Il testamento di Nardi: “Cambiate idea sulle cose e non arrendetevi mai”. Il ragazzo di pianura che sfida i ghiacciai eterni

0
323

Il testamento di Nardi: “Cambiate idea sulle cose e non arrendetevi mai”. Il ragazzo di pianura che sfida i ghiacciai eterni

Genuino, guascone ed entusiasta della vita: ecco il mio ricordo di Daniele. Non l’alpinista ma la persona. Merce rara nel litigioso mondo dell’alpinismo, dove molti si atteggiano a primedonne. Il suo testamento? «Siate capaci di cambiare idea sulle cose e non arrendetevi mai»

Ho conosciuto Daniele Nardi a luglio del 2016 all’Outdoor Festival in Val di Fassa. Mi aveva fatto subito simpatia per il suo essere semplice e un po’ guascone, gentile ed entusiasta della vita. Ci siamo rincontrati a novembre dello stesso anno al festival MonzaMontagna: aveva accettato felice l’invito per venire a raccontare la sua esperienza di alpinista himalayano descritta nel suo libro «Verso l’ignoto». E si era accontentato solo di un rimborso spese per il viaggio, rinunciando anche all’hotel per la notte. Alla fine quella era risultata la serata meglio riuscita in 14 edizioni del festival.

Con la sua simpatia e la sua parlata all’amatriciana quella sera, pur nel profondo nord della Brianza, aveva conquistato tutti: padri e madri di famiglia, vecchi alpini e giovani climber. È stato «il primo alpinista nato sotto il Po ad aver scalato Everest e K2» più altri tre Ottomila, eppure era rimasto umile e alla mano: a cena con gli organizzatori prima della serata a furia di scherzare e parlare di montagna aveva fatto arrivare tutti in ritardo al teatro; e dopo la serata si sarebbe adattato a dormire sul mio divano in salotto visto che non ho una camera per gli ospiti («Non ti preoccupare, in quota ho dormito su giacigli ben più scomodi», aveva riso).

Daniele era fatto così: sensibile e genuino, appassionato senza mai mettersi in cattedra. Merce rara nel litigioso mondo dell’alpinismo, dove molti – scalatori, portavoce e portaborse – a volte si atteggiano a primedonne con un ego grande come lo Sperone Mummery, senza peraltro averlo mai salito. E nemmeno tentato. Loro, i grandi alpinisti del nord Italia, con le patacche ben esibite su felpe e piumini; Daniele Nardi da Sezze, provincia di Latina, con meno sponsor ma con il distintivo invisibile di Ambasciatore dei Diritti Umani per sostenere progetti di solidarietà e pace in Nepal e Pakistan, di cui andava fierissimo.

Non posso dire che fossimo amici, come in queste ore fanno in molti, compreso chi fino a ieri ne aveva detto e scritto peste e corna. O come chi nei giorni scorsi ne aveva già fatto l’epitaffio quando erano ancora in corso le ricerche. Più semplicemente credo ci fosse stima e simpatia dal punto di vista umano, almeno da parte mia. Quando, prima ancora che si sposasse con Daniela e diventasse papà di Mattia, gli avevo chiesto…

continua a leggere su https://www.lastampa.it/2019/03/10/blogs/fuori-pista/il-testamento-di-nardi-cambiate-idea-sulle-cose-e-non-arrendetevi-mai-VtgWEsfyu94MZ2oVBnF4yL/pagina.html

Autore Max Cassani

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

+ 54 = 63