AIRE e tasse: controlli fiscali anche attraverso i social

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AIRE e tasse: controlli fiscali anche attraverso i social

Non c’è pace per chi ama farsi “gli affari propri”. Arriva fresca dagli amici di “Tele Londra”, la televisione sul mondo italiano nel Regno Unito, la conferma che: “L’iscrizione all’AIRE diventa sempre più necessaria per evitare incidenti con il Fisco italiano” 

La prassi di controllare i social network per acquisire informazioni sulle abitudini reali dei contribuenti in realtà è già in uso da un paio d’anni. Alcune sentenze testimoniano e approvano l’uso dei social come ulteriore fonte accreditata per provare l’incongruenza tra la vita nota al Fisco italiano e quella esibita sui social network.

Ma allora, perché se ne torna a parlare con tanto fervore in questi giorni? Per capirlo, da Londra dobbiamo spostarci a Parigi, perché quello che sta succedendo in Francia ha avuto particolare risonanza mediatica, tanto da chiedersi con rinnovata curiosità, quale sia la situazione in Italia.

Il Consiglio Costituzionale francese ha approvato l’utilizzo dei dati pubblicati online e spontaneamente dai contribuenti per usufruire di ulteriori informazioni nella verifica di eventuali frodi fiscali. Una norma approvata nel 2020 consente all’agenzia delle entrate francese di utilizzare gli algoritmi dei social per scovare eventuali evasori fiscali. Naturalmente si tratta di fonti aggiuntive, a cui accedere con controlli incrociati sui database. La Francia ha creato una piattaforma di data mining, un software che analizza “posizioni fiscali, piattaforme di e-commerce e anche i social network” (Cit today.it).

Un sistema che in realtà è già in uso da tempo. In Italia, grazie ad una circolare emessa dall’Agenzia delle Entrate 4 anni fa, lo Stato può attingere a “fonti aperte” per reperire notizie sui contribuenti, ed andare quindi oltre l’utilizzo dei database esistenti. Di fatto, come confermato anche da una circolare delle Fiamme Gialle del 2018, è possibile consultare “elementi utili non risultanti dalle banche dati”, ed automaticamente prendere come riferimento informazioni generate da stampa, siti internet, social network relative al comportamento dei contribuenti in materia fiscale.

È obbligo precisare che in Italia, a differenza della Francia, l’utilizzo dei social come fonte di informazione avviene in merito ad indagini già in corso, ma è altrettanto certo, che i social network fanno parte del quotidiano di milioni di persone e rappresentano quindi un’inesauribile risorsa di informazioni sugli utenti.

Per chi ancora non lo avesse compreso: la sobrietà, nell’utilizzo dei social network, conviene.

Francesca Passini

 

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