La rubrica dell’editore: Adesso tocca a noi

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La rubrica dell’editore: Adesso tocca a noi

Nulla di quanto avevo programmato di scrivere a inizio anno sulla mia rubrica mensile mi sembra sensato in questo momento. Si rende necessario rivedere le mie priorità, ma chi di noi non lo sta facendo in questo momento?

Siamo reduci da settimane di isolamento, e tutto e di più si è scritto su questa esperienza. Surreale, frustrante, dolorosa, apocalittica. Un prolungato e forzato appuntamento quotidiano con sé stessi. Alcuni hanno saputo ritrovarsi; alcuni – molto pochi – non si erano mai persi, mentre la maggioranza non si conosceva prima, e si è cautamente evitata anche ora. Comunque sia andata, la realtà virtuale e quella individuale lasciano spazio al ritorno nella società. A maggio torniamo a stare in mezzo agli altri.

Se pensavamo che fosse difficile stare rinchiusi dentro casa, ora sperimenteremo la difficoltà di “stare chiusi in mezzo agli altri”. Per settimane siamo stati lì, ad osservare cosa succedeva fuori. Spettatori inermi rispetto alla realtà, malefici alla tastiera. Ma da osservatori, diventeremo inevitabilmente osservati.

Nuove regole di igiene e sicurezza rivoluzioneranno i più semplici comportamenti di sempre all’uscir di casa. Io dovrò stare attenta a comportarmi correttamente, e cosa succede se mi accorgo che qualcun altro non si comporta correttamente? Come reagirò? Avrò paura di farmi contagiare? E gli altri? Avranno paura di me?

Fino al nostro “ieri”, la mia salute era cosa mia. Adesso, la mia salute è cosa di tutti, e contemporaneamente io sono parte di quei tutti che potrebbero determinare la salute altrui. Ma qui non è in gioco solo la salute, ma anche e soprattutto la paura. Sarà importante, prima di spalancare le porte alla paura, ricordarsi che, semplicemente, ognuno di noi sarà esempio per gli altri. Viviamo, ci muoviamo ed esistiamo in base ad esempi che osserviamo, e noi stessi siamo esempio da osservare. Ci troviamo in una grande rete di esempi che creano le nostre abitudini.

La cosiddetta “fase 2” sarà un immenso esperimento di responsabilità collettiva. Se ognuno farà la sua parte, si potrà ripartire. Tutti saremo responsabili: sia quelli che hanno lavorato in prima linea fino ad ora, sia quelli che si sentivano reclusi nella propria abitazione. Dovremo tutti essere esempio.

Il bene di ognuno equivale al bene di tutti. Fin qui tutto bene, splendide riflessioni… In tutto questo, ciò che mi preoccupa è il timore che alcuni si ergano a giudici da marciapiede, ad ispettori da supermercato, a poliziotti di quartiere. Ogni nostro comportamento sociale verrà osservato e giudicato. Per questo, cominceremo a pensare due volte prima di agire (cosa buona e giusta).

La nuova responsabilità ci obbliga a comportarci in modo tale che le nostre azioni rendano fattibile la convivenza. Saremo costretti a remare assieme, se non vogliamo affondare. Il controllo sociale che nascerà spontaneamente, ci costringerà a fare i bravi ragazzi. Meno incideremo sulla collettività con i nostri comportamenti, più ne gioveremo individualmente, con buona pace dei “poliziotti-fai-da-te”, a cui non avremo dato, si spera, alcuna soddisfazione.

Antonina Giacobbe

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