Aprile 2026. Le Isole Canarie sono nel pieno di una transizione energetica che negli ultimi anni ha accelerato oltre ogni previsione. Nel 2024 l'arcipelago ha toccato il suo massimo storico: il 21,2% del mix energetico prodotto da fonti rinnovabili, con una crescita del 7,1% rispetto all'anno precedente. El Hierro, la più piccola dell'arcipelago, ha raggiunto l'autosufficienza energetica grazie a eolico, idroelettrico e fotovoltaico. La Gomera aveva già fatto lo stesso nel 2020. Gran Canaria e Tenerife guidano la transizione su scala maggiore.
Ma c'è un capitolo nuovo che si sta scrivendo in questi mesi, ancora poco conosciuto al grande pubblico: l'agrivoltaico. Il primo impianto dell'arcipelago, a El Hierro, non è più un progetto futuro — è una realtà in fase di realizzazione.
Che cos'è l'agrivoltaico?
Il termine indica una tecnologia che integra pannelli solari e attività agricola sullo stesso terreno, nello stesso momento. Non si tratta di scegliere tra cibo ed energia: si tratta di produrli entrambi insieme.
I pannelli vengono installati su strutture sopraelevate, spesso mobili e orientabili, in modo da non compromettere le colture sottostanti. L'ombra parziale creata dai moduli può addirittura rivelarsi un vantaggio: riduce l'evaporazione dell'acqua, attenua lo stress termico nelle ore più calde, protegge le colture da grandine e vento. Tra le colture che traggono beneficio da questo microclima ci sono spinaci, cipolle, fagioli, zucchine, agrumi e molte specie orticole.
Il risultato è un uso del suolo che può arrivare a un'efficienza stimata del 140% rispetto a un terreno dedicato esclusivamente all'agricoltura o esclusivamente al fotovoltaico. Una risposta concreta alla storica tensione tra sviluppo energetico e protezione della terra.
El Hierro: il primo cantiere agrivoltaico delle Canarie
Quando Endesa e il Comune di El Hierro annunciarono il progetto, era il 2023. Oggi, a distanza di circa due anni, l'impianto è in fase operativa. Le caratteristiche sono ambiziose: 12.000 pannelli solari suddivisi in 10 moduli indipendenti da 5 MW ciascuno, accompagnati da un sistema di accumulo in batteria da altri 5 MW, per un investimento compreso tra i 10 e i 15 milioni di euro nella prima fase.
Non è solo un impianto energetico. L'obiettivo esplicito del progetto è valorizzare e trasformare le tradizionali attività agricole e zootecniche dell'isola, creando una sinergia concreta tra il settore primario e la produzione di energia rinnovabile. È prevista anche una seconda fase di espansione, con l'aggiunta di ulteriori 5 MW di accumulo, e un orizzonte di lungo periodo che guarda all'integrazione con la mobilità elettrica e la domanda crescente che ne deriverà.
El Hierro dispone ora di tre tecnologie di generazione pulita — eolico, idroelettrico e fotovoltaico — e tre sistemi di accumulo energetico, con prospettive di produzione di idrogeno verde. Un modello di isola energeticamente autosufficiente e agricolmente vitale che, in questi mesi, inizia a prendere forma concreta.
Un settore in rapida evoluzione normativa
Il 2026 è un anno di svolta per l'agrivoltaico europeo, anche sul versante normativo. In Italia, il Decreto PNRR 2026 stanzia oltre 4 miliardi di euro per comunità energetiche rinnovabili, agrivoltaico e biometano, mentre la Legge 4/2026 (conversione del DL 175/2025, in vigore dal 15 gennaio 2026) ha ridefinito in modo organico le regole per questi impianti: l'agrivoltaico non è più identificato solo per la sua configurazione strutturale, ma per la sua funzione — deve garantire la continuità delle attività agricole e pastorali, verificabile attraverso controlli quinquennali e un'asseverazione progettuale che attesti il mantenimento di almeno l'80% della produzione lorda vendibile agricola.
Una scelta normativa significativa, che mette un argine alle derive speculative: impianti che dichiarano una vocazione agricola senza effettivamente mantenerla non potranno più accedere agli incentivi. La priorità del suolo coltivato viene messa nero su bianco.
In Spagna, il quadro normativo segue una traiettoria analoga, con una crescente attenzione alla qualità progettuale e alla reale integrazione agricola degli impianti. Il progetto di El Hierro, simile per impostazione all'impianto già operativo di Carmona a Siviglia, si inserisce in questo solco.
Perché le Canarie sono un laboratorio ideale
Le isole pongono sfide energetiche particolari: isolamento dalla rete continentale, spazi limitati, ecosistemi fragili da tutelare. In questo contesto, l'agrivoltaico offre una risposta che non contrappone produzione alimentare e produzione energetica, ma le fa dialogare.
A differenza dei grandi parchi fotovoltaici a terra — che sottraggono suolo e incidono pesantemente sul paesaggio — gli impianti agrivoltaici ben progettati mantengono attive le colture e possono integrarsi con le tradizioni agricole locali: dai vigneti alle coltivazioni di papas arrugadas, dagli orti terrazzati all'allevamento caprino. Per gli agricoltori si apre anche una diversificazione del reddito: la componente energetica genera entrate stabili per vent'anni, senza rinunciare alla produzione agricola.
In un arcipelago dove la pressione turistica e la tutela ambientale sono già elementi di tensione quotidiana, questo equilibrio non è scontato. Ma è precisamente questa difficoltà che rende le Canarie un contesto prezioso: se il modello funziona qui, può funzionare ovunque.
La governance è la chiave
Non mancano le sfide. La partecipazione delle comunità locali, la trasparenza nella distribuzione dei benefici economici agli agricoltori, il rispetto degli ecosistemi insulari: sono condizioni necessarie perché questa tecnologia diventi davvero uno strumento di sviluppo sostenibile, e non l'ennesima infrastruttura importata dall'esterno.
La nuova normativa europea e spagnola va in questa direzione — controlli reali, garanzie di produzione agricola, responsabilità degli enti locali nel verificare che quanto promesso venga rispettato nel tempo. È un passo avanti rispetto alla stagione in cui bastava dichiarare l'intenzione agricola per accedere agli incentivi.
Un arcipelago che si reinventa
El Hierro ha già dimostrato al mondo che un'isola può scegliere una strada diversa. Il progetto agrivoltaico, oggi in cantiere, si inserisce in questa traiettoria con una promessa concreta: fare in modo che i campi continuino a produrre cibo mentre il sole alimenta le case, le scuole, le strade.
Se il modello di El Hierro riuscirà a mantenere le sue promesse — energetiche e agricole insieme — potrebbe diventare un punto di riferimento non solo per le altre isole dell'arcipelago, ma per tutti i territori insulari e rurali d'Europa che cercano di conciliare sovranità alimentare, autonomia energetica e tutela del paesaggio.
Le Canarie, ancora una volta, si candidano a fare da laboratorio per il futuro. E questa volta il futuro è già cominciato.

