Tenerife. Ristorante ABORIGEN: un luogo dove avvengono cambiamenti straordinari nella cucina canaria

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Tenerife. Ristorante ABORIGEN: un luogo dove avvengono cambiamenti straordinari nella cucina canaria

Un percorso culinario che tocca non pochi tasti della nostra memoria, dei nostri 20 secoli di storia, dei nostri antenati e delle nostre tradizioni.

Anche l’identità passa attraverso la bocca, il percorso più diretto verso il sangue”. Marcos, lo chef di Aborigen, non lascia indifferente nessuno. Chi rimane colpito per la concezione culinaria, chi per l’evoluzione della sua cucina, alcuni per il suo lavoro e altri per la sua determinazione, incluso la sua personalità ed il suo carattere. Questo chef canario che ha viaggiato per mezzo mondo, ha assimilato influenze culinarie che lo hanno segnato per tutta la vita. Adesso, di nuovo a casa e reduce da un’esperienza significativa nella capitale, prende le redini di un nuovo progetto gastronomico, vitale e di grande esigenza, lasciando la propria impronta fin dal primo minuto, accettando la sfida, con l’obiettivo di realizzare un sogno, trasmettendo la propria esperienza e condividendo le proprie competenze con una squadra giovane e motivata, permettendosi anche di “cucinare per gli amici”. Non tutti sono in grado di apprezzare la sua cucina, ma di sicuro questa non lascia indifferenti.

Come definiresti la cucina dell’arcipelago?

Aborigen, Cocina de Archipiélago, è cucina del territorio. Non solo: quando entri fisicamente, ne percepisci subito l’odore. L’odore di qui, delle isole, dell’insularità, sapore di mare, di monte, odori e sapori che sappiamo trasmettere nei piatti con nuove ricette che evidentemente hanno a che fare con la nostra storia e con il nostro clima.

Concettualmente vogliamo dimostrare con immaginazione, innovazione e personalità, che con i soli prodotti locali si possono creare ed elaborare nuovi percorsi ancora inesplorati.

Cerchiamo di fare una cucina più fresca, in tutti i sensi, una cucina dove tradizione sia ingrediente, ma non ostacolo, dove il prodotto locale sia protagonista, dove i prodotti del mare e della montagna si mescolino nello stesso piatto.

È stato complicato il percorso che l’ha portata fino a qui?

Tutti i progetti di questo tipo sono complicati, e non si tratta solo di sforzo fisico ed economico, ma anche del livello di creatività e concettualità di un nuovo progetto culinario. Ma soprattutto, la maggior difficoltà è stata quella di trovare il momento in cui abbiamo detto che eravamo preparati, che dovevamo iniziare e presentarci al pubblico.

Qual è la vera sfida?

Le sfide che ci siamo posti sono la base di una significativa esperienza per quelle persone che intendano esplorare questo percorso gustativo. Per noi e per molta parte del pubblico è motivo di orgoglio la convinzione di voler valorizzare tutto quello che significa radici del nostro popolo, e tradurle in termini culinari. La conversazione potrebbe non finire mai e noi ci perderemmo in mille sapori, odori, cotture, sensazioni, immaginando le idee che escono dalla testa di Marcos Tavío, ma credo che a questo punto la cosa migliore da fare sia provare la sua cucina, la cucina di “Aborigen”. Non lasciarsi raccontare da altri ma prenotare un tavolo e godere dei sensi.

Il mondo della gastronomia è principalmente un mondo di sensazioni.

Concedetevi una esperienza gastronomica per la gioia dei vostri sensi: “Aborigen” non vi deluderà.

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