Il paradosso canario: prima in crescita, ultima in benessere
Le Isole Canarie guidano la classifica della crescita economica regionale in Spagna. Nel 2025, secondo le stime dell'AIReF — l'Autorità Indipendente per la Responsabilità Fiscale — il PIL dell'arcipelago cresce a un ritmo tra il 3,8% e il 4%, il più alto tra tutte le comunità autonome spagnole. Eppure nello stesso anno, il rapporto Arope sulla povertà in Spagna fotografa una realtà opposta: le Canarie registrano uno dei tassi più elevati di rischio di esclusione sociale dell'intero paese, con circa un terzo della popolazione in condizione di vulnerabilità economica.
È questo il paradosso canario. Un arcipelago che cresce più di tutti ma distribuisce meno di tutti. Il PIL pro capite delle Isole Canarie si attesta intorno ai 24.900 euro, tra i più bassi delle regioni spagnole, appena sopra Andalusia ed Estremadura. Il salario medio è di 1.600 euro al mese, tra i più bassi del paese, in un'economia in cui il turismo — settore che impiega quattro lavoratori su dieci — continua a generare valore aggiunto modesto per chi ci lavora e straordinario per chi lo possiede.
Il bilancio 2026 e la scommessa sulla diversificazione
Il governo regionale ha approvato per il 2026 un bilancio di 12,49 miliardi di euro, il 7% in più rispetto all'anno precedente. Le previsioni macroeconomiche su cui si fonda indicano però una crescita del PIL del solo 1,9% per l'anno in corso — in netto rallentamento rispetto ai ritmi del biennio precedente. Il dato riflette la cessazione progressiva dei fondi europei del Piano Next Generation EU, di cui le Canarie hanno speso meno della metà delle risorse assegnate, con un livello di esecuzione al di sotto del 50% secondo i dati del Tesoro spagnolo.
I sindacati hanno accolto favorevolmente il bilancio, segnalando però insufficienze strutturali nell'istruzione — la spesa pubblica non raggiunge ancora il 5% del PIL previsto dalla legge regionale — e ribadendo la necessità di migliorare la distribuzione della ricchezza. Non è una critica di minoranza: è la fotografia di un sistema che produce numeri brillanti in aggregato e lascia irrisolte le disuguaglianze che quei numeri nascondono.
La Zona Especial Canaria: vantaggio competitivo o incentivo alla speculazione?
Il regime fiscale delle Isole Canarie — il REF Canarie — è riconosciuto dall'Unione Europea come strumento di compensazione per la distanza geografica dell'arcipelago. Al suo interno, la Zona Especial Canaria (ZEC) consente alle imprese registrate di pagare un'imposta sulle società del 4%, contro una media europea che supera il 20%. Il governo regionale ha istituito nel 2025 un Commissario REF per promuoverne la conoscenza nelle scuole, nelle università e all'estero.
Il risultato è un flusso record di 193 miliardi di euro di investimenti esteri — ma le autorità stesse ne ammettono il problema: la grande maggioranza è concentrata nel comparto immobiliare. Il governo auspica un riequilibrio verso investimenti produttivi, orientati all'innovazione e all'internazionalizzazione, che nel 2024 hanno incrementato le esportazioni regionali di circa 538 milioni di euro. L'arcipelago è la regione spagnola con il maggior tasso di risparmio pro capite e un superavit di bilancio di 538 milioni di euro: i capitali ci sono. Il nodo è dove vanno.
ZEC: requisiti, limiti e perché non basta la fiscalità agevolata da sola
Per accedere alla Zona Especial Canaria le imprese devono avere sede legale e operativa nelle isole, creare almeno tre posti di lavoro nei primi due anni e rispettare un investimento minimo. Il regime è approvato dall'UE e non figura nella black list OCSE dei paradisi fiscali — una distinzione che le autorità locali tengono a sottolineare. Il problema strutturale, come segnalano gli economisti, è che la fiscalità agevolata da sola non basta: senza un parallelo investimento nella formazione, nelle infrastrutture digitali e nella qualità dei servizi pubblici, il rischio è attrarre capitali che non restano e lavori che non crescono.
Il nodo immobiliare: 193 miliardi di investimenti e 46 persone per un appartamento
A fronte di un flusso di investimenti Canarie senza precedenti, la realtà sul campo racconta un'altra storia. A Las Palmas de Gran Canaria e in molte città dell'arcipelago, fino a 46 persone competono per lo stesso appartamento in affitto. Il governo regionale ha stanziato 18 milioni di euro per acquistare 150 abitazioni destinate all'affitto sociale — una risposta che i movimenti civici definiscono inadeguata rispetto alla scala del problema. L'economia delle Canarie ha bisogno di case, non di hotel: ma nel mercato immobiliare dell'arcipelago, costruire per residenti è molto meno redditizio che costruire per turisti.

