L’adolescenza di Federico Fellini: tra sogni, bozzetti, caricature e voglia di andar via. 3^ parte

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L’adolescenza di Federico Fellini: tra sogni, bozzetti, caricature e voglia di andar via.

Continua, a puntate, il nostro omaggio al regista Federico Fellini, nel centenario della sua nascita. Terza parte

Dal 1930 al 1938, Fellini frequentò il Ginnasio-Liceo classico “Giulio Cesare” di Rimini e non fu mai uno studente brillante. Le sue idee troppo particolari non piacevano ai suoi professori, così preferiva alla scuola il cinema Fulgor, dove si rifugiava per vivere nei suoi sogni fuggendo la realtà. Rivelò invece e precocemente un vero talento nel disegno, divertendosi soprattutto con vignette e caricature di compagni e professori che osservava e imitava. Nel 1938, prima di terminare la scuola, Fellini inviò i suoi disegni ad alcuni giornali e la prestigiosa «Domenica del Corriere» gli pubblicò una quindicina di vignette nella rubrica “Cartoline del pubblico”. Se fu un ragazzo timido e quasi isolato, non mancò di una forte intraprendenza.

Dopo le lezioni, il futuro genio del cinema italiano andava coi compagni in piazzetta, dove insieme mettevano in scena la guerra di Troia, combattendo tra Achei e Troiani con armi strane: i libri di scuola legati con le cinghie. E quando la battaglia si faceva dura si liberavano i libri e si usavano “coraggiosamente” le sole cinghie…

Rimini d’inverno allora era noia, nebbia e alberghi e negozi chiusi. D’estate la vita riprendeva e la lunga stagione assolata degli adolescenti del posto era come possiamo vederla oggi nel capolavoro “Amarcord”: divertente e semplice. Ma Federico era così alto e magro che gli amici lo chiamavano Gandhi, o “canocchia”, e non si metteva mai il costume da bagno perché il suo fisico gracile gli creava forti complessi. Così l’adolescente Federico era tutt’altro che sereno e integrato: viveva in disparte sentendosi inadeguato e fu incapace di godersi la vita in un’età delicata. “Titta” – il suo migliore amico per la vita, Luigi Benzi – è in “Amarcord” così estroverso, spensierato, sempre circondato da amici chiassosi da far pensare a come Federico avrebbe voluto essere senza mai riuscirci.

Fu invece un ragazzino allampanato e sognatore, originale, artistoide: troppo per un adolescente fortemente creativo in un ambiente provinciale e per di più sottoposto a una dittatura che richiedeva a un giovane della sua età disciplina, buoni risultati scolastici e obbedienza. E il mare avrà sempre per Fellini un grande significato: fisso sullo sfondo di quegli anni riminesi, è presente in molti suoi film e ha spesso rappresentato per lui la sua adolescenza rimasta intatta, inesplorata e misteriosa, perché troppo diversa da quella dei coetanei. 

La sede espositiva delle prime caricature di Federico Fellini fu proprio il suo amatissimo cinema Fulgor. Il proprietario gliene commissionò una decina e subito dopo, a 17 anni, Federico aprì con un pittore – Demos Bonini – lo “Studio Nemo”, proprio di fronte al Duomo di Rimini, per eseguire su commissione ritratti e caricature per i turisti. Federico disegnava e Bonini ci metteva il colore.

Quello fu anche il periodo in cui Fellini frequentò il bar di Raoul, a metà del Corso, frequentato da artisti, sportivi, perdigiorno, ma anche dai ragazzi che lo stipavano d’inverno per poi abbandonarlo per il mare, d’estate. E d’estate a Rimini per Fellini riapriva i battenti un altro dei suoi “templi”, dopo il circo e il cinema: il Grand Hotel. Là suonavano la musica americana che sentiva d’inverno al cinema Fulgor; là donne bellissime, elegantissime e profumate sembravano attrici americane e ballavano con i loro facoltosi cavalieri; là i lampadari di cristallo scintillavano e la Rimini dalla quale Federico voleva fuggire sembrava altrove. I ragazzini riminesi speravano di poter un giorno entrare al Grand Hotel dall’ingresso principale, invece di spiarne le feste e le atmosfere da lontano.

Il 4 gennaio del 1939, il giovane Fellini si trasferì a Roma con la scusa di frequentare l’Università, in realtà per realizzare il desiderio di diventare un giornalista. Molti anni più tardi disse in un’intervista che sua madre lo voleva in seminario e suo padre sperava diventasse avvocato o ingegnere. Lui disse che a sedici anni sapeva già con certezza cosa avrebbe voluto fare da grande: il giornalista, l’attore, il clown, il caricaturista, lo scrittore, l’illusionista, l’artista, l’imbianchino, il sarto e molto di più…

«Ho fatto tutto quanto mi ero ripromesso facendo il regista!» disse.
Ad appena diciannovenne, dunque, Federico partì per andare incontro alla dura e seria gavetta che lo avrebbe portato a realizzare il suo destino di grande artista, e poi nell’Olimpo dei grandi Maestri del Cinema mondiale…ma se aveva creduto che andar via sarebbe stata solo una liberazione, dovette probabilmente fare i conti con l’incertezza della sua giovane età, con la tristezza e con la malinconia.

Se nella scena del matrimonio della Gradisca in “Amarcord” Federico Fellini dice addio alla sua infanzia e alla sua adolescenza salutando la donna dei suoi sogni, ne “I vitelloni” si spinge oltre evocando l’addio che fu il punto di svolta della sua vita. Nell’ultima scena del film c’è il sentimento per Rimini che rimarrà per sempre sospeso tra l’amore e un malessere dal quale scappare. Farà vivere i suoi sentimenti a Moraldo (un giovanissimo Franco Interlenghi): il personaggio che è nel film il suo alter ego. Moraldo lascia il suo paese convinto che non possa riservargli più nulla.

«Parto. Dove vado non lo so. Devo partire» dice Moraldo-Federico, che si rivolge a un amico trovato in stazione.
«Non stai bene qui?» gli chiede il ragazzo, ma Moraldo è triste e non risponderà, salutandolo con la mano.
Dopo aver gridato “Azione!” sul set del film, mentre il treno di Moraldo partiva, Fellini forse avrà ricordato la stazione di Rimini che, lentamente, scompariva alle sue spalle.

Il primo giorno di settembre di quello stesso anni la Germania invase la Polonia, e l’anno successivo l’Italia entrò in guerra.

…Continua nel numero di aprile

(Leggi la 1^ parte – ViviTenerife e Federico Fellini: un ricordo a puntate nel centenario della nascita)

(Leggi la 2^ parte – ViviTenerife e Federico Fellini: un ricordo a puntate nel centenario della nascita)

Cinzia Panzettni cinziapanzettini@hotmail.com

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