La salute è un bene universale, ma non è distribuita in modo uguale. È questa una delle grandi contraddizioni del nostro tempo: viviamo nell'epoca della medicina più avanzata della storia, eppure miliardi di persone non hanno accesso a cure adeguate. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ribadisce con forza nei suoi appelli più recenti: rafforzare la preparazione alle emergenze sanitarie e migliorare la cooperazione internazionale non è più un'opzione, è una necessità urgente.
Le crisi degli ultimi anni, dalla pandemia da COVID-19 alle emergenze climatiche, dai conflitti armati alle ondate migratorie, hanno messo a nudo la fragilità dei sistemi sanitari globali. Sistemi che, spesso, reggono bene in condizioni normali ma si rivelano inadeguati nel momento in cui vengono davvero messi alla prova. La risposta, secondo l'OMS, deve essere globale e coordinata: nessun Paese può permettersi di affrontare da solo le sfide sanitarie del XXI secolo.
La salute mentale: l'emergenza che non si vede
Tra tutte le crisi sanitarie, quella legata alla salute mentale è forse la più sottovalutata. Secondo i dati più recenti, oltre 1 miliardo di persone nel mondo convivono con disturbi mentali di varia natura: depressione, ansia, disturbi bipolari, psicosi, dipendenze. Un numero impressionante, che corrisponde a circa una persona su otto sulla Terra.
Eppure, nonostante questa vastità, la salute mentale continua a ricevere meno attenzione, meno risorse e meno visibilità rispetto ad altre patologie. In molti Paesi, il numero di psicologi e psichiatri disponibili è drammaticamente insufficiente rispetto alla domanda. L'accesso alle terapie è spesso limitato da barriere economiche, culturali e geografiche. E lo stigma sociale che ancora circonda i disturbi mentali impedisce a molte persone di chiedere aiuto in tempo.
L'OMS chiede agli Stati membri di investire in modo significativo nella salute mentale, integrando i servizi psicologici nei sistemi sanitari di base, formando il personale medico e sviluppando campagne di informazione capaci di ridurre il pregiudizio.
La realtà delle Isole Canarie: un caso emblematico
Questa crisi globale non rimane astratta. Si riflette concretamente nelle comunità locali, nelle famiglie, nelle vite quotidiane delle persone. Ne è un esempio emblematico quanto sta accadendo alle Isole Canarie, arcipelago spagnolo nell'Oceano Atlantico noto per il suo clima mite, il turismo e la sua posizione strategica tra Europa e Africa.
In questo contesto apparentemente privilegiato, un gruppo crescente di professionisti della salute sta denunciando quella che definisce una vera e propria "emergenza invisibile": la crisi del benessere psicologico della popolazione locale. Le cause sono multiple e interconnesse. I salari medi nelle Isole Canarie restano tra i più bassi di Spagna, mentre i costi abitativi sono esplosi negli ultimi anni, in parte a causa della pressione turistica che ha trasformato ampi segmenti del mercato immobiliare in affitti brevi per vacanzieri. Il risultato? Una crescente difficoltà per i residenti a trovare alloggi accessibili, vivere con dignità economica e progettare il futuro.
A questo si aggiungono una diffusa incertezza lavorativa, le ricadute psicologiche della stagione pandemica e la percezione di essere lasciati indietro da un sistema che sembra privilegiare il turista rispetto al cittadino. Insieme, questi fattori creano un terreno fertile per l'aumento di disturbi d'ansia, depressione e burnout.
Mettere la persona al centro
La risposta a queste sfide non può essere solo medica. Richiede un cambiamento culturale e politico profondo: mettere il benessere della persona (nella sua interezza fisica, mentale e sociale) al centro delle decisioni pubbliche. Significa investire in servizi di salute mentale accessibili e gratuiti, costruire politiche abitative eque, garantire salari dignitosi e ridurre le disuguaglianze strutturali che alimentano il disagio psicologico.
Salute globale e salute locale non sono mondi separati. Sono due facce della stessa medaglia. Capire questa connessione è il primo passo per costruire sistemi sanitari, e società, davvero a misura d'essere umano.

