Il mare che manca: le Canarie provano a estendere le riserve della biosfera alle acque

Scritto il 11/08/2026
da Redazione

Le Canarie hanno diverse Riserve della Biosfera riconosciute dall'UNESCO. Eppure, fino ad oggi, quasi tutte si fermano sulla battigia. È da questa constatazione che nasce Amplía, il progetto scientifico che punta a estendere lo status di riserva anche alle acque che circondano Gran Canaria, Fuerteventura e Lanzarote — un pezzo di territorio insulare che, pur essendo la parte più estesa dell'arcipelago, è rimasto finora quasi del tutto fuori dagli strumenti di tutela ambientale più solidi.

L'obiettivo dichiarato è duplice: proteggere la biodiversità marina e frenare il deterioramento di ecosistemi già sotto pressione, e allo stesso tempo avanzare verso un modello di cogestione sostenibile che coinvolga pescatori, amministrazioni e comunità scientifica nella gestione quotidiana di questi spazi, anziché limitarsi a imporre divieti dall'alto.

Il progetto si inserisce in un momento di attenzione istituzionale crescente verso il tema. Il 22 luglio, a Santa Cruz de Tenerife, il consigliere regionale per l'Agricoltura, l'Allevamento, la Pesca e la Sovranità Alimentare, Narvay Quintero, e il ministro spagnolo dell'Agricoltura, Pesca e Alimentazione, Luis Planas, hanno chiuso insieme gli eventi commemorativi per gli anniversari delle Riserve Marine di Interesse Pesquero delle Canarie — un'occasione che ha permesso di fare il punto su benefici già misurabili: secondo quanto riportato dalle autorità, le riserve possono favorire il ricambio generazionale nel settore della pesca artigianale, creare nuove opportunità occupazionali e migliorare lo stato di conservazione della biodiversità marina, degli habitat e dei servizi ecosistemici che questi ambienti forniscono.

La sfida di Amplía, però, è più ampia della semplice estensione geografica di un'etichetta di tutela. Significa ripensare il confine stesso di cosa consideriamo "territorio" in un arcipelago dove il mare non è un margine, ma la parte più estesa e meno visibile del paesaggio quotidiano. Per un pescatore artigianale di Lanzarote o un biologo marino di Fuerteventura, la differenza tra una riserva che si ferma alla costa e una che protegge davvero le acque territoriali non è teorica: significa banchi di pesca più sani nel medio periodo, ma anche regole nuove da negoziare nel breve.

Non tutti i dettagli tecnici del progetto sono ancora pubblici, e la fase attuale resta quella di pianificazione scientifica più che di attuazione normativa. Ma la direzione — proteggere il mare canario con lo stesso rigore già riservato a laurisilve e vulcani — segna un cambio di prospettiva che difficilmente passerà inosservato tra chi, alle Canarie, vive del mare ogni giorno.