Quando si parla di economia delle Canarie, il pensiero corre subito alle spiagge e agli hotel. Ma i dati del 2026 raccontano un arcipelago che prova, faticosamente, a diventare qualcosa di più di una destinazione turistica.
I numeri di partenza sono solidi. Nel primo trimestre del 2026 il Prodotto Interno Lordo delle Canarie è cresciuto del 3% in termini reali, un ritmo superiore alla media spagnola. Il mercato del lavoro accompagna la tendenza: l'occupazione è salita del 3,6% e il numero di disoccupati è calato del 14,8%, portando il tasso di disoccupazione all'11,4%. Sono cifre che, per un territorio storicamente segnato da alta disoccupazione, rappresentano un segnale importante, anche se le previsioni per l'intero 2026 indicano un rallentamento della crescita verso l'1,9%, dopo il quasi 3% con cui si è chiuso il 2025.
Il vero cambio di passo, però, si gioca altrove: nella scommessa sulla diversificazione. Il Cabildo de Tenerife ha annunciato di voler mobilitare 140 milioni di euro nel 2026 per rafforzare la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione (R+D+i), con progetti in ambiti che poco hanno a che vedere con l'immagine cartolina delle isole: supercalcolo, intelligenza artificiale, biotecnologia ed energie rinnovabili. È il tentativo di costruire un'economia della conoscenza che affianchi — non sostituisca — il turismo.
Sul fronte energetico, la spinta è altrettanto concreta. La Consejería de Transición Ecológica del Governo delle Canarie dispone complessivamente di circa 301 milioni di euro, di cui 266 destinati a sovvenzioni, con un obiettivo di 85 megawatt di potenza rinnovabile da installare. È la traduzione economica di una necessità ambientale: ridurre la dipendenza da combustibili fossili in un sistema insulare isolato, dove ogni chilowattora prodotto localmente e in modo pulito vale doppio.
Il quadro che ne emerge è quello di un'economia a due velocità. Da un lato, un motore turistico che continua a girare a pieno regime e a trainare occupazione e PIL. Dall'altro, la consapevolezza che dipendere quasi esclusivamente da quel motore espone le isole a fragilità evidenti: pressione sul mercato immobiliare, stagionalità, vulnerabilità a shock esterni. Investire in tecnologia, energia pulita e ricerca è il modo con cui le Canarie provano a costruire reti di sicurezza per il futuro.
La domanda, per i prossimi trimestri, è se questa transizione riuscirà a tradursi in lavoro qualificato e stabile, capace di trattenere i giovani talenti che oggi spesso lasciano l'arcipelago. Perché la crescita del PIL, da sola, non basta: conta come quella ricchezza si distribuisce e quali opportunità apre per chi vive le isole tutto l'anno. Il 2026 offre, per ora, buoni numeri e una direzione. La prova del nove sarà trasformarli in benessere duraturo.

