“Con parole nostre”: come cambia la nostra Lingua Madre

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Con parole nostre”: come cambia la nostra Lingua Madre.

Abbiamo un figlio che cerca lavoro e un giorno ci chiama al telefono e ci dice:
«Mamma, papà: da oggi sono un
Health and Safety Officer
Chiunque di noi non parli inglese forse penserà: «Significa che dobbiamo mantenerti ancora noi?» E invece no: il figliolo ci sta annunciando di essere stato assunto come Responsabile della Salute e della Sicurezza in qualche multinazionale. Un lavoro vero: possiamo stappare lo spumante!

«Ma perché non parla come mangia?» penseremo subito dopo, visto che in quanto Italiani mangiamo benissimo…e scusatemi questa partenza ironica, ma se nello scorso numero di “ViviTenerife” ho parlato degli “italianismi” che hanno permeato molte altre lingue straniere – alcune davvero insospettabili – per qualche mese affronterò i termini inglesi o francesi che usiamo abitualmente o in certe professioni e vedremo come molti siano esprimibili in italiano in modo ugualmente efficace. Anzi: in molti casi più elegante.

Sia chiaro che non si mirerà ad alcuna forma di snobismo o di spocchia, che sono altra cosa. E nemmeno resteremo aggrappati alla ricerca di un “purismo” sterile. Abbiamo una bella lingua da proteggere e tramandare, questo sì, e anche un meraviglioso senso del gusto che ci ha sempre distinti in ogni ambito e che è il caso di mantenere, anche parlando, senza chiusure, ma con un sano senso critico.

Il materiale che vado raccogliendo è tanto e molto curioso (a tratti esilarante, preparatevi…) quindi verrà pubblicato in brevi puntate.
Per farvi capire dove andrò a parare, vi propongo un discorsetto che oggi probabilmente lasceremmo scivolare via, soprattutto in certi ambienti lavorativi. Sentite qui:

«Oggi sono stato a un meeting del brand per il quale sono buyer. Poi a un party nella club house del golf Vattelapesca: una location fantastica! Il catering era il top. Hanno distribuito una infinità di gadgets ed era pieno di Vip. Domani abbiamo un sit in e poi rientriamo. Viaggeremo in economy, ma ok…». Notate qualcosa? Nulla di male, è vero, a parte il fatto che una delle poche parole italiane è “Vattelappesca”, che si scrive con due P ed io credevo con una… e che i vocabolari riportano come: vattelo a pescare, e cioè “Chi lo sa?”.

Insomma: nulla di male, solo che il discorso di cui sopra potrebbe recitarlo Enrico Brignano e ci farebbe ridere. Non solo lui, tra i comici, ha trovato irresistibile scimmiottare gli Italiani che esagerano. La stessa cosa si può dire così: «Oggi sono stato a un incontro dell’azienda per la quale faccio il buyer (“il compratore” magari suona antiquato… e passi!). Poi c’è stato un ricevimento presso la sede del golf Vattelappesca, davvero bellissima. Il servizio di ristorazione è stato eccellente. C’erano molti personaggi importanti e sono stati distribuiti molti omaggi promozionali. Domani abbiamo un’ultima riunione e poi rientriamo in aereo. In classe economica, ma va bene».
Suona così male?

Mentre dalla prossima volta analizzeremo ad uno ad uno i termini inglesi (poi quelli francesi eccetera…) che stanno cambiando il nostro modo di esprimerci, voglio ricordare una coppia di anziani che partiva per la sua prima crociera, regalo dei figli per le nozze d’oro. L’agente di viaggi mostrò loro una delle tante offerte e disse: «Questo è un pacchetto un poco più caro, ma è all inclusive…»

Risposta pronta della signora: «E che posto è?» Siamo proprio sicuri che a far sorridere fosse la reattiva signora sull’ottantina che non sapeva dove fosse “Olinclusiv” (…), e non il quarantenne agente di viaggio che si dimenticò l’esistenza di “tutto compreso”?
A presto!

Cinzia Panzettini – Vulcano di Parole

Foto: brockfordpost.it

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