Alba del 25 luglio 1797. Le vedette del Castillo de San Cristóbal a Tenerife avvistano 37 navi inglesi. A bordo: l'ammiraglio Horatio Nelson. Obiettivo: conquistare Santa Cruz.
Non andò come previsto. Nelson perse il braccio destro, oltre 400 uomini, e fu costretto alla ritirata. Le fortificazioni canarie—costruite secolo dopo secolo—avevano funzionato. Quelle mura erano la memoria viva di un arcipelago che per trecento anni aveva vissuto con gli occhi fissi sul mare, sempre in allerta.
Un arcipelago al centro delle rotte dei pirati
Le Canarie furono per secoli il crocevia tra Europa, Africa e Americhe. Chi le controllava dominava le rotte commerciali. Chi non riusciva a controllarle, cercava di saccheggiarle.
Dal XVI al XVIII secolo, centinaia di attacchi. Tra i più devastanti:
François Le Clerc ("Pata de Palo"), corsaro francese: nel 1553 distrusse Santa Cruz de La Palma, incendiando chiese e abitazioni. La città impiegò decenni per riprendersi.
Sir Francis Drake: nel 1595 tentò di conquistare Las Palmas de Gran Canaria. Fu respinto, ma l'attacco lasciò un segno profondo.
I corsari barbareschi dal Nord Africa: incursioni regolari su Fuerteventura e Lanzarote. Non cercavano solo oro: rapivano persone da vendere come schiavi nei mercati mediterranei.
Torri e fortezze: l’Atlantico diventa una linea difensiva
La risposta fu trasformare l'arcipelago in una rete difensiva. Ogni isola sviluppò il proprio sistema di protezione.
A Tenerife, il Castillo de San Cristóbal (oggi visitabile nei sotterranei) aveva l'artiglieria più potente dell'Atlantico. Il Castillo Negro (San Juan Bautista), in pietra lavica, è ancora perfettamente conservato.
Le torri comunicavano con fuochi: quando una avvistava navi nemiche, accendeva un segnale replicato di torre in torre fino ad allertare l'intera isola.
A Lanzarote e Fuerteventura, le più esposte ai barbareschi, sorsero piccole torri di avvistamento e rifugi sotterranei. Molti villaggi costieri furono abbandonati: meglio l'entroterra arido che il rischio del rapimento.
Vivere sotto assedio
Gli abitanti svilupparono una cultura della vigilanza. Turni di guardia obbligatori. Campane d'allarme. Piani di fuga verso grotte nell'entroterra.
A Fuerteventura si organizzavano vere esercitazioni di evacuazione. I bambini crescevano sapendo esattamente dove correre sentendo il grido "¡Moros en la costa!" (Mori in costa)—espressione che in Spagna indica ancora oggi un pericolo imminente.
Le celebrazioni religiose si intensificarono: i santi patroni venivano invocati per protezione dal mare. La Virgen de la Candelaria e La Virgen del Pino erano considerate protettrici contro gli invasori.
Un'eredità viva
Oggi queste fortificazioni sono visitabili:
- Castillo de San Cristóbal (Tenerife): sotterranei aperti, ingresso gratuito
- Castillo de la Luz (Gran Canaria): centro espositivo, €3
- Museo Naval (La Palma): documenti e reperti delle battaglie
Ogni estate, rievocazioni storiche. A Santa Cruz de La Palma, la Bajada de la Virgen include la messinscena dell'attacco di Le Clerc con cannoni e battaglie simulate.
Le fortificazioni canarie non sono ruderi turistici. Sono il simbolo di comunità che hanno scelto di resistere, che hanno trasformato la vulnerabilità in resilienza.
Le Canarie non dimenticano. E forse proprio per questo sanno ancora guardare il mare senza paura.

