticate dai cristiani ai suoi tempi!); ed è ancora da qui che era possibile annunciare l’inizio dell’inverno, quando dalla cima della Degollada si poteva osservare il sole cadere su Garajonay, il punto piú alto di Gomera!

Possiamo, quindi, affermare di trovarci di fronte ad un autentico osservatorio astronomico (per quanto rudimentale e primitivo come era quello di Stonehenge) capace di indicare solstizi solari e cicli lunari e di poter, pertanto, formulare un vero “calendario d’orizzonte” che nel mondo aborigeno canario aveva un chiaro carattere di calendario lunisolare; ovviamente, per una civiltà del neolitico (come era quella, per l’appunto, aborigena canaria) l’osservazione degli astri non era disgiungibile dalle esigenze rituali e religiose ed è per questo che sempre troviamo, in questi luoghi di grande dominio visivo e valore astronomico, giacimenti archeologici di notevole interesse funerario, rituale e simbolico.

Caduto il sole su Roque de los Muchachos, cominciata ufficialmente l’estate, tutti giú sulla strada del ritorno ai rispettivi insediamenti, dove la festa ricominciava a notte inoltrata; sarebbe durata per ben 9 giorni fino all’alba (il tempo d’aspettare la prima luna piena, immagino): ancora una volta si ricominciava a ballare, a cantare, a mangiare tutti assieme e, mentre gli uomini lottavano, le ragazze correvano al primo corso d’acqua (in quei tempi ogni “barranco” aveva un fiume!) per il lavacro di

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purificazione voluto da Chaxiraxi prima dell’accoppiamento rituale. La tradizione, che ancora oggi resiste in Tenerife, di bagnarsi in mare la notte di San Giovanni non fa che ripetere inconsapevolmente il rito di purificazione delle ragazze guanci !

A Playa San Juan, dove ho vissuto per anni, è ancora viva e, personalmente, non l’ho mai rispettata perchè trovavo l’acqua del mare a mezzanotte… molto fredda per i miei gusti!

Gianni Galatone

lucreziocaro@hotmail.com

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