Le acque cristalline delle Canarie, simbolo del turismo internazionale dell'arcipelago, affrontano una minaccia crescente: l'inquinamento causato da infrastrutture fognarie obsolete e insufficienti. Secondo le denunce di organizzazioni ambientaliste locali, numerose zone costiere dell'arcipelago soffrono di scarichi non adeguatamente depurati, particolarmente nelle aree ad alta pressione turistica.
Il problema non è nuovo, ma la crescita demografica e l'intensificarsi dei flussi turistici hanno aggravato una situazione già critica. Le reti fognarie di molte località costiere risalgono a decenni fa e non sono state progettate per gestire l'attuale volume di reflui. Durante i periodi di picco turistico, gli impianti di depurazione risultano spesso sovraccaricati, con conseguenti sversamenti in mare che mettono a rischio sia l'ambiente che la salute dei bagnanti.
Le organizzazioni civiche e ambientaliste hanno presentato una serie di richieste urgenti alle autorità. In primo luogo, chiedono un sistema di avvisi pubblici tempestivi quando i parametri di balneabilità superano i limiti di sicurezza, con cartellonistica chiara sulle spiagge interessate. Troppo spesso, sostengono gli attivisti, i cittadini e i turisti non vengono informati adeguatamente dei rischi, continuando a fare il bagno in acque potenzialmente pericolose.
Altrettanto importante è la richiesta di chiusura temporanea delle aree di balneazione quando i livelli di inquinamento rappresentano un rischio sanitario concreto, come del resto previsto dalla normativa europea. Ma la soluzione più strutturale passa attraverso un piano straordinario di investimenti per l'ammodernamento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione, con particolare attenzione alle zone turistiche che generano i maggiori volumi di reflui.
La questione va ben oltre l'aspetto puramente ambientale, toccando direttamente la salute pubblica e l'economia locale. L'esposizione a acque contaminate può causare infezioni gastrointestinali, cutanee e respiratorie, sia nei residenti che nei turisti. I dati sanitari mostrano picchi di queste patologie proprio nei periodi di maggiore afflusso turistico, quando la pressione sulle infrastrutture è massima.
Dal punto di vista economico, l'inquinamento delle acque rappresenta una minaccia esistenziale per il settore turistico, che costituisce la principale fonte di reddito dell'arcipelago. La reputazione delle destinazioni balneari richiede decenni per essere costruita, ma può essere danneggiata rapidamente da episodi di inquinamento che, nell'era dei social media, si diffondono in poche ore a livello globale.
L'Italia, secondo i dati ISPRA del 2024, presenta il 95% delle acque di balneazione classificate come eccellenti, dimostrando che con investimenti adeguati è possibile mantenere standard elevati anche in presenza di forte pressione turistica. Le Canarie, pur appartenendo alla Spagna, possono guardare a questi esempi virtuosi per migliorare la propria gestione delle acque costiere.
Gli esperti concordano sulla necessità di un approccio integrato che combini investimenti infrastrutturali a lungo termine con un monitoraggio costante della qualità delle acque. Serve inoltre una pianificazione urbana più sostenibile che tenga conto della capacità di carico del territorio e un programma di educazione ambientale rivolto sia ai residenti che ai turisti.
Senza interventi strutturali, il problema è destinato ad aggravarsi con l'aumento previsto dei flussi turistici nei prossimi anni. Le previsioni parlano di una crescita del turismo alle Canarie che potrebbe superare il 20% nel prossimo quinquennio, rendendo ancora più urgente l'adeguamento delle infrastrutture. La sostenibilità ambientale non è più un'opzione o un lusso, ma una necessità assoluta per preservare il patrimonio naturale dell'arcipelago e garantire la sua prosperità futura.

