Un arcipelago che importa quasi tutto ciò che consuma e che dipende dal trasporto aereo più di quasi ogni altro territorio europeo ha un problema doppio: i rifiuti che produce restano sull'isola, e il carburante che brucia arriva quasi sempre da fuori. È da questo doppio nodo che parte la revisione della Estrategia Canaria de Economía Circular (ECEC), portata avanti dalla Consejería di Transizione Ecologica ed Energia del Governo delle Canarie, di cui sono stati resi noti nelle scorse settimane i primi risultati concreti.
Tra le iniziative in corso figura la creazione di una Oficina Técnica de Economía Circular, pensata per coordinare i vari attori — dai Cabildos ai Comuni, dalle imprese ai centri di ricerca — attorno a obiettivi comuni. Il piano attuale, il PAEC 2024-2026, dovrebbe raggiungere il 60% di esecuzione entro fine anno, con il resto delle azioni già avviate. Ma è lo sguardo al prossimo triennio a rendere il progetto interessante per chi vive alle Canarie: il futuro Piano d'Azione 2027-2029, il cui primo testo è atteso nei prossimi mesi ed entrerà in vigore a gennaio 2027, concentrerà buona parte delle misure su tre filoni — biorifiuti, plastica e imballaggi, edilizia — scelti perché considerati strategici per un territorio insulare.
Tra le linee di lavoro già avviate spicca quella sui combustibili sostenibili per l'aviazione, i cosiddetti SAF (Sustainable Aviation Fuels): una scelta tutt'altro che scontata per un arcipelago la cui economia turistica dipende quasi interamente dai collegamenti aerei. Se il trasporto marittimo e aereo restano tra i settori più difficili da decarbonizzare, puntare su carburanti prodotti localmente a partire da scarti organici o altre fonti sostenibili significherebbe ridurre sia la dipendenza dall'esterno sia l'impronta ambientale di un settore che le isole non possono permettersi di rinunciare.
Accanto ai SAF, la strategia lavora sull'ecodesign — la progettazione di prodotti pensata fin dall'inizio per ridurre rifiuti e favorire il riuso — e sulla contrattazione pubblica circolare, cioè criteri ambientali inseriti direttamente nei bandi di gara delle amministrazioni. Sono strumenti meno appariscenti di un grande investimento infrastrutturale, ma che nel tempo possono cambiare il modo in cui l'arcipelago produce, consuma e smaltisce.
Resta da vedere se il salto dal 60% di esecuzione del piano attuale a obiettivi più ambiziosi per il 2027-2029 si tradurrà in cambiamenti percepibili nella vita quotidiana di residenti e imprese, o se resterà — come spesso accade con le strategie di sostenibilità di lungo periodo — un processo silenzioso, fatto più di uffici tecnici e documenti di pianificazione che di annunci ad effetto. Per un arcipelago che vive di turismo e di importazioni, però, ogni passo verso una gestione più autonoma delle proprie risorse pesa più della media.

