È uno dei pesci più comuni e meno costosi dei mercati canari, spesso relegato ai banchi economici accanto a sardine e boghe. Ma il chicharro (Trachurus trachurus, conosciuto anche come suro o sugarello) è ora al centro di una scoperta scientifica che potrebbe, nel tempo, aprire la strada a nuovi farmaci contro batteri resistenti e cellule tumorali.
Una tesi di dottorato discussa presso l'Istituto di Prodotti Naturali e Agrobiologia (IPNA-CSIC), finanziata dal Governo delle Canarie attraverso un contratto predottorale e diretta dal ricercatore José Manuel Pérez de la Lastra, ha analizzato per la prima volta il genoma del chicharro alla ricerca delle piscidine: peptidi antimicrobici esclusivi dei pesci, presenti nella pelle, nelle branchie e nelle mucose, dove svolgono un ruolo di prima difesa contro agenti patogeni nell'ambiente marino.
Secondo quanto riportato dalla stessa Università della Laguna (ULL) e ripreso da testate come Diario de Avisos e Canarias7, la ricercatrice Patricia Asensio Calavia ha individuato in queste molecole una capacità straordinaria di contrastare patogeni umani e linee cellulari tumorali, con una tossicità ridotta rispetto a molti farmaci attualmente in uso e — dettaglio non secondario nell'era dell'antibiotico-resistenza — una bassa probabilità di generare resistenza nei microrganismi bersaglio.
Il punto di partenza della ricerca è tutt'altro che esotico: il chicharro è una specie profondamente radicata nella pesca e nella cucina di Tenerife, presente ogni giorno nei mercati locali. Studiarne il codice genetico per estrarne composti bioattivi rappresenta un esempio di come la biodiversità marina delle isole — spesso raccontata solo in chiave turistica o gastronomica — possa diventare anche una risorsa per la ricerca farmaceutica internazionale.
La scoperta si inserisce in un momento in cui la ULL ha ottenuto risultati significativi nella ricerca scientifica: l'ateneo ha recentemente ottenuto oltre 1,6 milioni di euro nella convocatoria statale per attrezzature scientifico-tecniche 2025, destinati tra l'altro al laboratorio di sicurezza biologica di livello 2+ e al servizio di genomica del SEGAI (Servicio General de Apoyo a la Investigación), infrastrutture che potranno supportare proprio questo tipo di ricerca su base molecolare.
Restano, come sempre in questi casi, i tempi lunghi della ricerca farmaceutica: dalla scoperta di una molecola promettente in laboratorio allo sviluppo di un farmaco effettivamente commercializzabile possono passare anni, se non decenni, di studi successivi. Ma per un settore — quello degli antibiotici — in cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità segnala da anni una preoccupante carenza di nuovi principi attivi in fase di sviluppo, ogni pista realistica merita attenzione. E questa, alle Canarie, nasce letteralmente a due passi dal mercato del pesce.

