Le Canarie sono uno dei casi più interessanti d’Europa quando si parla di transizione ecologica, perché la loro condizione insulare rende il tema energetico molto più urgente e concreto rispetto a molte regioni continentali. L’IDAE — l’Instituto para la Diversificación y el Ahorro de la Energía, ente pubblico spagnolo dipendente dal Ministero per la Transizione Ecologica — spiega che l’arcipelago canario è l’unica regione spagnola non connessa alle reti energetiche continentali. Questo significa che il problema non è soltanto produrre energia pulita, ma anche garantire sicurezza di approvvigionamento, stabilità di rete e minore dipendenza dall’esterno. La risposta istituzionale a questa vulnerabilità è stata formalizzata nella Ley 6/2022, de 27 de diciembre, de cambio climático y transición energética de Canarias, pubblicata nel Boletín Oficial de Canarias. Il fatto che esista una legge regionale specifica è importante perché dimostra che la transizione energetica nelle Canarie non è una somma di bandi isolati, ma una politica strutturata dentro un quadro normativo regionale.
Su questa base normativa si innesta la Estrategia de Energía Sostenible en las Islas Canarias. Secondo IDAE, la strategia è dotata di quasi 467 milioni di euro provenienti dal Plan de Recuperación, Transformación y Resiliencia e punta ad accelerare il passaggio a un modello fondato su efficienza energetica, rinnovabili, mobilità sostenibile, accumulo e idrogeno rinnovabile. Lo stesso IDAE aggiunge che l’investimento complessivo previsto, sommando fondi pubblici e privati, supera gli 800 milioni di euro. Questo è un dato decisivo, perché mostra che la strategia non è solo dichiarativa ma accompagnata da una scala finanziaria significativa.
Uno degli aspetti più interessanti è il peso dato all’accumulo energetico. In un sistema elettrico isolato, sole e vento da soli non bastano: serve capacità di immagazzinare energia e di gestire in modo più flessibile la rete. In un comunicato del 2023, IDAE ha annunciato la concessione di circa 85 milioni di euro a 51 progetti nelle Canarie. Secondo l’ente pubblico, questi progetti aumenteranno la potenza rinnovabile di oltre 92 MW e la capacità di accumulo di oltre 191 MWh, con ulteriore sostegno anche alla produzione di idrogeno rinnovabile. È un passaggio molto importante, perché chiarisce che la transizione canaria non punta soltanto a installare nuovi impianti, ma anche a rendere l’intero sistema più stabile e gestibile.
Il tema dell’accumulo è stato sottolineato esplicitamente anche dal Ministerio para la Transición Ecológica y el Reto Demográfico (MITECO), che ha descritto le caratteristiche delle reti isolate delle isole come particolarmente adatte a dimostrare il valore dello storage come asse di integrazione delle rinnovabili. In pratica, le Canarie funzionano come un banco di prova: se l’integrazione tra eolico, solare e accumulo riesce in un arcipelago isolato, allora il modello può diventare interessante anche altrove.
La peculiarità canaria, però, non è solo tecnica. La transizione deve convivere con un territorio fragile, con forte valore paesaggistico, vocazione turistica e presenza di ecosistemi delicati. Qui la legge regionale del 2022 conta molto anche sul piano politico: non si tratta semplicemente di “fare più impianti”, ma di trovare un punto di equilibrio tra decarbonizzazione, uso del suolo, tutela del patrimonio naturale e accettabilità sociale. Proprio per questo il caso canario è più interessante di quanto sembri: la sfida non è solo energetica, ma anche territoriale.
La conclusione più solida è che le Canarie stiano cercando di trasformare una debolezza strutturale — la dipendenza energetica e l’isolamento di rete — in un vantaggio strategico. IDAE, MITECO e il Boletín Oficial de Canariasmostrano tutti la stessa direzione: rafforzare rinnovabili, accumulo, efficienza e autonomia energetica. Per questo l’arcipelago può essere descritto, senza esagerare, come uno dei laboratori più rilevanti della transizione energetica insulare in Spagna.

