Blue Zones: perché a Okinawa si vive più a lungo?

Scritto il 26/02/2026
da Redazione

Esiste un filo sottile che attraversa alcuni angoli del pianeta, unendo comunità apparentemente distanti per geografia e cultura ma accomunate da un dato straordinario: le persone lì vivono, in media, molto più a lungo del resto del mondo. Questi luoghi prendono il nome di Blue Zones, un concetto reso celebre dal lavoro divulgativo di Dan Buettner e da ricerche demografiche che hanno identificato cinque aree diventate emblematiche: Okinawa in Giappone, l’Ogliastra in Sardegna, Nicoya in Costa Rica, Icaria in Grecia e la comunità avventista di Loma Linda in California.

Tra queste, Okinawa occupa un posto speciale. L’arcipelago situato nell’estremo sud-ovest del Giappone è stato per anni associato a uno dei più alti livelli di longevità, in particolare femminile, con una concentrazione di centenari che ha attirato l’attenzione internazionale. Perché proprio qui?

La spiegazione genetica è la più immediata, ma anche la più incompleta. Il vantaggio di Okinawa appare legato soprattutto a un equilibrio culturale e sociale: quando cambiano abitudini alimentari e stili di vita, cambiano anche gli indicatori di salute. La longevità non è un dono immutabile, ma un sistema fragile.

La dieta tradizionale si basa su vegetali, legumi, tofu, alghe e patate dolci, con un apporto calorico moderato. Centrale è il principio dell’hara hachi bu, fermarsi quando si è sazi all’80%. Non una dieta restrittiva, ma una norma culturale di moderazione.

Accanto al cibo, conta la struttura sociale. I moai, gruppi di sostegno che possono durare tutta la vita, creano reti di solidarietà costante. In un’epoca segnata dalla solitudine, questo tessuto relazionale agisce come infrastruttura della salute.

E poi c’è l’ikigai, la “ragione di essere”: la continuità di uno scopo anche in età avanzata. Molti anziani restano attivi, partecipano alla vita comunitaria, coltivano, insegnano. Il movimento quotidiano — camminare, lavorare l’orto, danzare — sostituisce la cultura della performance sportiva.

Okinawa non è un mito fuori dal tempo. Sta cambiando, come cambia il mondo. Proprio per questo è uno specchio: mostra che la longevità è un equilibrio collettivo, fatto di relazioni, ambiente e cultura.