I prezzi del petrolio si sono di nuovo stabilizzati sopra i 105 dollari al barile, ma la volatilità rimane alta e la tensione geopolitica in Medio Oriente non si è placata. Nonostante ciò, le azioni e le obbligazioni societarie continuano a mantenere una sorprendente tenuta, un segnale di fiducia che si incide anche sul turismo e sull’industria energetica delle Canarie. Un prezzo del greggio più stabile riduce la pressione sui costi di rifornimento degli aerei e delle navi che collegano l’arcipelago, contribuendo a contenere i costi dei voli e dei traghetti, elementi fondamentali per la competitività dell’offerta turistica. Parallelamente, gli spread di credito tornati a livelli pre‑conflitto indicano che le imprese canarie, in particolare quelle legate all’ospitalità e alla logistica, possono continuare a finanziare investimenti senza un eccessivo rincaro dei prestiti.
Il rialzo dei rendimenti sui Treasury statunitensi e sui Bund tedeschi ha spinto gli investitori a rivalutare le aspettative di politica monetaria: la Fed sembra meno propensa a tagliare i tassi, mentre la BCE è vista con una probabilità più alta di alzare i costi del denaro. Per le imprese canarie con esposizione al debito in euro, questo scenario potrebbe tradursi in costi di servizio leggermente più alti, ma la continuità dei flussi di credito attenua il rischio di una stretta improvvisa.
Sul fronte azionario, il settore tecnologico — in particolare i fornitori di hardware per l’intelligenza artificiale — ha guidato la crescita dei mercati mondiali. Le aziende canarie che operano nella manutenzione di infrastrutture informatiche o nei servizi di cloud potrebbero trovare nuove opportunità di partnership con i colossi della Silicon Valley, beneficiando del trend di investimento globale nella AI.
Infine, il dollaro ha perso parte del suo status di bene rifugio, suggerendo che gli investitori stanno pagando più attenzione alle opportunità offerte da altre regioni, tra cui l’Europa e l’Asia. Per le Canarie, ciò si traduce in un potenziale rafforzamento dell’euro, che rende più convenienti le importazioni di prodotti alimentari e di beni di consumo, alleviando la spesa delle famiglie locali.

