Mercati tra tensioni e negoziati USA-Iran

Scritto il 30/03/2026
da Luca Simoncelli - Investment Strategist - Invesco

Le negoziazioni tra Stati Uniti e Iran sono iniziate, con la mediazione del Pakistan e il supporto di Egitto e Turchia, sebbene restino incerte le dinamiche di eventuali incontri diretti e il coinvolgimento dei principali rappresentanti. Il processo di negoziazione è alimentato principalmente dall’aumento dei costi politici ed economici del conflitto per l’amministrazione americana, elemento che rende quindi più probabile un processo di negoziazione. Anche per l’Iran il rischio economico legato alla perdita di esportazioni petrolifere e di eventuali maggiori sanzioni renderebbe la situazione interna molto volatile e probabilmente insostenibile.

Il dispiegamento di truppe statunitensi sul terreno va probabilmente interpretato come una leva negoziale, la forza impiegata non è di per sé sufficiente a esercitare una pressione militare significativa sull’Iran o controllare lo Stretto di Hormuz, potrebbe tuttavia aumentare la tensione sull’importante scalo dell’isola di Kharg.

Pur rimanendo un processo potenzialmente volatile, lo scenario centrale che i mercati sembrano scontare appare quello di un accordo che possa evitare un’escalation significativa. Entrata nella quinta settimana, la crisi inizia a lasciare segni concreti sul regime macroeconomico, le prime pressioni inflattive a livello globale si stanno infatti consolidando.

Le dinamiche sui mercati energetici passano da una situazione di crisi legata allo stallo nel flusso commerciale ad uno scenario in cui inizia un processo di erosione delle scorte per alcuni paesi; le tempistiche del traffico navale, logistica e ovviamente la durata del conflitto diventano ancora di più variabili chiave. Il rischio di vedere i livelli di stoccaggio ridursi in maniera significativa potrebbe portare a politiche di razionamento, prima nelle regioni del Sud Est Asiatico più vulnerabili e successivamente in Africa ed Europa. Le scelte di come utilizzare le riserve strategiche da parte delle diverse economie Asiatiche potranno risultare differenziate, ma i mercati più importanti di Cina e Giappone possono ancora contare su livelli di scorte importanti.

La sfida che si presenta alle banche centrali è complicata, la bilancia dei rischi da gestire diventa molto delicata, da una parte la possibile trasmissione della crescente inflazione sulle componenti più core e dall’altra l’impatto negativo sulla crescita e la domanda aggregata. In settimana avremo gli interventi pubblici sia di Powell che del presidente della Fed di New York Williams che potranno aiutarci ad interpretare la strategia Fed in un contesto ancora molto incerto, dove sia la probabilità di inflazione che possa arrivare vicina al 4% che di un tasso di disoccupazione in aumento al 5% sono entrambe plausibili.

Per le banche centrali di Zona Euro e Gran Bretagna le attese del mercato sono ancora più instabili, il messaggio di prontezza ad agire portato nell’ultima riunione è stato efficace nel mantenere la stabilità delle attese d’inflazione di lungo periodo che rimangono ben ancorate, ma hanno anche invertito al rialzo le aspettative del mercato sul cammino dei tassi. In settimana avremo la pubblicazione dei dati d’inflazione per la Zona Euro, mentre il dato preliminare sulla fiducia dei consumatori ha segnato la settimana scorsa un primo declino dovuta a prezzi energetici e situazione geopolitica.

La volatilità dei tassi d’interesse è il tema che potenzialmente può risultare più destabilizzante agli equilibri di mercato. Le ramificazioni su valutazioni dell’azionario e instabilità nelle correlazioni tra le varie asset class sono elementi che gli investitori devono seguire da vicino.

Sul fronte della crescita economica dobbiamo seguire i dati sul mercato del lavoro americano che verranno pubblicati in settimana, mentre la fiducia delle imprese misurata negli indici PMI anche questi pubblicati in settimana, sarà fondamentale per valutare la tenuta dell’accelerazione nell’attività economica che si stava delineando prima del conflitto in Iran.

A livello macroeconomico permane infatti uno scenario base favorevole ai mercati azionari, che tuttavia devono gestire una fase di aggiustamento nelle valutazioni poiché il rischio di recessione inizia ad essere un’eventualità non più a probabilità nulla. Sul fronte micro la crescita degli utili aziendali è ancora sostenuta da temi fondamentali solidi; le dinamiche di crescita nelle infrastrutture tecnologiche sono accompagnate da una ripresa di produttività più allargata sull’intero comparto industriale anche in Europa ed Asia.

Sui mercati obbligazionari, dobbiamo approcciare la gestione dei nostri portafogli con una tendenza difensiva, favorendo temi di qualità, ma, soprattutto sulle curve dei mercati europei, si stanno consolidando livelli di valutazione interessanti; su investment grade, finanziari e high yield si sono create infatti opportunità da gestire in maniera dinamica e flessibile.