Tenerife non fa sconti. Professionalità e buona conoscenza del territorio

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Tenerife non fa sconti. Professionalità e buona conoscenza del territorio

“Professionalità: la qualità di chi svolge il proprio lavoro con competenza, scrupolosità e adeguata preparazione professionale (Treccani)”.

È necessaria molta passione per il proprio lavoro per sentire la spinta a formarsi nel modo migliore, ad aggiornarsi sempre, a far meglio sempre. All’origine di una vera professionalità è la passione il motore più forte. Nemmeno la gratificazione economica riesce dove riesce la passione per il proprio lavoro, perché il denaro come unico fine – essendo purtroppo l’Avere un valore di riferimento più potente dell’Essere – può arrivare a offenderla, una professione.

Ci si può improvvisare in un ruolo, per denaro, o si può imitare o persino copiare un prodotto senza perdere tempo a crearne uno diverso o migliore; si possono millantare titoli che non si posseggono e si può arrivare a contraffare, a sofisticare prodotti alimentari, a spacciare qualcosa per qualcos’altro dichiarando il falso, per denaro.

Un vero professionista non si piegherà mai a fare nulla del genere, perché ama ciò che fa e servire la sua clientela o il suo datore di lavoro al meglio è un punto d’onore (e d’amore) irrinunciabile. Essere dei veri professionisti nel proprio settore è anche avere una morale: sapere di offrire o di vedere non chiacchiere, ma sudore e impegno costante.

Esistono ancora i professionisti seri? Assolutamente sì e sono moltissimi e preziosi. Nella “Babilonia” degli ultimi anni la professionalità è diventata più rara e molto giustamente meglio retribuita e gratificata. La differenza costa, ma paga, restituendo in qualità ciò che la cattiva qualità incassa e basta.
Ogni volta che abbiamo bisogno di un prodotto, di un servizio o di una consulenza importanti, speriamo di incontrare una persona seria e preparata…

Professionalità e buona conoscenza del territorio: Tenerife non fa sconti.

…Ci aspettiamo che costi di più e magari la approcciamo con prudenza e confrontando i prezzi, se abbiamo un budget da rispettare, ma… possiamo negare che nell’epoca delle “patacche” cominciamo ad averne abbastanza di spendere il nostro denaro in prodotti e servizi destinati a durare poco o a dare risultati sempre più deludenti?

Noi Italiani eravamo – e lo siamo ancora, anche se in misura minore per una crisi che ha investito tutti – un esempio di ineguagliabile professionalità. Agli emigranti che sbarcarono in America con pochi panni pressati nelle famose “valige di cartone” e con addosso abiti logori, veniva chiesto: “Che cosa sai fare?”. Rispondevano aiutati dagli interpreti: la camiciaia, il selciatore, il muratore, il viticultore, il sarto, il calzolaio, il panettiere, il cuoco. Non parlavano la lingua, è vero, ma erano i tempi in cui la sola lingua parlata era il dialetto. Ebbene, come e quanto sapessero fare il loro lavoro quelle povere persone in massima parte analfabete, l’America lo scoprì in poco tempo rimanendo – possiamo dirlo senza timore di venir smentiti – a bocca aperta. Eravamo (e grazie a Dio possiamo ancora esserlo) sarti e artigiani della calzatura abituati alla cura della rifinitura impeccabile, cuochi che hanno reso grande la Cucina italiana nel mondo, creativi e preparati in modo ineguagliabile in moltissimi settori e attenti alla qualità e alla perizia minuziosa del lavoro come nessuno.

È la professionalità che ha diffuso nel mondo il mito del Made in Italy, non certamente un’audace e riuscita campagna di promozione, quando la “campagna” era solo l’ambiente nel quale si coltivava la terra e la pubblicità muoveva forse i suoi primi passi coi disegni ad inchiostro di china sulle rare riviste.

La professionalità ci ha sempre distinti, dunque, ma ora che emigriamo con i trolley, le carte di credito e gli smartphone, ecco la sorpresa: “cervelli in fuga” a parte e grandi professionisti e tecnici a parte, l’Italia esporta ormai una quantità fino a qualche decennio fa impensabile di approssimazione, di improvvisazione, e persino di presunzione del tutto mal riposta. Non accade solo a Tenerife o alle Canarie: basta infatti leggere i post degli Italiani in Germania, in Svizzera o degli Italiani ovunque per scoprire che i nostri connazionali, soprattutto giovani, cercano disperatamente lavori poco specializzati e non parlano che un poco di Inglese, salvo eccezioni. E sempre che lo parlino.

A Tenerife la stessa situazione è sotto gli occhi di tutti da anni e desta preoccupazione. All’isola, come ovunque, la vera professionalità italiana è ancora molto apprezzata, anche se poi vi sono contesti nei quali non è presente perché, semplicemente, non è richiesta. Di norma chi sa fare bene un lavoro collocabile entro alcuni settori e parla un poco di Spagnolo e di Inglese, a Tenerife riesce a muoversi in qualche modo. Per gli altri, tutti gli altri, l’isola si presenta ingannevole. È già a prima vista satura di tutto, ma va battuta palmo a palmo per capire che non la si conosce guardandosi intorno durante un paio di vacanze. Nemmeno un occhio allenato può sempre districarsi nelle sue tante eterogenee realtà territoriali. Spesso le caratteristiche del solo turismo e dei servizi ad esso destinati cambia da Ayuntamiento ad Ayuntamiento (da municpio a municipio), e prima di un lasso di tempo ragionevole non si decifrano né il tessuto sociale né la sua domanda.

Dal nostro Paese partono con la necessità di reinventarsi da zero, persone che si scoraggiano all’idea di intraprendere in Italia, dove una piccolissima attività si trova a mettere sul tavolo conti che non quadrano in partenza. Investono all’isola, allora, credendo che le condizioni fiscali delle Canarie rendano semplice una piccola attività che dia da vivere. Può accadere e ce lo auguriamo sempre, ma purtroppo è cosa abbastanza rara e tutt’altro che semplice. Inventarsi a partire dal nulla, qui all’isola come ovunque nel mondo, è possibile quasi esclusivamente per i lavori o le imprese che non richiedano particolari competenze e preparazione, ma proprio per questo sono diffusissime. Senza professionalità si fa la fila quasi ovunque, insomma.

Tenerife purtroppo non solo non fa eccezione, ma non fa sconti. Non è una realtà che si possa trattare con leggerezza. Chi lo pensa deve essere consapevole di rischiare di arrecarsi un danno e spesso, vendendo servizi, ad esempio, di danneggiare i suoi clienti.
L’informazione che allerta nei confronti del fenomeno della mancanza di professionalità esiste, è diffusa, i residenti lo sanno magari proprio per averne pagato per primi lo scotto.
Un serio professionista ha sempre qualcosa di molto importante da perdere: la sua reputazione e la sua clientela, oltre che anni di lavoro investiti. Chi non è professionale invece se va bene incassa e se va male non perde nulla.

Prudenza per chi investe, dunque. Per chi vende e per chi acquista. Il momento di difficoltà economica immette sul mercato veramente di tutto e tutti. L’unica difesa possibile è saper scegliere.

La redazione

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