Pannelli solari sull'acqua per nutrire un allevamento di pesci: Tazacorte fa da laboratorio all'Europa delle isole

Scritto il 24/09/2026
da Redazione

Nel porto di Tazacorte, tra le barche da pesca e la parete scura della costa occidentale della Palma, galleggeranno dei pannelli solari. Non sulla terra, dove lo spazio pianeggiante è poco e prezioso, ma sull'acqua. Produrranno 309 kWp e forniranno energia e acqua dissalata a un impianto di acquacoltura, con l'obiettivo di tagliarne le emissioni. È il dimostratore canario di "Isla Bonita", un progetto europeo presentato sull'isola il 21 settembre, con riunioni di lancio fino al 23.

Il nome è un gioco facile, visto che "Isla Bonita" è il soprannome della Palma. Il contenuto è più interessante del nome. Il progetto è finanziato dalla missione Ue "Ripristinare i nostri oceani e le nostre acque entro il 2030", nel programma Horizon Europe. Durerà sessanta mesi, da settembre 2026 ad agosto 2031, e riunisce 48 enti beneficiari di sedici paesi. Canarias7 indica una dotazione di 17,66 milioni di euro. Il coordinamento è della Plataforma Oceánica de Canarias (PLOCAN), l'infrastruttura scientifica con sede a Telde, Gran Canaria.

L'impianto di Tazacorte sarà guidato dalla norvegese Ocean Sun. Il beneficiario diretto è un'azienda locale, AcuiPalma. Il suo amministratore delegato, Freddy Medina, l'ha detta in modo semplice: per loro è un'occasione per portare la ricerca «nella realtà in cui lavoriamo».

Chi guida il cambiamento

La premessa del progetto rovescia un'abitudine consolidata. Di solito sono centri di ricerca e aziende a proporre soluzioni, e gli enti locali ad accoglierle. Qui, spiega PLOCAN, sono le autorità di ciascuna isola a guidare: cabildos, comuni, governi regionali, con il supporto tecnico di scienziati e imprese. Le isole europee condividono gli stessi problemi, cioè dipendenza energetica, rifiuti difficili da gestire, ecosistemi marini degradati e forte pressione turistica. Raramente però hanno da sole le risorse tecniche e finanziarie per affrontarli.

Per questo nasceranno nove "laboratori viventi", uno per isola, dove siederanno allo stesso tavolo amministrazioni, pescatori, imprese, ricercatori e cittadini. «Le soluzioni tecnologiche da sole non bastano», ha detto Elba Bueno, CEO del Cluster Marittimo delle Canarie, che ha organizzato le sessioni di lancio.

Gli altri dimostratori danno l'idea della varietà. Guadalupa lavorerà sulla valorizzazione del sargasso, le Azzorre su tecnologie per un whale watching sostenibile, Ischia sul ripristino dei coralli di acque fredde. Santorini avrà un programma integrale sui rifiuti, Malta un sistema di depurazione a basso consumo, le Orcadi il ripristino dei banchi di ostriche e il recupero delle reti perse. Bornholm e Gotland, nel Baltico, lavoreranno su habitat costieri e sulla continuità tra terra, fiumi e mare.

Cosa resta alle Canarie

Oltre all'impianto di Tazacorte, PLOCAN ospiterà a Gran Canaria un "Mission Ocean Accelerator Hub" permanente, con partner finanziari specializzati. Il suo compito è far sì che le roadmap di ogni isola trovino investimenti veri invece di restare sulla carta. È l'impegno più ambizioso e il più difficile da verificare: se ne potrà giudicare solo tra qualche anno.

Il CEO di PLOCAN, José Joaquín Hernández, ha sottolineato che il progetto viene guidato «da qui, dall'isola della Palma». Per un'isola che negli ultimi cinque anni è finita sui giornali soprattutto per il vulcano, non è poco.