A Breña Baja, un piccolo comune di La Palma, funzionari del Cabildo e del municipio si sono seduti attorno a un tavolo con un rappresentante del governo regionale per chiarire, punto per punto, come applicare una legge che ha ridisegnato le regole del gioco per migliaia di proprietari. Non è un caso isolato: da mesi, la Consejería de Turismo y Empleo del Governo delle Canarie sta girando i comuni dell'arcipelago in quella che ha definito una "ronda informativa", per accompagnare le amministrazioni locali nell'applicazione della Ley 6/2025.
La norma, approvata dal Parlamento canario il 10 dicembre 2025 ed entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale delle Canarie, ha sostituito un modello basato sulla libera apertura di nuove case vacanza con uno di pianificazione urbanistica municipale. In pratica, un immobile può essere destinato all'affitto turistico solo se il comune lo consente esplicitamente nel proprio piano urbanistico, e la regola generale fissa un tetto del 90% di uso residenziale contro un massimo del 10% di uso turistico per municipio, soglia che sale al 20% nelle cosiddette isole verdi, El Hierro, La Gomera e La Palma, dove la pressione turistica è storicamente più bassa.
Tra le misure più discusse c'è la restrizione sugli immobili di nuova costruzione, che non potranno essere destinati all'affitto vacanziero prima che siano trascorsi dieci anni dalla loro edificazione, cinque nelle isole verdi e nei comuni a rischio spopolamento. Le abitazioni di protezione ufficiale restano escluse dall'uso turistico in modo permanente. Chi continua a operare come casa vacanza dopo la scadenza del titolo abilitante rischia sanzioni comprese tra 15.000 e 150.000 euro.
Il governo regionale ha smentito più volte che si tratti di una moratoria generalizzata, come sostenuto da alcune associazioni di proprietari, precisando che sarà la pianificazione locale a stabilire, comune per comune, le zone a crescita zero nelle aree già sature e gli indicatori di crescita ammessa altrove. Ma nella pratica, finché un municipio non ha completato il proprio adeguamento urbanistico, semplicemente non si concedono nuove licenze, un processo che la legge stessa prevede possa richiedere fino a cinque anni.
A nove mesi dall'entrata in vigore, secondo quanto riferito dal direttore generale di Ordenación, Formación y Promoción Turística, Miguel Ángel Rodríguez, durante l'incontro di aprile a Breña Baja, gli incontri con le amministrazioni locali hanno permesso di chiarire "praticamente la totalità" dei dubbi tecnici sollevati dai comuni, con alcune eccezioni relative proprio al regime speciale delle isole verdi. Nel frattempo, in Parlamento sono state presentate diverse proposte di modifica alla legge, alcune condivise da più gruppi, altre no, segno che il dibattito è tutt'altro che chiuso.
Per i proprietari di case vacanza, la sostanza è che il tempo delle aperture automatiche è finito. Per i comuni, la palla ora è nel loro campo: dalla velocità con cui completeranno i propri strumenti di pianificazione dipenderà quanto a lungo resterà bloccato, di fatto, l'ingresso di nuove case nel mercato turistico delle isole.

