Criptovalute e regolamentazione: MiCA, euro digitale e svolta “mainstream” dopo ETF e regole globali

Scritto il 13/02/2026
da Redazione

Per anni le criptovalute sono cresciute in uno spazio ibrido: abbastanza grandi da attirare capitale globale, ma troppo frammentate per avere regole uniformi. Il risultato è stato un mix di innovazione reale e vulnerabilità sistemiche: piattaforme opache, conflitti di interesse, rischi di custodia e bolle speculative. Il caso FTX nel 2022 è diventato un simbolo perché ha mostrato, con un fallimento improvviso, cosa può succedere quando intermediari molto grandi operano senza gli standard tipici della finanza regolamentata.

In Europa, la risposta più strutturale è arrivata con MiCA (Markets in Crypto-Assets), un quadro regolatorio unico che introduce requisiti per emittenti, trasparenza, autorizzazioni e supervisione. Ma un punto da tenere preciso è la tempistica: MiCA è entrato in vigore nel 2023 e si applica “a scaglioni”, con le regole su stablecoin operative dal 30 giugno 2024 e il regime principale per i fornitori di servizi crypto applicabile dal 30 dicembre 2024; in alcuni Paesi possono esserci regimi transitori fino al 2026. Questa gradualità non è un dettaglio tecnico: significa che la “pulizia” del mercato avviene nel tempo, mentre le imprese chiedono licenze e si adeguano.

Parallelamente, sta avanzando il progetto dell’euro digitale. La BCE ha lanciato la fase di preparazione nel novembre 2023 e ha continuato a chiarire che l’obiettivo non è sostituire il contante, ma offrire una forma di moneta pubblica digitale complementare. (Un caso reale utile per capire la posta in gioco è il dibattito politico europeo: la discussione non riguarda solo la tecnologia, ma anche sovranità dei pagamenti, inclusione (anche offline) e equilibrio con il ruolo delle banche commerciali. Nel febbraio 2026, per esempio, la stampa internazionale ha riportato un passaggio rilevante sul fronte politico-legislativo del digital euro in ambito UE, segnale che il progetto sta entrando in una fase più concreta di decisione. 

Sul piano globale, la “novità” più visibile che ha spinto il settore verso una percezione più mainstream è stata l’approvazione, negli Stati Uniti, di vari strumenti spot su Bitcoin quotati come ETP/ETF: la SEC ha approvato la quotazione e negoziazione di questi prodotti il 10 gennaio 2024.  Questo non rende le criptovalute “sicure per definizione”, ma crea un ponte tra domanda finanziaria e infrastrutture regolamentate, spostando parte dell’esposizione dal mondo degli exchange crypto a quello dei mercati tradizionali.

In parallelo, organismi internazionali stanno cercando convergenza. IOSCO, ad esempio, ha pubblicato raccomandazioni per ridurre rischi di integrità di mercato e protezione degli investitori, cercando di limitare l’arbitraggio regolatorio tra Paesi. Nel complesso, il settore sta entrando in una fase in cui “innovazione” non basta più come giustificazione: si chiede accountability, gestione del rischio e regole comparabili a quelle della finanza tradizionale.