Il mare che non dorme mai: alla scoperta dei cetacei residenti tra Tenerife e La Gomera

Scritto il 09/07/2026
da Redazione

Non serve andare fino ai fiordi norvegesi o alle coste dell'Alaska per vivere un incontro ravvicinato con balene e delfini: basta imbarcarsi da Puerto Colón, ad Adeje, o dal porticciolo di Los Gigantes, a Santiago del Teide, e in meno di trenta minuti di navigazione ci si ritrova nel bel mezzo di uno dei tratti di mare più densamente popolati di cetacei al mondo. È il canale che separa Tenerife da La Gomera, un corridoio marino relativamente stretto e profondo dove sono state censite fino a 23 delle 80 specie di mammiferi marini conosciute a livello globale.

Ciò che rende unico questo tratto d'acqua non è solo la varietà, ma la stabilità della presenza: si stima che nel canale viva una popolazione residente di oltre 500 esemplari di calderón tropical (globicefalo di Gray, o balena pilota di pinna corta) e un numero simile di delfini mulari (tursiopi), entrambe specie osservabili praticamente tutto l'anno, estate compresa. Un dato che smentisce un'idea diffusa tra i visitatori: non è necessario aspettare l'inverno per avere buone probabilità di avvistamento, anche se è vero che tra novembre e maggio il numero di specie di passaggio aumenta sensibilmente, con arrivi occasionali di orche, capodogli e delfini comuni in transito verso acque più calde.

Questa concentrazione straordinaria di vita marina non è passata inosservata alla comunità scientifica internazionale: nel gennaio 2021 l'area Tenerife-La Gomera ha ottenuto la certificazione di Whale Heritage Site, un riconoscimento assegnato dalla World Cetacean Alliance che premia le destinazioni capaci di coniugare osservazione dei cetacei e turismo realmente sostenibile. Un titolo che comporta responsabilità precise: le imbarcazioni autorizzate devono rispettare protocolli rigorosi di distanza, velocità e comportamento in prossimità degli animali, per ridurre al minimo lo stress sulle popolazioni selvatiche.

Per chi vive alle Canarie da tempo, o per chi vi si è trasferito da poco, l'osservazione dei cetacei rappresenta una delle esperienze più autentiche che l'arcipelago possa offrire, spesso sottovalutata rispetto alle spiagge o ai sentieri di trekking. Le escursioni, generalmente della durata di due o tre ore, hanno un costo medio compreso tra 50 e 70 euro a persona e includono nella maggior parte dei casi la presenza di biologi marini a bordo, in grado di spiegare comportamenti, dinamiche familiari e le minacce che questi animali affrontano — dall'inquinamento acustico al traffico marittimo intenso della zona.

Proprio il traffico marittimo resta uno dei temi più discussi tra gli operatori del settore e le associazioni ambientaliste locali: la zona è anche una delle rotte più trafficate dell'arcipelago per collegamenti interinsulari e diportismo, il che rende ancora più importante scegliere operatori certificati e rispettosi dei protocolli di avvicinamento, evitando le imbarcazioni non autorizzate che talvolta si avvicinano troppo agli animali per garantire "lo scatto perfetto" ai turisti.

Per l'estate 2026, con l'affluenza turistica in crescita moderata rispetto agli anni del boom post-pandemia, gli operatori locali segnalano una domanda costante e in parte crescente da parte di residenti stranieri e famiglie canarie, segno che l'osservazione dei cetacei si sta consolidando non solo come attrazione per turisti di passaggio, ma come attività ricreativa radicata anche tra chi alle Canarie ci vive tutto l'anno. Un'esperienza che, in fondo, ricorda a residenti e visitatori quanto sia straordinario — e fragile — l'ecosistema marino che circonda queste isole.