Lo Stretto di Hormuz, quel tratto marittimo di appena 33 km di larghezza tra Iran e Oman, è al centro della geopolitica mondiale da diverse settimane. Circa il 20 % del petrolio consumato dal pianeta transita proprio per questo corridoio. Quando la sicurezza del passaggio viene messa in dubbio, le ripercussioni si avvertono ovunque, anche in un arcipelago atlantico come le Isole Canarie. Allianz Global Investors ha appena pubblicato la sua analisi settimanale per capire chi resiste meglio a questo scenario e perché. La risposta è illuminante anche per comprendere ciò che è in gioco per la nostra economia.
La Cina resiste meglio del resto
L’analisi di Allianz GI, firmata da Christiaan Tuntono, economista senior per l’Asia‑Pacifico, conclude che la Cina è uno dei Paesi meno vulnerabili a un eventuale chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. I motivi sono diversi e concreti.
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Autosufficienza energetica – Oltre l’80 % dell’energia prodotta in Cina proviene da fonti interne. Il carbone copre il 51 % del consumo energetico totale, mentre più del 30 % deriva da fonti rinnovabili e nucleari (idro‑elettrica, eolico, solare).
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Bassa dipendenza dalle importazioni – Le importazioni coprono meno del 20 % del fabbisogno primario di energia.
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Dipendenza dal petrolio e dal GNL – È vero che la Cina continua a importare il 72,8 % del petrolio greggio e il 40,4 % del gas naturale liquefatto (GNL), e che gran parte di queste forniture proviene dal Medio Oriente (circa il 45 % del greggio e il 32 % del GNL).
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Diversificazione geografica – La Cina compra combustibili fossili anche da Russia, Malesia, Angola e Brasile, e utilizza gasdotti e oleodotti terrestri provenienti da Russia e dall’Asia Centrale, che non dipendono dal traffico marittimo per Hormuz.
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Riserve strategiche – Le scorte di petrolio corrispondono a circa 140 giorni di consumo, molto più elevate rispetto a paesi come India o Filippine, che hanno appena un mese di copertura.
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Controllo dei prezzi al consumo – Il governo cinese applica un sistema di prezzi regolamentati per i carburanti: se il prezzo del greggio supera gli 80 $ al barile, le raffinerie statali riducono i margini; se supera i 130 $, entrano in gioco sussidi fiscali diretti.
In sintesi, Allianz GI ritiene che la Cina – insieme alla Malesia, esportatrice netta di energia – sia una delle economie asiatiche meglio protette da questo scenario, con minori rischi di inflazione energetica, minori esigenze di interventi fiscali e monetari, e una prevedibile minore volatilità nei mercati finanziari.
E le Canarie? La dipendenza energetica come tallone d’Achille
La situazione delle Isole Canarie è quasi l’opposto di quella cinese in termini di autosufficienza energetica. L’arcipelago dipende ancora in gran parte dai combustibili fossili importati per produrre elettricità e alimentare l’economia, soprattutto nei settori dei trasporti e del turismo.
Turismo – il prezzo del carburante è cruciale
Il gasolio per aviazione è il costo più sensibile per il turismo. Le compagnie aeree che collegano le isole ai principali mercati emittenti – Regno Unito, Germania, Paesi nordici – adeguano i propri costi operativi al prezzo del carburante. Un rialzo prolungato del greggio si traduce in un aumento delle tariffe aeree e, di conseguenza, in un encareggiamento della destinazione per il turista europeo. In un mercato altamente competitivo, dove le Canarie si confrontano con Turchia, Marocco o il Mediterraneo orientale, la perdita di competitività sul prezzo può essere determinante.
Pesca e trasporto marittimo – margini sotto pressione
Per la flotta pescherec
a canaria, che opera sia nelle acque locali sia nei banchi africani, il diesel è il principale costo operativo. Ogni aumento del prezzo del petrolio erode i margini di profitto. Lo stesso vale per le compagnie di navigazione che collegano l’arcipelago alla Penisola e all’Africa occidentale.
Famiglie e PMI – effetto inflazionistico diffuso
L’aumento dell’energia si riflette in bollette elettriche più alte, costi di trasporto delle merci più elevati e pressione sui margini delle imprese. In un’economia insulare, dove quasi tutto ciò che viene consumato arriva da fuori, l’energia cara è un moltiplicatore di costi che colpisce l’intera catena del valore.
La lezione strategica: ridurre l’esposizione al rischio di Hormuz
L’analisi di Allianz GI sulla Cina non è solo un rapporto su un Paese lontano: è una sorta di “road‑map” per costruire un’economia più resiliente di fronte agli shock energetici globali. I tre pilastri che rendono la Cina meno vulnerabile sono:
- Diversificazione delle fonti;
- Riserve strategiche;
- Controllo dei prezzi al consumo.
Nessuno di questi elementi è attualmente sviluppato nelle Isole Canarie.
Buone notizie: il potenziale rinnovabile locale
Le Canarie dispongono di uno dei più forti patrimoni rinnovabili d’Europa: sole e vento costanti per tutto l’anno. Il potenziale per la generazione di energia solare ed eolica – e per lo stoccaggio tramite idrogeno verde – è enorme, ma ancora poco sfruttato. Ogni kilowatt prodotto localmente da fonti rinnovabili riduce la dipendenza dal prezzo del barile di Brent e da quello che accade nello Stretto di Hormuz.
Energia pulita = sicurezza economica
Accelerare la transizione energetica nelle Canarie non è solo una questione ambientale: è una strategia di sicurezza economica. Episodi come quello attuale a Hormuz ricordano perché la transizione non può più attendere.
La prossima settimana: dati che muoveranno i mercati
Al di là dell’analisi geopolitica, Allianz GI segnala che la prossima settimana sarà caratterizzata dalla pubblicazione di dati macroeconomici chiave, seguiti da mercato.
- Cina – Dati sul commercio estero di marzo e, giovedì, il dato sulla crescita del PIL del primo trimestre (consenso al 4,7 % su base annua).
- Stati Uniti – Indicatori sul mercato immobiliare, occupazione e sentiment industriale.
- Europa – Produzione industriale di febbraio e conferma dell’IPC di marzo (previsto stabile al 2,5 % su base annua).
Per le Canarie, l’evoluzione del PIL cinese e dell’inflazione europea è importante da monitorare: il primo perché influenza la domanda turistica e commerciale in Asia, il secondo perché incide direttamente sulle decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse, con ripercussioni sulle ipoteche, sul credito alle imprese e sul costo di finanziamento delle amministrazioni locali.
Conclusione: la geografia protegge, l’energia vulnera
Le Isole Canarie hanno la fortuna di trovarsi lontane dalle zone di conflitto. Tuttavia, la globalizzazione economica rende nessun territorio completamente immune a quello che accade in uno stretto a migliaia di chilometri di distanza. La resilienza energetica che Allianz GI elogia in Cina non si costruisce in un giorno: richiede investimenti, pianificazione e volontà politica.
Le Canarie possiedono le risorse naturali (sole, vento, potenziale per l’idrogeno verde) per realizzarla. La vera domanda è se riusciranno a mobilizzare i mezzi necessari con la rapidità richiesta, prima che arrivi il prossimo shock.

