234 milioni per lo Stadio di Gran Canaria: la corsa (in salita) verso il Mondiale 2030

Scritto il 11/08/2026
da Redazione

Duecentotrentaquattro milioni di euro. È la nuova cifra con cui il Cabildo di Gran Canaria ha rilanciato, alla fine di luglio, la gara d'appalto per trasformare l'Estadio de Gran Canaria in una delle sedi del Mondiale di calcio 2030 — un rialzo del 34% rispetto al bando iniziale, andato deserto perché nessuna impresa edile aveva accettato di eseguire i lavori per 174,7 milioni.

Il primo tentativo, pubblicato il 3 giugno, si era arenato su due ostacoli: il prezzo, giudicato insufficiente dalle imprese, e la richiesta che la UD Las Palmas continuasse a giocare nell'impianto durante i lavori. Per superare l'impasse, il nuovo bando allarga la platea dei finanziatori: al contributo della UD Las Palmas (60 milioni) si aggiungono ora il Governo delle Canarie, con 25 milioni, e il Comune di Las Palmas de Gran Canaria, con altri 15 milioni — due amministrazioni che non comparivano nel progetto originario. Il resto resta a carico del Cabildo, che negozia in parallelo con il Governo centrale spagnolo per chiudere definitivamente il quadro economico.

I lavori, con un termine di esecuzione stimato in 36 mesi, dovranno essere completati entro il 2029, in tempo per l'estate mundialista. Il progetto prevede l'ampliamento della capienza da 32.400 a 41.854 posti, la riorganizzazione dei parcheggi — 597 posti auto, con possibilità di arrivare a 623, più un'area limitrofa da 3.500 posti per i grandi eventi — e la dotazione di tecnologie di ultima generazione richieste dagli standard FIFA. La permanenza della squadra locale nell'impianto durante il cantiere resta però un nodo che complica la vita alle imprese interessate.

Il caso dello stadio non è isolato. Secondo l'associazione dei costruttori di Las Palmas, in tutto l'arcipelago sono andate deserte 322 licitazioni pubbliche, un fenomeno legato al rincaro dei materiali e alla carenza di manodopera specializzata: un promemoria di quanto, su un territorio insulare, i costi logistici possano gonfiare anche i progetti meglio pianificati. Con 234 milioni di euro, quello dello stadio diventa il maggiore progetto di opera pubblica realizzato sull'isola nell'ultimo decennio.

La partita, per Gran Canaria, non è soltanto tecnica o finanziaria. Il Mondiale 2030 rappresenta una vetrina mediatica di dimensioni difficili da replicare con qualunque altra campagna promozionale, ma esperienze come quelle di Rio de Janeiro nel 2014 o del Giappone nel 2002 ricordano che i grandi impianti sportivi possono trasformarsi, dopo l'evento, in strutture sottoutilizzate e costose da mantenere se non integrate in una strategia di lungo periodo. Al contrario, Barcellona con le Olimpiadi del 1992 o Londra con quelle del 2012 hanno dimostrato che una pianificazione attenta può trasformare l'eredità di un grande evento in un motore di sviluppo urbano duraturo. Se la nuova gara dovesse andare nuovamente deserta, avvertono osservatori locali, il calendario verso il 2030 rischierebbe seriamente di saltare — e con esso l'opportunità per l'isola di capitalizzare sull'impatto economico e turistico di un evento globale.