Quanti sono i giovani nel mondo?
Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2024 i giovani tra i 15 e i 24 anni rappresentano circa 1,2 miliardi di persone, pari al 16% della popolazione mondiale. Di questi, la quota più ampia si concentra in Africa subsahariana e in Asia meridionale, dove il cosiddetto 'dividendo demografico', l'abbondanza di forza lavoro giovane, rappresenta al tempo stesso un'enorme risorsa potenziale e una sfida strutturale per i sistemi economici e sociali locali.
In Europa il quadro è opposto: la popolazione invecchia e i giovani rappresentano una quota sempre più ridotta del totale. In Germania, Italia e Spagna, i under 25 sono rispettivamente il 10%, il 10,5% e l'11% della popolazione nazionale: un dato che rende ancora più prezioso ogni investimento nelle nuove generazioni.
Una generazione sotto pressione: il lavoro
Il mercato del lavoro globale continua a penalizzare in modo sproporzionato i giovani. Secondo l'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), nel 2023 il tasso di disoccupazione giovanile mondiale era al 13%, il livello più basso degli ultimi 15 anni, eppure in valore assoluto erano ancora 64,9 milioni i giovani tra 15 e 24 anni senza lavoro nel mondo.
Dato ILO 2023: 64,9 milioni di giovani disoccupati nel mondo. Il tasso di disoccupazione giovanile è circa tre volte superiore a quello degli adulti nella maggior parte dei paesi.
Le disparità geografiche restano drammatiche. Il mondo arabo detiene il record del tasso di disoccupazione giovanile più elevato, superiore al 25% in paesi come Giordania e Tunisia. Al polo opposto, l'Asia orientale e il Pacifico registrano i valori più bassi, trainati da economie come quella giapponese, dove la quasi totale assenza di disoccupazione giovanile è però compensata da una crisi demografica di lungo periodo.
In Italia il tasso di disoccupazione giovanile si attesta intorno al 18-20%, ben al di sopra della media europea (circa 14%). In Spagna supera il 25%, rendendola uno dei contesti europei più difficili per chi cerca lavoro per la prima volta. I Paesi Bassi e la Germania, al contrario, mantengono tassi inferiori al 6%, grazie a sistemi di formazione duale, che alternano studio e tirocinio aziendale, tra i più efficaci al mondo.
I giovani cambiatori di sistema: dall'attivismo all'imprenditoria
Lungi dall'essere una generazione passiva, i giovani di oggi sono spesso protagonisti di trasformazioni profonde. Il movimento Fridays for Future, nato nel 2018 dalla protesta solitaria della sedicenne svedese Greta Thunberg davanti al Parlamento di Stoccolma, è diventato in poco tempo uno dei movimenti giovanili più grandi della storia moderna.
Nel settembre 2019, durante la Global Week for Future, oltre 4 milioni di persone ( la maggior parte giovani studenti) scesero in piazza in 163 paesi del mondo per chiedere azione urgente sul clima. In Germania manifestarono 1,4 milioni di persone in un solo giorno; in Italia oltre un milione, con cortei in decine di città. Il picco assoluto si registrò nella Global Week of Climate Action del settembre 2019, che coinvolse 7,6 milioni di partecipanti: il record mondiale di partecipazione a una campagna civile transnazionale.
Fridays for Future: oltre 7,6 milioni di partecipanti nella settimana del 20-27 settembre 2019 in 163 paesi. Dal Kenya all'India, dagli Stati Uniti al Giappone, i giovani hanno trasformato la protesta in proposta: reti di startup green, progetti di economia circolare, campagne di sensibilizzazione digitale. In India, la Fridays for Future locale, fondata dalla giovane Sidha Ravi, ha raggiunto oltre un milione di email inviate al ministro dell'Ambiente in opposizione a normative ambientali considerate insufficienti, portando l'issue all'agenda mediatica nazionale.
Le opportunità di un mondo connesso
Il digitale ha ridisegnato in modo strutturale le opportunità a disposizione delle nuove generazioni. In Cina, il programma Mass Entrepreneurship and Innovation ha generato tra il 2015 e il 2020 oltre 100 milioni di nuovi posti di lavoro legati all'economia digitale, molti dei quali occupati da under 30. In Kenya, la piattaforma M-Pesa ha permesso a migliaia di giovani imprenditori di accedere a servizi bancari e avviare microattività, rivoltando il modello tradizionale dell'inclusione finanziaria.
In Bangladesh, il programma 'Digital Bangladesh' ha formato oltre 500.000 giovani nelle competenze tecnologiche tra il 2009 e il 2022. In Europa, i programmi Erasmus+ hanno permesso a oltre 12 milioni di giovani di formarsi e lavorare all'estero dal 1987 ad oggi, con un impatto misurabile sulla mobilità sociale e sulla costruzione di identità europee condivise.
Cosa chiede la società ai giovani e viceversa
Il rapporto tra le nuove generazioni e le istituzioni è segnato da aspettative reciproche spesso disattese. Da un lato, la società chiede ai giovani flessibilità, capacità digitali avanzate e resilienza di fronte a un mercato del lavoro precario. Dall'altro, i giovani chiedono ascolto, rappresentanza e spazi concreti di partecipazione politica e civile.
Secondo l'Eurobarometro 2023, il 71% dei giovani europei dichiara di volersi impegnare per migliorare la propria comunità, ma solo il 34% ritiene che la propria voce venga presa in considerazione dalle istituzioni. Colmare questo divario è una delle sfide più urgenti per le democrazie contemporanee.
Investire nei giovani: nella loro formazione, nella salute mentale, nell'accesso equo alle opportunità, non è solo un atto di giustizia sociale, ma una scelta strategica per il futuro dell'intera collettività. I paesi che hanno saputo farlo (dalla Corea del Sud alla Finlandia, dal Canada al Ruanda) hanno costruito economie più dinamiche e società più coese.

