Fino a 25 euro per camminare sul Teide: la piccola tassa che nasconde un dibattito più grande

Scritto il 02/09/2026
da Redazione

Chi vuole percorrere il sentiero PNT-07, quello che sale verso Montaña Blanca e La Rambleta, o il PNT-10 dedicato a Telesforo Bravo, dal 19 gennaio 2026 deve fare i conti con una voce di spesa che fino a poco tempo fa non esisteva: fino a 25 euro se non si è residenti nelle Canarie, importi ridotti per chi vive nell'arcipelago ma non a Tenerife, accesso gratuito nei giorni feriali per i residenti dell'isola. I proventi, gestiti attraverso la piattaforma di prenotazione Tenerife ON, sono destinati interamente alla conservazione del Parco Nazionale del Teide.

È una misura circoscritta, pensata per due sentieri specifici tra i più frequentati del parco, non una tassa turistica generale sull'intero arcipelago. Ma arriva in un momento in cui il tema della sostenibilità del modello turistico canario è tutt'altro che chiuso. Il 17 maggio migliaia di persone hanno marciato per le strade di Gran Canaria sotto lo slogan "Canarias tiene un límite", chiedendo misure più incisive contro quella che residenti e associazioni definiscono ormai apertamente come saturazione turistica. Dietro le proteste ci sono numeri difficili da ignorare: nel 2025 le isole hanno accolto 18,4 milioni di visitatori, un flusso che secondo molti residenti continua a crescere più rapidamente della capacità delle infrastrutture locali di assorbirlo, con effetti diretti sui prezzi delle case e sulla vita quotidiana nei centri più turistici.

Nonostante questo, il presidente delle Canarie Fernando Clavijo ha ribadito che il Governo regionale non intende, almeno per ora, introdurre una tassa turistica generale applicabile a tutto l'arcipelago, lasciando aperta la porta a un'eventuale revisione in una legislatura futura. Nel frattempo le isole procedono per interventi mirati: oltre all'ecotassa del Teide, il Parco Rurale di Anaga a Tenerife ha introdotto già dal gennaio 2024 limiti giornalieri agli accessi e il divieto di pullman turistici in alcune zone, un modello di gestione della domanda che diversi osservatori indicano come possibile riferimento per altre aree sensibili dell'arcipelago.

La sensazione, parlando con chi segue da vicino il dibattito, è che le Canarie stiano cercando una via intermedia tra due pressioni opposte: da un lato un settore turistico che genera una parte sostanziale del prodotto interno lordo regionale e non può permettersi frenate brusche, dall'altro una popolazione locale sempre più esplicita nel chiedere limiti concreti. Non è un caso che le isole siano finite quest'anno anche nella lista "No List" stilata dalla rivista di viaggi Fodor's, pensata per segnalare destinazioni dove la pressione turistica sta diventando difficile da ignorare.

Se l'ecotassa del Teide basterà a placare gli animi o se si tratterà solo del primo di una serie di interventi più ampi è una domanda a cui, per ora, nessuno nell'amministrazione regionale sembra voler rispondere in modo definitivo.