Più della metà della popolazione canaria fa sport regolarmente ogni settimana, il 52%, un dato in linea con la media nazionale spagnola e cresciuto di sei punti percentuali nell'ultimo lustro. Sembra un dettaglio da rubrica salute e benessere, e invece è il punto di partenza di uno degli studi economici più interessanti pubblicati quest'estate sull'arcipelago: il rapporto sull'Impatto socioeconomico dell'industria dello sport in Canarie, elaborato dal Cluster dell'Industria dello Sport delle Canarie e ripreso da Canarias7 lo scorso 21 agosto.
I numeri, se messi in fila, sorprendono. Lo sport genera oggi il 4,45% del PIL canario, pari a 2.586 milioni di euro sui 58.100 milioni totali dell'arcipelago; se si considera anche l'impatto indiretto, la cifra sale a 5.742 milioni. Attorno a questa attività ruotano circa 2.600 imprese, l'1,4% del totale delle aziende registrate nelle isole, e il settore genera direttamente oltre 55.000 posti di lavoro, che diventano più di 66.000 se si aggiungono gli impieghi indotti in attività collegate come ristorazione, alloggio, trasporto e fisioterapia. Solo in tasse legate al settore, tra IGIC, previdenza sociale e IRPF, l'erario incassa quasi 1.700 milioni di euro l'anno.
È in questo contesto che a novembre torna ExpoDeca, la Fiera dell'Attività Fisica e dello Sport delle Canarie, che dal 12 al 15 novembre occuperà la Plaza de la Música di Las Palmas de Gran Canaria per la sua terza edizione, dopo quelle del 2024 nella stessa città e del 2025 a Santa Cruz de Tenerife. Promossa dal Governo canario attraverso la Consejería di Educazione, Formazione Professionale, Attività Fisica e Sport e organizzata dal Cabildo di Gran Canaria tramite Infecar, la fiera punta a riunire marchi, imprese, gestori pubblici ed esperti, con ingresso libero per il pubblico.
Il dettaglio che vale la pena notare è che ExpoDeca non nasce come vetrina isolata, ma come tappa di un ecosistema che nei mesi precedenti ha già portato le Canarie al Sports Summit di Madrid, ha ottenuto una delle quattro sedi confermate in Spagna per il primo circuito nazionale di hyatlon, e ha sostenuto eventi come il cinquantesimo anniversario del Rally Isole Canarie o il Gran Canaria Surf No Limit. Non è dunque un unico evento a spiegare i 5.700 milioni di impatto, ma un intero comparto, fatto di piccole palestre, federazioni sportive con oltre 211.000 tessere, autonomi e società di servizi, che negli anni si è consolidato senza fare troppo rumore.
Resta un margine di cautela necessario: cifre di questo tipo, prodotte da un cluster di settore, tendono naturalmente a mettere in luce il lato positivo di un'industria che ha tutto l'interesse a mostrarsi rilevante agli occhi delle istituzioni. Ma anche depurando il dato dall'enfasi promozionale, l'ordine di grandezza, un settore che pesa più del 4% del PIL e supera i 55.000 occupati diretti, colloca lo sport tra i comparti economici canari da tenere d'occhio quanto il più discusso turismo, con il vantaggio di generare occupazione distribuita su tutto l'arcipelago e non solo nelle zone a maggiore densità turistica.

