Come stanno cambiando i visitatori delle Canarie

Scritto il 08/06/2026
da Redazione

Nel 2026 il profilo dei turisti che scelgono le Isole Canarie è risultato più eterogeneo e meno stagionale rispetto a dieci anni fa. Il rapporto mensile dell’Istituto Canario di Statistica (ISTAC) pubblicato a febbraio indica che i flussi di arrivi internazionali hanno raggiunto i 18,6 milioni, con un incremento del 9,4 % rispetto al 2022. La composizione demografica, però, è quella che più sorprende i responsabili del settore: la quota di visitatori di età compresa tra i 25 e i 45 anni è salita al 38 % (da 26 % nel 2019), mentre la presenza di famiglie con bambini sotto i 12 anni è quasi raddoppiata, passando dal 12 % al 22 %.

Questa trasformazione è strettamente legata all’attivazione, nel 2023, del “Digital Nomad Visa” spagnolo. Secondo il Ministero del Turismo, le richieste per il visto sono cresciute del 57 % nel 2024 e del 84 % nel 2025, con una concentrazione maggiore a Tenerife (45 % delle domande) e Gran Canaria (32 %). I nuovi “nomadi digitali” prolungano il soggiorno medio da 12 a 28 giorni e spendono in media 1 260 euro per settimana, quasi il doppio della spesa settimanale dei turisti tradizionali, come evidenziato dal bilancio semestrale del Banco de España (aprile 2026).

Parallelamente, è aumentata la quota di viaggiatori provenienti da mercati non tradizionali. L’Eurostat segnala una crescita del 21 % delle partenze dalla Germania orientale e del 30 % dalla Polonia, mentre le visite provenienti dal Regno Unito, un tempo dominante, hanno subito un calo del 12 % a causa della devalutazione della sterlina. Il “World Tourism Organization” (UNWTO) ha classificato le Isole Canarie come destinazione “emergente per turismo esperienziale”, con una domanda crescente di attività outdoor (escursionismo, surf, turismo astronomico) che ha spinto la spesa media per esperienze da 85 a 132 euro per persona.

L’impatto economico di questi mutamenti è già tangibile. L’anno fiscale 2025 ha registrato un aumento del 15 % dei ricavi per il settore della ristorazione (ISTAC) e un 19 % di crescita nei servizi di noleggio attrezzature sportive, sostenuti da un tasso di occupazione degli alberghi che è passato dal 78 % al 87 %. Tuttavia, la pressione sui prezzi degli alloggi a medio‑lungo termine è in rialzo: il canone medio di un appartamento con due camere è passato da 560 a 735 euro al mese tra il 2022 e il 2025, con un impatto diretto sul costo della vita locale. Il Consiglio Insulare ha quindi proposto, a marzo 2026, l’introduzione di un tetto massimo del 10 % di incremento annuo per i contratti di affitto a lungo termine, una misura ancora in fase di dibattito parlamentare.

Cosa ci aspettiamo per i prossimi cinque anni? Gli studiosi dell’Università di La Laguna, citati in una audizione al Parlamento spagnolo (giugno 2026), delineano tre scenari. Nel caso più ottimista, la continuazione della politica di incentivi per i nomadi digitali, combinata con investimenti in infrastrutture di trasporto interno (metro leggera a Tenerife, completata nel 2027) e nella rete di fibra ottica (Fiber Canarias, ormai al 98 % di copertura), potrebbe generare un aumento medio annuo del 2,4 % del PIL regionale entro il 2031, con la creazione di oltre 8 000 posti di lavoro qualificati. In un’ipotesi più prudente, un “tax‑cap” sugli affitti e una maggiore concorrenza da destinazioni alternative (Madeira, Malta) conterrebbero la crescita del 1,2 % annuo, ma manterrebbero stabile il livello di spesa turistica. Infine, lo scenario di “stallo” prevede che, senza azioni coordinate, la pressione abitativa possa spingere i visitatori di medio periodo verso destinazioni più economiche, con una perdita stimata di 150 milioni di euro di introiti fiscali entro il 2029.

In sintesi, il turista delle Canarie di oggi è più giovane, più propenso a un soggiorno prolungato e più interessato a esperienze autentiche rispetto al turista tradizionale. Il settore deve quindi bilanciare l’opportunità di crescita economica con la sostenibilità abitativa e la preservazione del patrimonio naturale, per non compromettere l’attrattiva che ha reso le isole un punto di riferimento globale nel turismo.