Laboratorio della Memoria Collettiva per Italiani a Tenerife: al lavoro!

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Laboratorio della Memoria Collettiva per Italiani a Tenerife: al lavoro!

Tra le tante sorprese riservatemi dal Laboratorio della Memoria per Italiani a Tenerife – che curo personalmente per la mia casa editrice “Vulcano di parole” – la più sbalorditiva è l’interesse che tutti i membri del gruppo, nessuno escluso, stanno riservando alla parte che ritenevo meno divertente e più faticosa: l’apprendimento delle regole basilari per scrivere un bel racconto.

Il nostro prossimo traguardo è infatti arrivare insieme a un romanzo corale che riguardi gli Anni Sessanta e Settanta, oggetto del nostro percorso di ricerca. Il romanzo prevede l’azione di personaggi di fantasia creati dai partecipanti al Laboratorio; ogni personaggio avrà una sua storia, un suo ambiente, una sua crescita. Si tratterà quindi di rappresentare, attraverso più trame, gli anni tra “boom economico” e il 1979. Io stessa curerò l’editing per rendere omogenea la narrazione, quando tutte le storie saranno completate e si intrecceranno nei punti decisi insieme.

Mentre questo sta avvenendo, faccio applicare direttamente ai partecipanti le regole di base per scrivere per un pubblico di lettori.
«Ma
le regole per scrivere, in un aspetto personale quale la scrittura, non appiattiscono tutto? Non rischiano di omologare tutti?» qualcuno di voi si chiederà… Ebbene un giorno, quando frequentavo la Scuola Holden di Torino (un’eccellenza italiana fondata nel 1994 da Alessandro Baricco, che ne è l’attuale Preside), un amico mi disse che una scuola di scrittura creativa “alla mia età” era una follia, perché avrebbe “ucciso il mio stile”. Mi impressionò e non nego che, seduta intorno a quel tavolo, ascoltando i docenti ebbi un atteggiamento critico che altrimenti non avrei avuto. Mi stavano spersonalizzando? Avrebbero agito su aspetti peculiari del mio modo di scrivere, ignorando il lungo tempo trascorso china sulla mia rumorosa Olivetti, prima, e su vari pc in seguito?

Oggi ho la risposta, e la risposta è no. Apprendere la Tecnica della Narrazione non è diverso dall’imparare la tecnica per usare bene i colori a olio: non cambiano le immagini che conserviamo nella mente e che vogliamo rappresentare sulla tela, ma ci sarà più facile ottenere proprio il dipinto che volevamo e non qualcosa che gli assomiglia molto, ma…
Imparare a scrivere per i lettori è una strada meno lunga e, se ben guidati, più istintiva di quanto possiate immaginare. E questo perché
tutti noi siamo narratori, senza saperlo.

Ricordatevi che raccontare è tra le prime cose che impariamo a fare da piccoli. Persino un bambino che non sa ancora parlare bene proverà a raccontarci qualcosa che gli è appena accaduto, con gesti, espressioni, indicando qualcosa o qualcuno. Raccontare, nella vita di tutti i giorni ci è indispensabile, poi farne un’arte personale, una forma espressiva appassionante è questione di poche regole da non dimenticare mentre si lavora prima al progetto di una storia e solo dopo alla sua stesura

Ed eccovi rivelata una delle regole più importanti per non trovarsi, ad un certo punto, a mollare tutto.
Avete idea di quanti romanzi incompleti stiano nel buio di qualche cassetto? Milioni, ad essere veramente ottimisti. E quasi certamente sono i romanzi non costruiti prima, con pazienza, a tavolino, prima di partire in quarta a ticchettare sulla tastiera perché l’idea era così bella… e poi doversi confrontare con una mancanza nella trama che diventa un baratro. E si pianta tutto, perché ci sarebbe da ripartire daccapo.

Nel Laboratorio abbiamo strutturato le trame e ho privilegiato, insegnando, la partecipazione attiva e critica all’ascolto passivo. Ho guidato il gruppo in diversi esercizi dai quali, partendo da input uguali per tutti ho ottenuto – come sapevo sarebbe accaduto – risultati diversi da ogni partecipante. Buoni risultati? Lo dico con orgoglio: ottimi.
Il gruppo sta scrivendo e rispondendo, in questa parte del percorso, con uno stupore e una gratificazione che immensamente stupiscono e gratificato me.

Il romanzo corale prende forma e credo – a loro non l’ho ancora detto, quindi è qui che lo sapranno – che i partecipanti a questo Laboratorio ben difficilmente smetteranno di scrivere. Lo so per esperienza, ma lo leggo nei loro sguardi, spesso commossi, quando si rendono conto di aver fatto qualcosa che non pensavano di poter fare; o quando, se già appassionati di scrittura, sentono che potranno fare meglio.

La scrittura si rivela, al Laboratorio della Memoria per gli Italiani a Tenerife, come mezzo ineguagliabile di autoanalisi, di miglior lettura del mondo – con i suoi paesaggi anche umani, con i suoi dettagli apparentemente insignificanti e i suoi cambiamenti – ma anche come mezzo per liberare emozioni compresse, desideri, speranze e sogni. E dolore, rabbia, rimpianto, nostalgia, e tutti i sentimenti che accompagnano la vita.

Sembra incredibile, ma la scrittura che è una passione che si coltiva in solitudine, lontano da chiunque, è una forma di comunicazione molto profonda con il nostro prossimo, oltre che uno specchio per noi stessi.
Momenti emozionanti, al Laboratorio. Desidero ringraziare qui tutti i miei
“ragazzi”!

Cinzia Panzettini cinziatenerife@hotmail.com 

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